Greta Thunberg con Svante Thunberg, Beata Ernman e Malena Ernman.
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LA NOSTRA CASA  IN FIAMME.
La nostra battaglia contro il cambiamento climatico.
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Titolo dell'opera originale: Scener ur hjrtat.
Traduzione di: Scene dal cuore: Silvia Canavero e Andrea Stringhetti.
Traduzione di: Sciopero per il clima: Teresa Albanese.
2019. Mondadori per Repubblica, Gruppo Editoriale GEDI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Presentazione.
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La nostra casa  in fiamme.
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Non voglio la vostra speranza. Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno. Voglio che agiate come fareste in un'emergenza. Come se la nostra casa fosse in fiamme. Perch lo . Greta Thunberg ha parlato chiaro ai grandi del mondo e ha iniziato cos la sua battaglia contro il cambiamento climatico, sostenendo che nessuno  troppo piccolo per fare la differenza. Lo sciopero scolastico per il clima di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al Parlamento svedese  diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutto il mondo centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #fridaysforfuture. Greta ha dato inizio a una rivoluzione che non pare destinata a fermarsi, una battaglia da combattere per un futuro sottratto alle nuove generazioni al ritmo furioso dei 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno.
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La nostra casa  in fiamme  la storia di Greta, dei suoi genitori e di sua sorella Beata, che come lei soffre di disturbi dello spettro autistico.  il racconto di come una famiglia svedese si sia trovata ad affrontare una crisi imminente, quella che ha travolto il nostro pianeta.  la presa di coscienza di come sia urgente agire ora, quando nove milioni di persone ogni anno muoiono a causa dell'inquinamento.  il grido d'aiuto di una ragazzina che ha convinto la propria famiglia a cambiare vita e ora sta cercando di convincere il mondo intero.
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L'ispiratrice.
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Greta Thunberg, svedese, ha sedici anni ed  un'attivista per il clima. Con il suo sciopero del venerd davanti al Parlamento svedese ha dato vita ad un movimento globale che si batte contro il cambiamento climatico, #fridaysforfuture. La nostra casa  in fiamme, scritto insieme alla mamma, cantante
lirica di successo, al pap e alla sorella,  il libro che racconta la sua storia.
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SCIOPERO PER IL CLIMA.
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Questo testo  composto dalle incisive parole di Greta Thunberg, pronunciate alla Marcia per il clima di Stoccolma (8 settembre 2018); a Helsinki (20 ottobre 2018); in Parliament Square a Londra per la Dclaration of rbellion XR (31 ottobre 2018); al TedX (24 novembre 2018); all'incontro del YOUNGO alla COP24 di Katowice con il segretario generale dell'ONU (3 dicembre 2018); a Davos (25 gennaio 2019); e anche postate su Facebook (2 febbraio 2019).
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Mi chiamo Greta Thunberg. Sono un'attivista svedese per il clima.

Quando avevo pi o meno otto anni, ho sentito parlare
per la prima volta di una cosa chiamata cambiamento
climatico, o riscaldamento globale. A quanto pareva, era
una cosa che gli esseri umani avevano prodotto con il loro
modo di vivere. Ci veniva detto di spegnere le luci per risparmiare
energia, di riciclare la carta per salvaguardare
le risorse.

Ricordo di aver pensato che era molto strano che gli esseri
umani, che sono una specie animale tra le altre,
fossero in grado di cambiare il clima terrestre. Perch se era
cos, se stava succedendo davvero, non si sarebbe dovuto
parlare d'altro. Alla televisione avrebbero dovuto parlare
solo di quello. Alla radio, sui quotidiani, sulle prime pagine
dei giornali. Praticamente non si sarebbe dovuto leggere
n sentire altro. Come se ci fosse una guerra mondiale.
E invece non ne parlava nessuno.

* Dal discorso a Parliament Square, Londra, 31 ottobre 2018.

Se bruciare combustibili fossili era tanto dannoso da minacciare
la nostra stessa esistenza, com'era possibile che
continuassimo a farlo? Perch non c'erano restrizioni? Perch
non lo rendevano illegale?
Per me non aveva senso. Era troppo assurdo.

* E cos, a undici anni, mi sono ammalata. Sono caduta
in depressione. Ho smesso di parlare. E ho smesso di mangiare.
Nel giro di due mesi ho perso una decina di chili.

In sguito mi hanno diagnosticato la sindrome di Asperger,
il disturbo ossessivo-compulsivo e il mutismo selettivo. In
pratica significa che parlo solo quando mi sembra necessario.
Per esempio, adesso.
Per quelli che, come me, ricadono nello spettro autistico,
le cose sono sempre bianche o nere. Non siamo molto bravi
a mentire e di solito non ci interessa molto partecipare al
gioco sociale che sembra appassionare tanto il resto di voi.
Penso che, da molti punti di vista, noi autistici siamo
quelli normali, e che quelli strani siete voi.
Soprattutto quando si tratta della crisi di sostenibilit, in
cui tutti continuano a ripetere che il cambiamento climatico
 una minaccia esistenziale ed il problema pi importante per
chiunque. Eppure vanno avanti come hanno sempre fatto.
Io questo non lo capisco. Se le emissioni devono essere
fermate, dobbiamo fermarle. Per me questo  bianco o
nero. Non ci sono zone grigie quando si parla di sopravvivenza.
O continuiamo a esistere come civilt, oppure no.
Dobbiamo cambiare.
Le nazioni ricche, come la Svezia, devono cominciare a
ridurre le emissioni di almeno il 15 per cento ogni anno.

* Discorso per TedX, 24 novembre 2018.

Solo cos possiamo mantenere l'obiettivo di restare sotto
i 2 gradi di aumento delle temperature. Come ha dimostrato
di recente l'IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento
climatico), mirare invece a 1,5 gradi ridurrebbe
significativamente l'impatto climatico, ma possiamo solo
immaginare cosa questo comporterebbe in termini di riduzione
delle emissioni. Uno pensa che i nostri governanti e
i media non dovrebbero parlare d'altro, e invece neanche
un accenno. Cos come nessuno accenna mai ai gas serra
gi intrappolati nell'ecosistema, o al fatto che l'inquinamento
dell'aria maschera il riscaldamento, per cui quando
smetteremo di bruciare combustibili fossili si produrr
un livello supplementare di riscaldamento, pari forse a
0,5-1,1 gradi Celsius.
E quasi nessuno parla del fatto che siamo nel bel mezzo
della sesta estinzione di massa, e ogni singolo giorno si
estinguono fino a 200 specie viventi. E che il tasso di estinzione
naturale  oggi tra mille e diecimila volte pi alto di
quello che viene considerato normale.
Come se non bastasse, nessuno parla mai del principio
di equit, o della giustizia climatica, chiaramente affermato
in molti punti dell'Accordo di Parigi, che  assolutamente
indispensabile per far funzionare l'accordo su una scala
globale. Questo significa che i paesi ricchi devono scendere
a zero emissioni nel giro di sei-dodici anni partendo dalle
emissioni attuali, in modo che i cittadini dei paesi pi
poveri possano innalzare il loro standard di vita dotandosi
di una parte delle infrastrutture che noi abbiamo gi costruito.
Per esempio, strade, ospedali, reti elettriche, scuole
ed acqua potabile. Come possiamo aspettarci che nazioni
come l'India o la Nigeria si interessino al problema del
clima se noi, che abbiamo gi tutto, non pensiamo nemmeno
per un secondo a questo n agli impegni presi con
l'Accordo di Parigi?
Insomma, perch non stiamo riducendo le nostre emissioni?
Perch, anzi, queste continuano ad aumentare? Stiamo
provocando un'estinzione di massa consapevolmente?
Siamo cattivi?
No, certo che no. Le persone continuano a fare quello che
fanno perch la stragrande maggioranza non ha idea delle
conseguenze del suo modo di vivere. E non capisce quanto
debba essere rapido il cambiamento.
Tutti pensiamo di sapere e tutti pensiamo che tutti gli altri
sappiano. Invece, non  cos. Come potrebbe essere cos?
Se davvero ci fosse una crisi, e questa crisi fosse causata
dalle nostre emissioni, se non altro ne vedremmo qualche
segno. Non solo citt allagate, decine di migliaia di morti e
intere nazioni ridotte a cumuli di rovine. Vedremmo prendere
qualche provvedimento.
E invece no. Non ne parla praticamente nessuno. Non ci
sono riunioni di emergenza, servizi in TV, edizioni straordinarie.
Nessuno si comporta come se ci fosse una crisi.
Persino la maggior parte degli scienziati del clima e dei
politici ambientalisti continua a prendere aerei, a mangiare
carne e latticini.
Se arriver a cento anni, nell'anno 2103 sar ancora viva.
Quando pensate al futuro, oggi, non andate oltre il 2050.
In quella data, se arriver a cento anni, non sar neanche a
met della mia vita. Ma cosa succeder dopo?
Nel 2078 festegger il mio settantacinquesimo compleanno.
Se avr figli o nipoti, forse passeranno quella giornata
con me.
Forse mi chiederanno di voi, degli adulti del 2018.
Magari chiederanno perch non avete fatto niente quando
eravate ancora in tempo.
Quello che facciamo o non facciamo in questo momento
condizioner tutta la mia vita, e le vite dei miei figli e
dei miei nipoti.
E quello che facciamo o non facciamo adesso, io e la mia
generazione non potremo correggerlo in futuro.
e' per questo che, ad agosto, quando  iniziata la scuola,
ho deciso che ne avevo abbastanza. Mi sono seduta sul
marciapiede davanti al Parlamento svedese. Ho scioperato
per il clima.
Qualcuno dice che invece dovrei andare a scuola. Qualcuno
dice che dovrei studiare per diventare una climatologa,
cos potr risolvere la crisi climatica. Ma la crisi climatica
 gi stata risolta. Conosciamo gi tutti i dati e abbiamo
tutte le soluzioni. L'unica cosa che ci resta da fare  svegliarci
e cambiare.
E perch dovrei studiare per un futuro che presto potrebbe
non esserci nemmeno, quando nessuno fa niente per
salvarlo, quel futuro? E a cosa serve imparare nozioni nel
sistema scolastico quando i fatti elencati dalla scienza promossa
da questo stesso sistema vengono ignorati dai nostri
politici e dalla nostra societ?
Molti dicono che la Svezia  solo un piccolo paese, e che
quello che facciamo non  importante. Ma io penso che se
pochi ragazzini riescono ad arrivare sulle prime pagine dei
giornali di tutto il mondo solo non andando a scuola per
qualche settimana, immaginate che cosa potremmo fare tutti
insieme se lo volessimo.
A questo punto le persone di solito cominciano a parlare
di speranza. Pannelli solari, energia eolica, economia circolare
e via dicendo.
Ma io non ho intenzione di farlo. Per trent'anni abbiamo
fatto discorsi di incoraggiamento e venduto pensieri positivi.
Mi dispiace, ma non ha funzionato. Perch se avesse
funzionato, le emissioni a questo punto si sarebbero ridotte.
E invece no.
e' vero, abbiamo bisogno di speranza, certamente. Ma
pi ancora della speranza ci serve l'azione. Quando inizieremo
ad agire, la speranza sar dappertutto. Invece di affidarci
alla speranza, cerchiamo l'azione. Allora, e solo allora,
la speranza arriver.
Oggi consumiamo 100 milioni di barili di petrolio al giorno.
Non ci sono politiche che si sforzino di cambiare questa
cosa. Non ci sono regole che impongano di lasciare il
petrolio sottoterra.
Dunque non possiamo salvare il mondo agendo in base
alle regole. Perch le regole devono cambiare.
Tutto deve cambiare. A cominciare da oggi.

* L'estate scorsa, il climatologo Johan Rockstrm e alcuni
altri scienziati hanno scritto che abbiamo tre anni al massimo
per invertire la crescita delle emissioni dei gas serra,
se vogliamo raggiungere gli obiettivi fissati dall'Accordo
di Parigi.
Ormai  passato pi di un anno e due mesi, nel frattempo
molti altri scienziati hanno confermato quelle dichiarazioni,
e molti indicatori sono peggiorati, ma le emissioni di
gas serra continuano a crescere. Forse, allora, abbiamo ancora
meno tempo dell'anno e dieci mesi che ci resterebbero
secondo Johan Rockstrm.

Se le persone lo sapessero, non sentirebbero il bisogno
di chiedermi perch sono cos fissata con il cambiamento
climatico.
Se le persone sapessero che secondo gli scienziati abbiamo
il 5 per cento delle possibilit di raggiungere gli obiettivi
di Parigi, se sapessero quale scenario da incubo ci troveremo
davanti se non manteniamo l'aumento delle temperature
sotto i 2 gradi, non sentirebbero il bisogno di chiedermi
perch faccio sciopero e mi siedo davanti al Parlamento.
Se tutti sapessero fino a che punto la situazione  grave e
quanto poco viene fatto concretamente, verrebbero tutti a
sedersi con noi.

* Dal discorso alla Marcia per il clima, Stoccolma, 8 settembre 2018.

In Svezia viviamo le nostre vite come se avessimo le risorse
di 4,2 pianeti. La nostra impronta di carbonio  tra
le dieci peggiori al mondo. Ci significa che la Svezia ogni
anno ruba 3,2 anni di risorse naturali alle generazioni future.
Quelli di noi che fanno parte di queste generazioni future
vorrebbero tanto che la Svezia la smettesse.
Subito.
Questo non  un discorso politico. Il nostro sciopero dalla
scuola non ha niente a che fare con la politica di un partito.
Al clima e alla biosfera non importa niente della politica
e delle nostre parole vuote, neanche per un secondo.
A loro importa solo cosa facciamo nella pratica.
Questo  un grido d'aiuto.
Rivolto a tutti i quotidiani che ancora non scrivono
e non raccontano del cambiamento climatico anche se
l'estate scorsa, quando in Svezia sono bruciati i boschi,
hanno affermato che il clima  il problema cruciale della
nostra epoca.
A tutti voi che non avete mai trattato questa crisi come
una crisi.
A tutti gli influencer che sostengono qualsiasi causa a
parte quella del clima e dell'ambiente.
A tutti i partiti politici che fingono di prendere sul serio
la questione del clima.
A tutti i politici che ci ridicolizzano sui social media, e mi
hanno insultata e additata in modo che le persone mi dicessero
che sono una ritardata, un'esibizionista e una terrorista,
e molte altre cose ancora.
A tutti voi che ogni giorno scegliete di guardare da un'altra
parte, perch sembrate pi spaventati dai cambiamenti
che potrebbero prevenire una catastrofe climatica che dalla
catastrofe climatica stessa.
Forse il vostro silenzio  la cosa peggiore di tutte.
Il futuro di tutte le generazioni che verranno dipende
da voi.
Quelli di noi che sono ancora ragazzi non potranno cambiare
ci che voi fate adesso, una volta che saranno abbastanza
grandi da poter fare qualcosa.
Ogni singolo individuo conta.
Proprio come ogni singola emissione conta.
Ogni singolo chilo.
Tutto conta.
Dunque, per favore, trattate la crisi climatica come la grave
crisi che  e dateci un futuro.
Le nostre vite sono nelle vostre mani.

* La nostra casa  in fiamme.

Sono qui per dire che la nostra casa  in fiamme.
Secondo l'IPCC, mancano meno di dodici anni al momento
in cui non avremo pi la possibilit di rimediare ai
nostri sbagli.
In questo intervallo di tempo, dovranno avvenire cambiamenti
senza precedenti in tutti gli aspetti della societ,
compresa una riduzione di almeno il 50 per cento delle
emissioni di CO2.
E vi prego di tener presente che queste cifre non considerano
il principio di equit, che  assolutamente indispensabile
per far funzionare l'Accordo di Parigi su scala globale.
E non considerano nemmeno i punti di non ritorno o i
circoli viziosi come il massiccio rilascio di gas metano dal
permafrost artico che si sta sciogliendo.
In luoghi come Davos, le persone amano raccontare storie
di successo. Ma il loro successo finanziario ha avuto un
costo insostenibile. E in tema di cambiamento climatico,
dobbiamo riconoscere di avere fallito.

* Dal discorso a Davos, 25 gennaio 2019.

Tutti i movimenti politici nella loro forma attuale hanno
fallito.
E i media hanno fallito nel creare una coscienza pubblica
diffusa.
Ma l'Homo sapiens non ha ancora fallito. O meglio, stiamo
fallendo ma c' ancora tempo per capovolgere la situazione.
Possiamo ancora correre ai ripari. Abbiamo ancora
tutto nelle nostre mani.
Ma se non riconosciamo i fallimenti complessivi del nostro
sistema attuale, probabilmente non avremo nessuna
possibilit di farcela.
Ci troviamo di fronte a un disastro che causer sofferenze
indicibili a un numero enorme di persone. E adesso non
c' tempo per avere tatto o riflettere su quello che possiamo
o non possiamo dire. C' tempo solo per dire le cose
come stanno.
Risolvere la crisi climatica  la sfida pi grande e complessa
che l'Homo sapiens abbia mai dovuto affrontare. La
soluzione principale, tuttavia,  cos semplice che persino
un bambino  in grado di capirla. Dobbiamo bloccare le
emissioni di gas serra.
O lo facciamo, o non lo facciamo.
Voi dite che nella vita non c' solo il bianco e il nero.
Ma  una bugia. Una bugia molto pericolosa.
O evitiamo un aumento della temperatura di 1,5 gradi,
oppure no.
O evitiamo di innescare una reazione a catena irreversibile
che sfuggir a qualsiasi controllo umano, oppure no.
O scegliamo di voler esistere ancora come civilt,
oppure no.
E questo  bianco o nero.
Non ci sono zone grigie quando si parla di sopravvivenza.
Dobbiamo compiere una scelta.
Possiamo avviare un'azione trasformatrice che salvaguardi
le condizioni di vita delle generazioni future.
Oppure possiamo continuare a fare quello che abbiamo
sempre fatto, e fallire.
La decisione spetta a voi, a me.
Alcuni dicono che non dovremmo impegnarci nell'attivismo.
Che dovremmo lasciar fare ai politici e piuttosto votare
per un cambiamento. Ma come facciamo se la volont
politica non c'? Cosa facciamo se delle politiche che servono
non c' traccia?
Qui a Davos - come in qualsiasi altro posto - non si fa
che parlare di soldi. Sembra che i soldi e la crescita siano il
nostro unico pensiero.
E poich la crisi climatica  una crisi che non  mai stata
trattata come tale, le persone semplicemente non si rendono
conto fino in fondo delle conseguenze del loro modo
di vivere. Non sono consapevoli del fatto che esiste una
cosa chiamata budget di carbonio e di quanto sia ridotta
a questo punto la quota che ci resta. Questo deve cambiare
da subito.
Nessun'altra sfida attuale pu essere importante quanto
diffondere la consapevolezza e la comprensione pubblica
della rapidit con cui si sta esaurendo il budget di carbonio,
che dovrebbe e deve diventare la nostra nuova valuta
globale e il cuore stesso dell'economia presente e futura.
Ci troviamo a un punto della storia in cui chiunque abbia
una qualsiasi consapevolezza della crisi climatica che
minaccia la nostra civilt e l'intera biosfera deve parlare.
In un linguaggio chiaro.
Non importa quanto sconveniente e poco redditizio possa
risultare.
Dobbiamo cambiare ogni aspetto delle nostre societ
attuali.
Pi pesante  la vostra impronta di carbonio, pi pesante
 il vostro dovere morale.
Pi grande il vostro uditorio, pi grande la vostra
responsabilit.
Gli adulti continuano a dire: Dobbiamo dare speranza
ai giovani.
Ma io non voglio la vostra speranza.
Non voglio che siate ottimisti.
Voglio che siate in preda al panico.
Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno.
E poi voglio che agiate.
Voglio che agiate come fareste in un'emergenza.
Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme.
Perch lo .

* Ogni venerd andremo a sederci davanti al Parlamento
svedese, finch la Svezia non rispetter l'Accordo di Parigi.

Vi invitiamo tutti a fare lo stesso, ovunque siate: andate a
sedervi davanti al vostro Parlamento od all'edificio dell'amministrazione
locale finch la vostra nazione non si metter
sulla buona strada per mantenere l'aumento delle temperature
sotto l'obiettivo dei 2 gradi.
Se includiamo tutte le emissioni attuali della Svezia e
della Finlandia - compresi i voli aerei, la navigazione e le
merci di importazione - e se teniamo conto del principio
di equit rispetto ai paesi pi poveri, chiaramente stabilito
dall'Accordo di Parigi e dal Protocollo di Kyoto, le nazioni
ricche come la Svezia o la Finlandia devono cominciare
a ridurre le emissioni di almeno il 15 per cento l'anno,
secondo l'Universit di Uppsala.
Cos facendo daremo ai paesi in via di sviluppo la possibilit
di migliorare il loro standard di vita costruendo
una parte delle infrastrutture che noi abbiamo gi costruito,
come strade, scuole, ospedali, acqua potabile, elettricit
ecc.

* Dal discorso a Helsinki, 20 ottobre 2018.

Qualcuno dice che faremmo meglio ad andare a scuola.
Qualcuno dice che dovremmo studiare per diventare climatologi
e risolvere la crisi climatica. Solo che la crisi climatica
 gi stata risolta. Abbiamo gi tutti i dati e le soluzioni.
Non ci resta che svegliarci e cambiare.
E perch dovremmo studiare per un futuro che forse non
ci sar nemmeno, se nessuno muove un dito per salvarlo?
E a cosa serve imparare nozioni nel sistema scolastico
quando i fatti elencati dalla scienza promossa da questo
stesso sistema scolastico vengono ignorati dai nostri politici
e dalla nostra societ?
Oggi consumiamo 100 milioni di barili di petrolio al giorno.
Non ci sono politiche che cerchino di cambiare questa
cosa. Non ci sono regole che impongano di lasciare il petrolio
sottoterra.
Dunque non possiamo salvare il mondo agendo in base
alle regole. Perch le regole devono cambiare.
Tutto deve cambiare.
E bisogna iniziare oggi.
Non dovete andare da nessuna parte per protestare contro
l'emergenza climatica. Perch la crisi climatica  dappertutto.
Potete mettervi in piedi o sedervi davanti a un edificio
governativo in qualsiasi parte del mondo, e farete la
vostra parte. Potete mettervi davanti a una societ petrolifera
o energetica. A qualsiasi negozio di alimentari, qualsiasi
quotidiano, aeroporto, stazione di servizio, produttore
di carne o stazione televisiva del mondo.
Nessuno fa neanche lontanamente abbastanza.
Tutto e tutti devono cambiare.
Il mese scorso il segretario generale delle Nazioni Unite
ha detto che abbiamo fino al 2020 per cambiare rotta e far
scendere le curve delle emissioni per rispettare i parametri
dell'Accordo di Parigi, altrimenti il mondo dovr affrontare
una minaccia esistenziale molto concreta.

* Per venticinque anni, innumerevoli persone hanno manifestato
davanti alle conferenze delle Nazioni Unite sul
clima, chiedendo ai leader delle nostre nazioni di bloccare
le emissioni. A quanto pare non ha funzionato, perch le
emissioni continuano ad aumentare.

Quindi, io ai politici non chieder niente.
Piuttosto chieder ai media di cominciare a trattare la
crisi come una crisi.
Piuttosto chieder alle persone di tutto il mondo di rendersi
conto che i nostri governanti ci hanno tradito.
Perch ci troviamo di fronte a una minaccia esistenziale
e non abbiamo tempo per continuare a percorrere questa
strada folle.
I paesi ricchi come la Svezia devono cominciare a ridurre
le emissioni di almeno il 15 per cento l'anno se vogliono
contenere l'aumento delle temperature sotto l'obiettivo dei
2 gradi. Uno pensa che i media e tutti i nostri politici non
dovrebbero parlare d'altro... e invece neanche una parola.
N qualcuno parla mai del fatto che siamo nel mezzo della
sesta estinzione di massa, e ogni singolo giorno si estinguono
fino a 200 specie.
E come se non bastasse, nessuno parla mai del principio
di equit chiaramente affermato in ogni punto dell'Accordo
di Parigi, principio che  assolutamente indispensabile per
far funzionare l'accordo a livello globale.

* Dal discorso al segretario generale dell'ONU, Katowice, 3 dicembre 2018.

Secondo questo principio, i paesi ricchi come il mio devono
scendere a zero emissioni - nel giro di sei-dodici anni
con la velocit di emissione attuale - in modo che i cittadini
dei paesi pi poveri possano innalzare il loro standard
di vita costruendo una parte delle infrastrutture che noi abbiamo
gi costruito: strade, ospedali, reti elettriche, scuole
ed acquedotti. Come possiamo aspettarci, infatti, che nazioni
come l'India, la Colombia o la Nigeria si interessino al
problema del clima se noi, che abbiamo gi tutto, non pensiamo
nemmeno per un secondo agli impegni che abbiamo
preso con l'Accordo di Parigi?

* Negli ultimi tempi ho sentito circolare molte voci su
di me, e molta ostilit. Questo non mi sorprende. So che la
maggioranza delle persone non  consapevole fino in fondo
del significato della crisi climatica (cosa comprensibile, visto
che non  mai stata trattata come una crisi), quindi uno
sciopero per il clima alla gente sembra molto strano. Perci
vorrei chiarire alcune cose a proposito della mia iniziativa.

Nel maggio 2018 sono stata una delle vincitrici a una
gara di scrittura sul tema dell'ambiente organizzata dallo
Svenska Dagbladet, un quotidiano svedese. Il mio articolo
 stato pubblicato e alcune persone mi hanno contattato,
tra cui Bo Thorn di Fossil Free Dalsland. Lui aveva
riunito un gruppo di persone, soprattutto giovani, che volevano
fare qualcosa per la crisi climatica.
Ho avuto qualche contatto telefonico con altri attivisti.
L'obiettivo era tirare fuori delle idee per nuovi progetti che
attirassero l'attenzione sulla crisi climatica. Bo aveva qualche
proposta sulle possibili iniziative, dalle marce a un'idea
abbastanza vaga per una specie di sciopero scolastico
(i ragazzi delle scuole avrebbero potuto svolgere attivit di
qualche genere nel cortile o nelle aule). L'idea era ispirata
agli studenti di Parkland, che si erano rifiutati di entrare in
classe dopo la sparatoria nella loro scuola.

* Da un post su Facebook, 2 febbraio 2019.

L'idea di uno sciopero scolastico mi piaceva. Cos l'ho sviluppata
e ho cercato di convincere altri giovani a unirsi a
me, ma nessuno era interessato. Pensavano che una versione
svedese della marcia Zero Hour avrebbe avuto un impatto
maggiore. Cos ho continuato a programmare lo sciopero
scolastico da sola e poi ho smesso di partecipare agli incontri.
Quando ho parlato ai miei genitori delle mie intenzioni,
non sono stati molto contenti. Non appoggiavano l'idea
di uno sciopero e dicevano che se volevo farlo avrei
dovuto organizzarmi per conto mio, senza alcun sostegno
da parte loro.
Il 20 agosto sono andata a sedermi davanti al Parlamento
svedese. Ho distribuito volantini con una lunga lista di dati
sulla crisi climatica e spiegazioni del motivo per cui stavo
scioperando. E poi ho postato la mia protesta su Twitter e
Instagram, cosa che presto l'ha fatta diventare virale. A quel
punto hanno iniziato a venire i giornalisti e i quotidiani. Un
imprenditore ed uomo d'affari svedese attivo nel movimento
per il clima, Ingmar Rentzhog,  stato tra i primi ad arrivare.
Ha parlato con me ed ha scattato delle foto che ha postato
su Facebook.  stata la prima volta che ho parlato con
lui. Non lo avevo mai incontrato prima.
Molti amano diffondere voci secondo cui ci sarebbero
delle persone dietro di me o che sarei pagata o sfruttata
per quello che sto facendo. Ma dietro di me non c'
nessuno a parte me stessa. I miei genitori erano la cosa pi
lontana dall'essere attivisti per il clima, prima che li
sensibilizzassi io.
Non faccio parte di nessuna organizzazione. Mi  capitato
di sostenere e collaborare con diverse ONG che lavorano
per il clima e l'ambiente. Ma sono in tutto e per tutto
indipendente e rappresento solo me stessa. E faccio quello
che faccio gratis, non ho ricevuto soldi n promesse di pagamenti
futuri in qualsiasi forma. E questo vale anche per
le persone legate a me o i miei familiari.
Naturalmente le cose rimarranno cos. Non ho mai incontrato
un solo attivista per il clima che combatta per soldi.
 un'idea completamente illogica.
Inoltre viaggio solo con il permesso della mia scuola e
sono i miei genitori a pagarmi i biglietti e l'alloggio.
E s, i discorsi me li scrivo da sola. Ma sapendo che quello
che dico arriver a tante, tante persone, spesso chiedo dei
consigli. A volte chiedo anche un aiuto ad alcuni scienziati
per esprimere certi concetti complicati. Voglio che sia tutto
perfettamente corretto per non diffondere dati sbagliati, o
affermazioni che potrebbero essere fraintese.
C' chi mi prende in giro per la diagnosi che mi  stata
fatta. Ma la sindrome di Asperger non  una malattia,  un
dono. C' chi dice che, avendo l'Asperger, non avrei mai potuto
mettermi in questa posizione. Ma  esattamente questo
il motivo per cui l'ho fatto. Perch se fossi stata normale
e socievole mi sarei iscritta ad un'associazione, o ne avrei
fondata una. Ma non essendo molto brava a socializzare,
ho fatto quello che ho fatto. Ero esasperata perch nessuno
muoveva un dito per la crisi climatica e sentivo di dover
fare qualcosa, qualsiasi cosa. E a volte NON fare qualcosa
- per esempio, stare semplicemente seduta davanti al
Parlamento -  pi efficace di fare qualcosa. Proprio come
un sussurro a volte risuona pi di un grido.
C' anche chi si lamenta perch parlo e scrivo come
un'adulta. A questo posso solo rispondere: Non pensavate
che una sedicenne potesse parlare per s?. C' chi dice
che i miei discorsi sono troppo semplicistici. Per esempio,
quando dico la crisi climatica  una questione di bianco
o nero, dobbiamo fermare le emissioni di gas serra e
voglio che vi facciate prendere dal panico. Ma io lo dico
solo perch  vero. Certo, la crisi climatica  il problema pi
complesso che ci siamo mai trovati ad affrontare e dovremo
fare il possibile per fermarla. Ma la soluzione  davvero
una questione di bianco o nero; bisogna interrompere
le emissioni di gas serra.
Perch il fatto  questo: o limitiamo l'aumento delle temperature
a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, oppure
non lo facciamo. O raggiungiamo un punto di non ritorno
in cui si innescher una reazione a catena con eventi che
sfuggiranno a ogni controllo umano, oppure no. O continuiamo
a esistere come civilt, oppure no. Non ci sono zone
grigie quando si parla di sopravvivenza.
E quando dico che voglio che vi facciate prendere dal panico,
intendo che dobbiamo trattare la crisi come una crisi.
Quando la vostra casa  in fiamme, non vi sedete a parlare
di come potrete ricostruirla per bene quando avrete domato
l'incendio. Se la vostra casa  in fiamme, correte fuori
e vi assicurate che siano tutti in salvo mentre chiamate i
vigili del fuoco. Per farlo ci vuole un certo grado di panico.
C' un'altra obiezione al cui riguardo non posso fare
niente. E sarebbe il fatto che sono solo una ragazzina e noi
non possiamo certo ascoltare i ragazzini. Eppure,  facile
rimediare: basta che ascoltiate i fatti incontestabili della
scienza. Se tutti avessero ascoltato gli scienziati e i fatti
a cui accenno sempre, nessuno dovrebbe ascoltare me o
uno delle altre centinaia di migliaia di studenti in sciopero
per il clima in tutto il mondo. A quel punto potremmo tornarcene
tutti a scuola. Io sono solo una messaggera, eppure
sono il bersaglio di tutto questo odio. Non sto dicendo
niente di nuovo, sto solo dicendo quello che gli scienziati
ripetono da decenni. E sono d'accordo con voi, sono troppo
giovane per farlo.
Non dovremmo essere noi ragazzi a far questo. Ma visto
che quasi nessuno sta facendo niente, e il nostro stesso futuro
 in pericolo, pensiamo di dover continuare.
E se avete qualche dubbio o perplessit su di me, potete
ascoltare il mio discorso per Ted, in cui parlo di come 
nato il mio interesse per il clima.
E grazie a tutti per il vostro generoso sostegno! Mi d
una grande speranza.
...
SCENE DAL CUORE.

Parte prima.

Dietro il sipario.

Perch il giorno soffre.
Il sole morir alle sette.
Dite, esperti del buio,
chi ci illuminer adesso?
Chi accender una luce dell'Occidente,
chi sogner un sogno dell'Est?
Venga qualcuno con una lanterna!
Magari tu.

WERNER ASPENSTRM.

Questa potrebbe essere la mia storia. Quasi un'autobiografia,
se avessi voluto scriverne una.
Ma non mi interessano le autobiografie.
Le cose importanti per me sono altre.
Questa storia l'abbiamo scritta Svante e io insieme alle nostre
figlie, e parla della crisi che ha colpito la nostra famiglia.
Parla di Greta e Beata.
Ma prima di tutto racconta la crisi che ci circonda e che
riguarda tutti noi, quella a cui siamo arrivati a causa del nostro
modo di vivere: oltre la sostenibilit, lontani dalla natura
a cui noi tutti apparteniamo. Alcuni lo chiamano consumismo
sfrenato, altri crisi climatica.
La maggior parte delle persone sembra pensare che questa
crisi avvenga lontano da qui e che non ci riguarder se
non tra moltissimo tempo.
Ma non  cos.
Perch la crisi  gi arrivata e c' sempre, ovunque, sotto
molte forme diverse. Quando facciamo colazione, nei corridoi
delle scuole, per strada, nelle case. Negli alberi fuori
dalla finestra, nel vento che ti spettina i capelli.
Dopo aver esitato a lungo, Svante, io e le ragazze abbiamo
deciso di raccontare alcune cose di cui forse non avremmo
dovuto parlare ancora per un po'.
Fino a quando non avremmo avuto un maggior distacco.
Non tanto per noi, ma per voi.
Sarebbe stato tutto pi sereno, pi rilassato.
Ma non c' tempo. Se abbiamo qualche possibilit,
dobbiamo iniziare fin d'ora a rendere questa crisi pi visibile.
Alcuni giorni prima che questo libro uscisse, nell'agosto
2018, nostra figlia Greta Thunberg ha saltato la scuola e ha
iniziato a scioperare davanti al Parlamento svedese per la
questione climatica. Lo sciopero continua ancora oggi, sia a
Mynttorget, a Gamia, sia nel centro di Stoccolma e in molti
altri posti del mondo.
Da allora sono cambiate molte cose, sia per lei sia per
noi come famiglia.
Certi giorni sembra quasi di vivere in un romanzo.
Ma di questo scriveremo nel prossimo libro.
La storia che state per leggere parla del percorso che ha
portato Greta a scioperare il 20 agosto 2018.

Molena Ernman.
novembre 2018.

P.S. Prima che questo libro uscisse abbiamo dichiarato che
gli eventuali guadagni sarebbero andati a Greenpeace, al
WWF e alle seguenti associazioni svedesi che si occupano di
animali, dell'ambiente e dei bambini malati: Lara med Djur,
Fltbiologerna, Kung over Livet, Naturskyddsfreningen,
Barn i behov e Djurens Rtt.

E cos faremo.
Perch l'hanno deciso Greta e Beata.

SCENA 1.

L'ultima sera all'Opera.

 ora di andare in scena.
L'orchestra aggiusta l'accordatura degli strumenti e in
sala si abbassano le luci. Sono accanto al direttore dell'orchestra
Jean-Christophe Spinosi, stiamo per salire sul palco
e metterci in posizione.
Stasera sono tutti felici. Questa  l'ultima replica e domani
si torna a casa, fino al prossimo ingaggio. A casa in
Francia, Italia e Spagna. A casa a Oslo e Copenaghen. E poi
a Berlino, Londra, New York.
Ho vissuto gli ultimi spettacoli un po' come in trance.
Chiunque abbia lavorato su un palcoscenico sa cosa intendo.
A volte si crea una specie di elettricit; un'energia
crescente, un'interazione tra il palco e il pubblico che innesca
una reazione a catena e che si protrae di spettacolo in
spettacolo, di serata in serata.  come una magia, la magia
dell'opera e del teatro.
Siamo all'ultima replica del Serse di Hndel al museo
Artipelag, nell'arcipelago di Stoccolma.  il 2 novembre
2014 e stasera mi esibir per l'ultima volta in un'opera in
Svezia. Ma nessuno lo sa.
 l'ultima volta in assoluto che canter in un'opera.
L'atmosfera  carica di elettricit e dietro le quinte sembrano
tutti camminare a qualche centimetro dal pavimento
quasi nuovo dell'Artipelag.
Stasera lo spettacolo verr anche registrato, ci sono otto
telecamere ed un'intera troupe per le riprese.
Da dietro le quinte si sente il rumore di novecento persone
in assoluto silenzio. Ci sono anche il re e la regina. Ci
sono tutti.
Cammino avanti e indietro. Provo a respirare, ma non ci
riesco. Sbando di continuo a sinistra e sudo, le mani mi si intorpidiscono.
Le ultime sette settimane sono state un lungo
incubo senza fine, senza un attimo di tregua. Non riesco a
trovare pace, da nessuna parte. Sto male, ma  qualcosa che
va ben oltre il malessere. Come un attacco di panico infinito.
Come se fossi andata a sbattere contro una parete di vetro
e in qualche modo fossi rimasta bloccata prima di cadere a
terra. Sto aspettando il tonfo. Sto aspettando il dolore. Sto
aspettando il sangue, le ossa rotte e la sirena dell'ambulanza.
Invece non succede nulla. Non vedo altro che me stessa,
sospesa in aria davanti a quella dannata parete di vetro
che sta l, senza la minima incrinatura.
Non mi sento bene dico.
Siediti. Vuoi dell'acqua? Il direttore dell'orchestra e io
parliamo in francese.
All'improvviso le gambe non mi reggono pi. Jean-Christophe
mi afferra prima che io cada.
Va tutto bene mi tranquillizza. Andiamo comunque
in scena, aspetteranno. Diciamo che  colpa mia. Noi francesi
siamo sempre in ritardo.
Qualcuno ride.
Ho fretta di rincasare dopo lo spettacolo. Mia figlia minore,
Beata, domani compie nove anni e ho mille cose da fare. Ma
ora sono l: svenuta tra le braccia del direttore d'orchestra.
Tipico.
Qualcuno mi accarezza delicatamente la fronte.
Poi si fa tutto nero.

SCENA 2.

L'abitudine.

Sono cresciuta in una casa a schiera a Sandviken. La mamma
era diacono e pap lavorava come responsabile economico
e fiscale alla Sandvik. Ho una sorella e un fratello:
Vandela, che ha tre anni meno di me, e Karl-Johan, che ne
ha undici di meno. La mamma lo ha chiamato cos in onore
del baritono Carl Johan Loa Falkman, perch lo trovava
molto elegante.
Questo  l'unico collegamento tra la mia famiglia e l'opera
e la musica classica.
Cantavamo molto: musica tradizionale, gli Abba, John
Denver. Ma tutto sommato eravamo una normalissima famiglia
svedese di provincia. L'unica cosa che forse ci distingueva
dagli altri era il grande impegno dei miei genitori
nei confronti delle persone in difficolt.
A casa nostra, a Vallhov, regnava la compassione, ed era
normale che si cercasse di aiutare chi ne aveva bisogno. Una
tradizione familiare che mia madre aveva ereditato da suo
padre, Ebbe Arvidsson, che aveva avuto un ruolo importante
nella Chiesa svedese ed era stato un pioniere dell'ecumenismo
e del moderno impegno umanitario. Per questo
motivo sono cresciuta circondata da rifugiati e clandestini.
A volte c'era un po' di confusione.
Ma andava bene cos.
Quando partivamo era per andare a trovare la migliore
amica della mamma, che era suora, e abbiamo passato alcune
estati ospiti nel suo convento nell'Inghilterra del Nord.
Credo che sia per questo che dico cos spesso parolacce sul
palco, per una specie di cronica ribellione infantile che non
 mai davvero finita.
Ma a parte il fatto che passavamo le estati nel dormitorio
di un convento inglese di suore e che ospitavamo dei rifugiati
in garage, eravamo proprio come tutti gli altri.
Come dicevo, cantavamo molto e a me piaceva, cantavo
sempre.
Cantavo qualsiasi cosa: pi il pezzo era difficile, pi mi
divertivo.
Il motivo per cui pi tardi sono diventata proprio una
cantante lirica , molto semplicemente, che amo le sfide. E
l'opera, in fondo, era la cosa pi difficile e divertente che
si potesse cantare.

SCENA 3.

Artisti.

Calco le scene e canto in pubblico fin da quando avevo sei
anni: cori di chiesa, gruppi vocali, jazz band, musical, opera
lirica. Il mio amore per il canto  sconfinato e non mi piace
essere etichettata o identificata con un solo genere musicale.
Spazio in ogni direzione, oltre ogni limite immaginabile.
Canto qualunque cosa, purch sia buona.
Nel mondo dello spettacolo svedese si usa dire che pi
una star  in vista, pi libri di cucina riuscir a sfornare; ma
a differenza degli altri, i miei libri di cucina brillano pi per
la loro assenza.
Negli ultimi quindici anni, almeno per come la vedo io,
sono rimasta fedele a una linea di principio abbastanza chiara,
cercando di coniugare lo spessore artistico con il grande
pubblico. Ho voluto rendere facile il difficile, un po' meno
raffinato ci che  culturalmente raffinato, un po' pi accessibile
a molti quello che  per pochi, e viceversa.
Sono andata avanti per la mia strada. Sempre controcorrente
e quasi sempre da sola. Tranne quando Svante era con
me, s'intende.
Quello che all'inizio era frutto di istinto e intuizione negli
anni  diventato un metodo. Quasi una responsabilit,
la convinzione che chi ha la possibilit di promuovere ci
che fa abbia anche il dovere di provare a farlo.
Alla fine Svante e io siamo tra i pochi che hanno avuto
questa possibilit.
E ci abbiamo provato.
Siamo artisti. Ci siamo formati in accademie dove si studiavano
l'opera, la musica e il teatro e abbiamo alle spalle
una vita lavorativa a met tra la libera professione e l'impiego
nelle istituzioni. Facciamo quello che tutti gli artisti
sono programmati per fare. Lavoriamo sodo per assicurarci
un futuro e per raggiungere i nostri obiettivi: trovare
nuovo pubblico.
Proveniamo da ambienti del tutto diversi, ma abbiamo
sempre avuto gli stessi obiettivi, fin dall'inizio.
Diversi ma simili.
Quando rimasi incinta della nostra prima figlia, Greta,
Svante lavorava all'stgtateater, al Riksteater e all'Orionteater.
Contemporaneamente. Io invece avevo davanti a me
parecchi anni di contratti vincolanti in diversi teatri sparsi
per l'Europa. A centinaia di chilometri di distanza l'uno
dall'altro, ragionavamo al telefono su come avremmo potuto
far funzionare la nostra nuova quotidianit.
Sei tra le migliori al mondo in quello che fai disse
Svante. L'ho letto in almeno dieci quotidiani diversi,
mentre io sono uno dei tanti nel teatro svedese. E poi tu guadagni
un casino pi che me.
Di me.
Guadagni un casino pi di me.
Protestai un po' senza troppa convinzione, ma la decisione
era stata presa, e dopo il suo ultimo spettacolo Svante
prese l'aereo e mi raggiunse a Berlino.
Il giorno successivo gli squill il telefono; rispose e rimase
a parlare per qualche minuto sul balcone che dava sulla
Friedrichstrasse. Era fine maggio, ma il caldo estivo era gi
opprimente. Stavamo insieme da meno di sei mesi.
Ti pareva, cazzo rise mentre metteva gi.
Chi era?
Erik Haag, insieme a un altro tizio. La settimana scorsa
hanno visto lo spettacolo all'Orion.
Svante aveva recitato con Helena af Sandeberg in una
pice di Irvine Welsh, l'autore di Trainspotting, in cui erano
tutti drogati e avvolgevano cadaveri nella stagnola.
Scopami! era una delle battute che Helena gridava a
Svante parecchie sere a settimana da quando era iniziato
lo spettacolo.
Io ero gelosissima.
Vogliono fare un programma comico alla Sveriges Radio
e siccome mi trovano divertente si domandavano se avrei
voglia di partecipare, o almeno provare. Proprio il tipo di
telefonata che speri di ricevere...
E tu cosa hai detto? Devi accettare! Lo fissai
intensamente.
Ho detto che sono insieme alla mia fidanzata incinta che
lavora all'estero. Mi fiss anche lui con altrettanta intensit.
Hai rifiutato?
S.  cos che deve essere. Questa cosa la facciamo insieme,
altrimenti non funzioner mai.
E cos  stato.
Alcune settimane pi tardi, alla prima del Don Giovanni
alla Staatsoper, Svante raccont al maestro Barenboim e a
Cecilia Bartoli che ormai faceva il casalingo: So now m a
housewife.
Siamo andati avanti cos per dodici anni.  stato faticoso,
ma anche molto divertente. Vivevamo due mesi in ogni
citt e poi ci spostavamo nella successiva. Berlino, Parigi,
Vienna, Amsterdam, Barcellona. Una tappa dopo l'altra.
Trascorrevamo le estati a Glyndebourne, Salisburgo o
Aix-en-Provence, come  normale quando si canta bene sia
l'opera sia il resto del repertorio classico.
Avevo prove per circa venti-trenta ore alla settimana e
il resto del tempo stavamo insieme. Liberi. Niente parenti,
a parte nonna Mona. Niente amici, niente pranzi o cene,
niente feste. Solo noi.
Quando  nata Beata, tre anni dopo Greta, abbiamo comprato
una Volvo V70 per avere abbastanza spazio per la casa
delle bambole, gli orsacchiotti e i tricicli. Avanti cos, una tappa
dopo l'altra. Sono stati anni fantastici. D'inverno stavamo
seduti sul pavimento di bellissimi appartamenti luminosi
di fine secolo a giocare con le bambine, e quando arrivava
la primavera passeggiavamo insieme nei parchi frondosi.
La nostra vita quotidiana non assomigliava a quella di
nessun altro. Era semplicemente stupenda.

SCENA 4.

Un'occasione irripetibile.

Partecipare al Melodifestivalen  un po' come avere un figlio:
puoi provare a spiegarlo, puoi descriverlo nei minimi
dettagli, ma solo chi c' passato capisce come ci si sente.
Anders Hansson era un produttore musicale e presto
avremmo iniziato a lavorare insieme al mio prossimo album.
Stavamo attraversando con le valigie piazza Stortorget
a Malm per andare a prendere il treno per Stoccolma, e
mentre spiegava la situazione a me ed a Svante rideva.
Era il mattino successivo al mio debutto nella musica
leggera e sulla prima pagina dell'Aftonbladet troneggiava
una foto della sottoscritta vittoriosa con Petra Mede e
Sarah Dawn Finer. La didascalia recitava: Malm Arena,
ore 21.23. Avevo un'espressione sconvolta.
Al Melodifestivalen si va per vincere. Vincere alla grande.
Partire con tutti i pronostici contro, arrivare in finale con
i pi grandi artisti, i migliori, e poi trionfare con il minor
margine possibile, magari solo grazie al voto del pubblico.
Come ho fatto io. Pi difficile di cos non si pu.
Da quel momento bisognava solo darci dentro.
Le premesse non avrebbero potuto essere migliori.
Il Melodifestivalen ci aveva dato un'occasione unica,
un'opportunit che probabilmente non si sarebbe mai pi
ripresentata. Il pubblico era in visibilio. Il ministro della
Cultura parlava di effetto Malena.
Dai salotti bene l'opera torna al popolo si leggeva
sull'Expressen. E il direttore culturale del Dagens Nyheter
scriveva che  troppo bello per essere vero, ma lo .
Per un istante pensai quasi che fosse possibile: l'opera
sarebbe stata accessibile a tutti.
Ma quando arriv l'autunno tutto era tornato come prima.
Nessun teatro dell'opera svedese si era fatto vivo per
approfittare dell'occasione. Il pubblico ci sarebbe stato, ma
era come se nessuno lo volesse.
Quindi abbiamo fatto tutto da soli.
Interpretavo ruoli da protagonista all'estero e facevo la
star a casa, con concerti, tourne e spettacoli autoprodotti.
Tutto nell'ottica di arrivare a un nuovo, grande pubblico.
Una sera, due settimane prima dell'ultima rappresentazione
del Serse, Svante e io eravamo rannicchiati sul pavimento
del bagno di casa a Stoccolma. Era tardi e le bambine
stavano dormendo. Tutto intorno a noi stava iniziando
a sgretolarsi. Le pareti dell'appartamento non sembravano
pi le stesse: c'erano crepe sul soffitto e sembrava che
tutto il quartiere potesse cedere da un momento all'altro e
sprofondare nel lago di Klara.
Greta aveva appena iniziato la prima media e non stava
bene. Quando doveva andare a letto, la sera, piangeva.
Piangeva mentre andava a scuola. Piangeva durante le lezioni
e gli intervalli, e gli insegnanti ci chiamavano quasi
ogni giorno. Svante doveva precipitarsi a prenderla e portarla
a casa. Da Moses, perch solo lui le era d'aiuto.
Greta passava ore con il nostro golden retriever, lo accarezzava
e gli lisciava il pelo. Cercavamo di fare il possibile,
ma era tutto inutile. Era come se avesse spento la luce e
fosse andata in tilt. Aveva smesso di suonare il pianoforte.
Aveva smesso di ridere. Aveva smesso di parlare.
E poi di mangiare.
Seduti sul pavimento a mosaico abbiamo capito esattamente
cosa dovevamo fare. Dovevamo tentare il tutto per
tutto. Dovevamo cambiare ogni cosa. Dovevamo ritrovare
Greta, a qualunque costo.
Ma non bastava. Eravamo obbligati a fare qualcosa che
andasse oltre le semplici parole ed i sentimenti. Un bilancio.
Un'interruzione.
Te la senti? chiese Svante. Vuoi andare avanti?
No.
Va bene. Allora direi che mandiamo tutto affanculo adesso
disse. Non si pu rendere l'opera pi accessibile se le
istituzioni operistiche sono le prime a non volerlo. E non
importa che qualcuno abbia trovato quel nuovo pubblico,
se un cazzo di nessuno lo vuole.
Sono d'accordo. Ne ho abbastanza. Ed era vero.
Non  sufficiente aver fatto arrivare ventimila persone
in un museo nel bosco su un'isola dell'arcipelago, a tre chilometri
dalla fermata dell'autobus pi vicina, senza l'aiuto
di sponsor o un solo centesimo di contributo. Se nemmeno
questo  sufficiente, non lo sar mai niente.
Il carattere di Svante non sempre lo aiuta, ma in effetti
non avevo molto da obiettare al suo ragionamento.
Abbiamo fatto il possibile dissi. Sinceramente non
credo che sopravvivrei se andassimo avanti.
Allora annulliamo tutto, tutti i contratti continu lui.
Madrid, Zurigo, Vienna, Bruxelles. Tutto. Ci inventiamo
una scusa. E cos facciamo altro: concerti, musical, teatro,
televisione. Fai opera e musica classica, ma basta con quegli
spettacoli.
Ho l'ultimo fra due settimane. Poi basta.
Avevo preso una decisione.
Lo diciamo in giro?  da stupidi, vero?
S concordai.  da stupidi.
E cos non abbiamo detto niente a nessuno.

SCENA 5.

Serse, re di Persia.

In sguito mi hanno detto che ero rimasta svenuta per circa
dieci minuti. Al pubblico era stato comunicato che purtroppo
lo spettacolo sarebbe iniziato con qualche minuto
di ritardo.
Dietro al sipario ovviamente non si parlava d'altro se non
di come gestire la situazione, ma la cosa non mi riguardava,
perch io sapevo esattamente cosa avrei fatto.
Era il momento di chiudere una volta per tutte.
Bevvi un sorso d'acqua e guardai il direttore.
Riesci ad alzarti?
No. Mi alzai in piedi.
Riesci a camminare?
No. Iniziai a muovermi verso le quinte. Ero circondata
da sguardi preoccupati.
Ma riesci a cantare?
No dissi. Feci un cenno al direttore artistico e salii sul
palco.
Chi era presente dice che gli applausi finali sono stati
qualcosa di eccezionale. La gente si era alzata in piedi e urlava
in modo diverso dal solito.
Dietro le quinte erano tutti in preda ad una specie di euforia,
come in un film. Il re e la regina erano entusiasti e tutti
parlavano e ridevano allo stesso tempo.
Al rallentatore e poi ultraveloci.
Pernilla mi aiut a togliere il vestito e la parrucca.
Non dire niente a Svante di quello che  successo. Si
preoccuperebbe per nulla.
Annu.
Dal foyer di sopra arrivavano voci che parlavano in svedese,
francese, tedesco e spagnolo.
Sembravano felici. E mentre mi accompagnavano al taxi,
vidi come alzavano i calici di champagne per brindare. Brava,
bravissima!
Mi buttai sul sedile posteriore e piansi per tutto il tragitto.
Non perch fossi triste. Non perch fossi sollevata. Non
per come andavano le cose.
Piansi perch non mi ricordavo nulla dello spettacolo.
Era come se non ci fossi nemmeno stata.

SCENA 6.

Gli gnocchi.

Colazione: 1/3 banana. Tempo: 53 minuti.
Abbiamo appeso al muro un foglio bianco formato A4
dove segniamo tutto quello che Greta mangia e quanto tempo
ci impiega. Non mangia molto, e non  veloce. Ma al
pronto soccorso dello SC, il Centro per i disturbi alimentari
di Stoccolma, dicono che questo metodo spesso funziona
nel lungo periodo. Si prende nota di tutti i pasti e si
stila una lista di quello che si riesce a mangiare, di quello
che forse si riuscir a mangiare pi avanti e di quello che
si vorrebbe riuscire a mangiare.
La nostra lista  corta: riso, avocado e gnocchi.
 marted 8 novembre e ci troviamo da qualche parte
tra l'abisso e casa nostra. La scuola inizia tra cinque minuti.
Ma oggi non ci sar scuola. Non ci sar per tutta la
settimana.
Ieri Svante e io abbiamo ricevuto l'ennesima mail in cui
gli insegnanti si dicono preoccupati per le ripetute assenze
di Greta, malgrado la direzione abbia gi ricevuto da medici
e psicologi lettere in cui si spiega come stanno le cose.
Faccio presente ancora una volta la situazione in cui ci
troviamo e loro rispondono che sperano che Greta torni a
scuola luned, come al solito, in modo da poter risolvere
questo problema.
Ma Greta non riuscir ad andare a scuola luned. Ha
smesso di mangiare da due mesi e se non avviene un drastico
cambiamento, la prossima settimana la ricovereranno
all'ospedale pediatrico Sachsska.
Pranziamo sul divano guardando C'era una volta in dvd.
Ci sono diverse stagioni e ognuna dura circa mezza ra geologica.
Fa al caso nostro. Abbiamo bisogno di una montagna
di tempo per arrivare a fine pasto.
Svante mette su gli gnocchi.  importantissimo che siano
cotti al punto giusto, altrimenti lei non li mangia.
Ne mettiamo sul piatto un numero ben preciso,  un difficile
gioco di equilibri: se sono troppi, nostra figlia non
mangia niente, se sono troppo pochi non mangia abbastanza.
 ovvio che non mangia abbastanza in generale, ma anche
il pi piccolo boccone serve e non deve essere sprecato.
Greta si siede e mette in ordine gli gnocchi. Li rigira, li
schiaccia e poi ricomincia da capo. Dopo venti minuti inizia
a mangiare. Lecca, succhia e mastica bocconi piccoli
piccoli. Lentamente. Ha finito di mangiarne una parte.
Trentanove minuti. Iniziamo la seconda parte ed annotiamo
alcuni tempi intermedi, il numero di bocconi, ma non
diciamo niente.
Sono piena dice d'un tratto. Non ce la faccio pi.
Svante e io non ci guardiamo. Dobbiamo trattenere la frustrazione,
perch ci siamo resi conto che  l'unica cosa che
funziona. Abbiamo provato altre tattiche, tutte quelle possibili
e immaginabili.
Siamo stati severi, abbiamo urlato, riso, minacciato,
supplicato, implorato, pianto e offerto qualunque tipo di ricompensa
la nostra fantasia potesse inventare. Ma  questo
quello che sembra funzionare meglio.
Svante va a scrivere sul foglio appeso al muro:
Pranzo: 5 gnocchi. Tempo: 2 ore e 10 minuti.

SCENA 7.

L'arte di cucinare le focaccine alla cannella.

 il terzo fine settimana di settembre del 2014 e nel pomeriggio
devo andare all'Artipelag. Ma ora l'importante  cucinare
le focaccine alla cannella.
Le prepareremo tutti e quattro insieme, la famiglia al
completo, e siamo determinati a ottenere un risultato. Deve
funzionare.
Se ci mettiamo tranquilli a impastare focaccine come al
solito, Greta riuscir a mangiarle come al solito e tutto si
risolver, si sistemer. Andr tutto liscio come l'olio. Cucinare
focaccine alla cannella ci piace pi di ogni altra cosa.
E cos cuciniamo e balliamo dando vita al focaccina-party
pi fantastico e allegro della storia dell'umanit.
Ma quando sono pronte, la festa si interrompe all'improvviso.
Greta ne prende una e la annusa. Si siede tenendola
in mano e cerca di aprire la bocca, ma c' qualcosa che
non va. Capiamo che non funzioner.
Mangia, tesoro diciamo Svante e io insieme.
Prima tranquilli, poi un po' pi decisi. Poi con tutta la
frustrazione e l'impotenza che ci portiamo dentro.
E alla fine buttiamo fuori tutta la nostra paura e
disperazione.
Dai, mangia!!! Devi mangiare, lo capisci? Devi mangiare,
se no muori!!!
In quel momento Greta ha il suo primo attacco d'ansia.
Emette un suono che non avevamo mai sentito prima.
Una specie di ruggito profondo che dura pi di quaranta
minuti.  la prima volta che la sentiamo urlare da quando
era neonata.
Poi mi siedo con lei in grembo. Moses  vicino a noi, con
il naso bagnato contro la sua testa.
Le focaccine sono ammucchiate sul pavimento della
cucina.
Dopo un'ora si calma, le diciamo che non ne mangeremo
pi e che non c' nulla di cui preoccuparsi.
Si sistemer tutto, andr tutto bene.
 ora di andare allo spettacolo.  una pomeridiana. La famiglia
viene con me all'Artipelag e in macchina Greta chiede:
Guarir?
Certo che guarirai rispondo.
Quando?
Non lo so. Presto.
L'auto si ferma davanti allo spettacolare edificio.
Vado in scena e inizio a cantare.

SCENA 8.

All'ospedale pediatrico.

Per quanto mi possa essere sentita male nella vita, sul palco
sono sempre stata bene,  il mio rifugio. Ma ora  come
se fosse stato oltrepassato un limite, e a ogni replica del
Serse  il buio pi totale. Non voglio essere l, voglio essere
a casa con le mie figlie. Voglio essere dovunque, tranne
che in quello stradannatissimo Artipelag.
E soprattutto vorrei poter rispondere alla domanda di
Greta: Quando guarir?.
Ma non ho una risposta. Nessuno ce l'ha, perch prima
di tutto dobbiamo capire di che malattia si tratta.
Comincia tutto in autunno al centro medico. Sono passate
un paio di settimane da quando abbiamo iniziato ad
accorgerci che c' qualcosa che non va, e qualche giorno
dopo che Greta ha fatto gli esami del sangue riceviamo la
telefonata di una giovane dottoressa.
Gli esiti non- sono buoni dice e ci consiglia di andare
all'ospedale pediatrico Astrid Lindgren per ulteriori
accertamenti.
Dobbiamo prendere appuntamento? chiede Svante.
No risponde la dottoressa.  meglio se andate subito.
Un quarto d'ora dopo prendiamo Greta da scuola e poi
corriamo al pronto soccorso, dove facciamo altri esami e ci
dicono di aspettare.
E noi aspettiamo, mentre la tensione e la preoccupazione
aumentano. Chiamiamo la nonna perch vada a prendere
Beata a scuola.
Dopo diverse ore viene a parlarci un altro medico. Alcuni
parametri mostrano che c' qualcosa che non va, ma
non riescono a capire cosa. Svante si accascia sul pavimento
e per qualche ora siamo in caduta libera.
Le porte dell'inferno si aprono davanti a noi. Camminiamo
avanti e indietro per la sala visite, dove tanti altri
prima di noi hanno fatto la stessa cosa, e molti altri ancora
la faranno.
Abbiamo comprato una baguette al curry confezionata,
ma resta sullo sgabello di acciaio vicino alla porta. Mi siedo
per terra con Greta sulle ginocchia e cerco di parlare di
cose divertenti.
Negli anni abbiamo spesso ripensato a quelle ore, ma
quasi mai nel dettaglio. Svante ricorda che gli hanno ceduto
le gambe in corridoio, mentre io ricordo la pesantezza
del buio infinito che circondava noi e tutte le famiglie
nella piccola sala visite. Ma ricordo solo quel poco che ho
scelto di ricordare. Non oso ripensare al resto.
Ogni tanto, solo per un decimo di secondo, andare a
sfiorare i ricordi  sufficiente per rimettere tutta la vita in
prospettiva.
Entra un'altra dottoressa. Sposta la baguette e si siede sullo
sgabello, guarda gli esiti e ci tranquillizza. Hanno controllato
e sembra che sia tutto a posto. Non ci sono segnali
di nulla di preoccupante, possiamo respirare, ringraziare
il cielo e tornare a casa.
Andare in scena quella sera non  stato proprio una passeggiata,
ma era di certo un problema per pochi eletti, paragonato
all'alternativa di essere una delle famiglie che non
erano potute tornare a casa dall'ospedale quel pomeriggio,
quelle famiglie che erano ancora sedute nella sala visite davanti
alle porte dell'inferno.
Qualche giorno pi tardi riceviamo una telefonata dall'ospedale.
La dottoressa ci consiglia di rivolgerci al BUP, la
Clinica di neuropsichiatria infantile. Non ha visto nulla negli
esami che non si possa spiegare col fatto che Greta ha
iniziato ad avere gravi problemi alimentari.
Non  raro tra le ragazze con pubert precoce dice.
Spesso ci possono essere cause psicologiche, prima ancora
che mediche.

SCENA 9.

Inedia.

A volte il corpo  pi intelligente di noi. A volte lo utilizziamo
per dire qualcosa che non riusciamo a esprimere in
un altro modo. A volte, quando non abbiamo la forza o le
parole per descrivere come ci sentiamo, lo usiamo come
interprete.
Smettere di mangiare pu significare molte cose.
La domanda  cosa.
La domanda  perch.
Ovviamente era impensabile che riuscissimo a mangiare
quella baguette confezionata nella sala d'attesa dell'ospedale,
e ci logora sapere che Greta si sente quasi sempre
come ci sentivamo noi in quel momento.
Svante e io non smettiamo di cercare una risposta. Io passo
le notti a leggere tutto quello che trovo in Rete sull'anoressia,
l'autismo e i disturbi alimentari. Siamo sicuri che
non si tratti di anoressia. Ma quella  una malattia subdola
che fa di tutto per non farsi scoprire, lo sentiamo dire
di continuo.
Quindi  una possibilit che non escludiamo.
La vita  un caos e qualunque tipo di logica le  estranea.
Leggo di ipersensibilit, allergia al glutine, infezioni alle vie
urinarie, PANDAS e diagnosi neuropsichiatriche.
Passo le giornate al telefono, da mattina a sera, interrompendomi
solo per andare all'Artipelag. Tutto questo mentre
Svante cerca di far sentire Greta e Beata come al solito.
Chiamo il BUP, il servizio informativo sanitario, medici,
psicologi e qualunque conoscente che penso abbia anche
una minima competenza o possa darci un'indicazione. 
un groviglio di conversazioni e di Conosco qualcuno che
conosce qualcuno che conosce qualcuno....
L'adrenalina mi tiene sveglia e potrei andare avanti all'infinito,
nonostante le notti insonni, malgrado abbia perso del
tutto l'appetito e mi dimentichi di mangiare.
La mia amica Kerstin conosce Lina, che  psichiatra e passa
ore a parlare con me. Mi ascolta, mi d consigli e riesce
a procurarci un appuntamento al BUP.
Nella scuola di Greta c' una psicologa esperta di autismo.
Parliamo al telefono e ci dice che ovviamente bisognerebbe
fare degli accertamenti, ma secondo lei - in via del
tutto ufficiosa - Greta mostra chiari segni che la collocano
nello spettro autistico.
Asperger ad alto funzionamento dice.
Facciamo del nostro meglio per accettare quello che ci
sta dicendo, che sembra molto convincente, ma  difficile
per noi rassegnarci all'idea che nostra figlia potrebbe essere
autistica. Sta di fatto che tutti i nostri conoscenti reagiscono
con un Cosa?! quando accenniamo a quella ipotesi.
Il suo caso non rientra in nessuno degli stereotipi che si
hanno dell'autismo o dell'Asperger. O la psicologa della
scuola  pazza, oppure le informazioni trasmesse alle persone
su questi temi presentano delle enormi lacune.
Segue poi una lunga serie di incontri, dalla Clinica di
neuropsichiatria infantile al Centro per i disturbi alimentari,
dove raccontiamo di nuovo la nostra storia e discutiamo
di ci che si pu fare. Noi parliamo, Greta sta zitta.
Ha smesso di parlare con tutti tranne che con me, Svante e
Beata. Ci alterniamo a raccontare tutti i dettagli.
A volte ci sono fino a sei persone agli incontri e sebbene
tutti possano e vogliano collaborare per quanto possibile,
non c' molto da fare.
In ogni caso non ancora.
Brancoliamo nel buio.
Dopo due mesi senza mangiare, Greta ha perso quasi dieci
chili, che  davvero tanto quando si  gi di corporatura
minuta. Ha la temperatura bassa, e la frequenza cardiaca
e la pressione sanguigna mostrano chiari segni di inedia.
Non riesce pi a salire le scale e dai test emergono evidenti
indizi di depressione. Spieghiamo a nostra figlia che
dobbiamo iniziare a prepararci all'idea di un ricovero in
ospedale, e le descriviamo come si viene nutriti senza mangiare,
con tubicini e flebo.

SCENA 10.

Bisogna fare tutto da soli.

A met novembre abbiamo un incontro importante al BUP,
a cui partecipano anche tre specialisti del Centro per i disturbi
alimentari.
Greta sta zitta, come sempre. Io piango, come sempre.
Se non ci saranno novit dopo il fine settimana, dovremo
ricoverarti dice uno dei medici.
Sulle scale vicino all'ingresso Greta si gira.
Voglio ricominciare a mangiare.
Mangiamo una banana quando siamo a casa dice Svante.
No. Voglio ricominciare a mangiare normalmente.
Scoppiamo a piangere tutti e tre, andiamo a casa e Greta
mangia un'intera mela verde. Ma poi non ce la fa pi,
riprendere a mangiare  pi difficile di quanto credessimo.
Greta  triste, ma almeno non ha attacchi di panico. Ormai
ha deciso: noi continuiamo a provare, e forse abbiamo
imboccato la strada giusta.
Cominciamo a muovere qualche passo incerto, e ce la facciamo.
Le gambe reggono.
Andiamo avanti piano piano.
Abbiamo riso, avocado, compresse di calcio, banane e tempo.
Ci prendiamo il tempo necessario. Un'infinit di tempo.
Svante sta a casa, non lascia mai le bambine. Ascoltiamo
audiolibri, facciamo puzzle, i compiti e segniamo tutti i pasti
sul foglio appeso al muro.
Beata scompare in camera sua appena arriva a casa da
scuola. La vediamo a malapena. Percepisce la nostra preoccupazione
e ci evita.
Con Greta ci immergiamo nella lettura di Un'isola nel mare, Il
giro del mondo in 80 giorni e L'uomo che metteva in ordine il mondo.
Leggiamo tutti i romanzi sull'emigrazione di Vilhelm Moberg.
August Strindberg. Selma Lagerif, Mark Twain, Emily
Bront e la serie su Stoccolma di Per Anders Fogelstrm.
Una banana, 25 minuti. Un avocado con 25 grammi di riso.
Tempo: 30 minuti.
Fuori dalla finestra le ultime foglie cadono dagli alberi. E
noi imbocchiamo la lunghissima strada del ritorno.
Dopo altri due mesi il peso non solo ha smesso di calare,
ma ha invertito il senso di marcia e inizia lentamente a risalire.
Abbiamo aggiunto alla lista il salmone e le frittelle di patate.
Ci segue un medico fantastico, che prende nota del peso
e della frequenza cardiaca, e in lunghi e istruttivi colloqui
nella sua sala visite ci spiega tutto sui princpi nutritivi e gli
alimenti base. Iniziamo con la sertralina, un antidepressivo
di cui si aumenta la dose pochissimo alla volta.
Greta  intelligente. Ha memoria fotografica e sa snocciolare,
per esempio, tutte le capitali del mondo. Conosce
anche quelle pi remote. Se le chiedo: Isole Kerguelen?
risponde: Port-aux-Franais. Sri Lanka? Sri Jayawardenapura
Kotte.
E se le chiedo di dirmele al contrario, risponde alla stessa
velocit, ma al contrario, ovviamente. Svante dice che  una
versione meglio riuscita di lui, che trentacinque anni fa ha
consacrato la sua infanzia a collezionare gli orari dei voli e
a impararli a memoria. Greta riesce a recitare la tavola periodica
a memoria in meno di un minuto, ma le d fastidio
non sapere come si pronunciano alcuni elementi.
La sua insegnante le d lezioni nel tempo libero. Due ore
alla settimana, negli intervalli e nelle ore buche, in biblioteca.
Di nascosto.  sufficiente perch Greta riesca a rimettersi
in pari con tutte le materie.
Senza di lei non ce l'avremmo fatta.
Mai.
Ho visto troppe ragazzine ipersensibili e iperdotate crollare.
Adesso basta dice. Ho raggiunto il limite.
Quando una persona va in pezzi  difficile rimetterla in
piedi, e pur con una forte volont e le conoscenze necessarie,
spesso gli strumenti a disposizione non sono adatti e
non di rado sono del tutto inefficaci.
Si pu ricevere assistenza dal sistema. Ma solo in parte.
Ne hanno diritto coloro che rientrano nelle poche tipologie
di casi previste. Greta non  tra questi.
Per molti mesi abbiamo combattuto quasi giorno e notte
prima di capire che avremmo dovuto fare tutto da soli,
e non siamo di certo gli unici a essere consapevoli di come
stanno le cose.
Ci ritroviamo in una situazione quasi di stallo, a met fra
tre diverse istituzioni, e passiamo le nostre giornate a incontri
in cui si parla di quello che forse si potr fare in futuro.
In una societ che funziona, sarebbe naturale che esistesse
un organismo che, con le giuste risorse, lavorasse in modo
proattivo per istruire e informare le persone sulle patologie
mentali e le possibili diagnosi. Un ente che si occupi di formare
insegnanti, genitori e bambini su tutto ci che si dovrebbe
sapere sull'argomento. Un ente del genere potrebbe
essere forse l'investimento pi utile nella storia della moderna
societ civile.
Ma purtroppo non esiste.
Esiste la psichiatria infantile, dove sono tutti in ginocchio
e per la maggior parte del tempo si tenta di rattoppare le situazioni
pi critiche. Esiste una scuola in cui tutti gli alunni
devono funzionare allo stesso modo e in cui gli insegnanti
sbattono di continuo contro un muro.
Quindi bisogna fare tutto da soli.
Bisogna informarsi, bisogna combattere.
E bisogna avere una gran fortuna.

SCENA 11.

I bambini sono cattivi.

Ti guardano cos di solito?
Non so. Penso di s.
Svante e Greta sono stati alla festa della scuola l'ultimo
giorno prima delle vacanze ed hanno cercato di rendersi il
pi invisibili possibile, in fondo all'aula, nei corridoi e sulle
scale.
Quando i compagni ti indicano col dito e ti prendono in
giro a viso aperto anche se sei con i tuoi genitori  troppo.
Davvero troppo.
Essere vittima di bullismo  orrendo. Ma se non ne sei
nemmeno consapevole  ancora peggio.
In cucina Svante mi racconta cosa  successo, mentre
Greta mangia il suo riso con l'avocado.
Quello che sento mi fa incazzare cos tanto che potrei radere
al suolo mezza Stoccolma, ma nostra figlia reagisce in
modo diverso.  felice. Non  sollevata o tranquilla, ma felice.
Felice come una Pasqua.
Poi passa tutte le vacanze di Natale a raccontare di incidenti
o episodi orribili, come se fossero tratti da un film in
cui ci sono tutte le scene di bullismo possibili e immaginabili.
E ne fa la spunta, una per una.
Storie di come viene spintonata nel giardino della scuola
o viene confinata in posti strani, la sistematica emarginazione
o la zona franca nel bagno delle ragazze, dove ogni
tanto riesce a nascondersi a piangere, prima che i bidelli la
obblighino a uscire in giardino.
Aggiunge sempre nuovi episodi, racconti di pi di un
anno di scuola.
Svante e io riferiamo alla direzione scolastica quello che
 successo, ma loro la vedono in modo diverso:  tutta colpa
di Greta, dice il preside, perch tanti bambini hanno ripetuto
pi volte che si comporta in maniera strana, parla
a voce troppo bassa e non saluta mai. Tutto questo viene
pure scritto in una mail.
Scrivono anche di peggio, ma per noi  una fortuna,
perch quando denunciamo la scuola all'ispettorato abbiamo
delle ottime prove e non c' dubbio che staranno dalla nostra
parte.
L'insegnante di Greta continua a darle lezioni di nascosto.
La direzione le ingiunge pi e pi volte di smettere e
la minaccia addirittura di licenziamento se solo parla con
Greta o con noi, ma lei continua. Settimana dopo settimana.
Senza farsi vedere, Greta entra ed esce dalla biblioteca
della scuola e Svante la aspetta fuori in auto.
Le spiego che pi avanti avr di nuovo degli amici. Ma lei
risponde sempre allo stesso modo:
Non voglio avere amici. Gli amici sono bambini e tutti
i bambini sono cattivi.
Tira a s Moses.
Posso essere io tua amica dice Beata.
Si sistemer tutto la consola Svante mentre scrive sul
foglio appeso al muro: un avocado e mezzo, 2 pezzi di salmone
con riso, compresse di calcio. Tempo: 37 minuti.

SCENA 12.

La riscossa delle ragazze invisibili.

I referti dello SC evidenziano l'aumento della frequenza
cardiaca di Greta, e finalmente la curva del peso sale
abbastanza decisa da permettere di avviare un percorso
neuropsichiatrico.
Nostra figlia ha la sindrome di Asperger, un autismo ad
alto funzionamento e un disturbo ossessivo-compulsivo.
Possiamo diagnosticarle anche il mutismo selettivo, ma
spesso scompare da solo con il tempo.
Non siamo sorpresi. In pratica  la conclusione alla quale
eravamo arrivati da soli gi diversi mesi prima.
La psicologa della scuola  con noi quando ci danno la
diagnosi al BUP e la ringraziamo perch ci aveva detto fin
dall'inizio come stavano le cose.
Mentre usciamo chiamo Beata: si ferma a mangiare con
un'amica e mi sento un po' in colpa.  la prima volta da
molto tempo che evita di mangiare da sola. Presto ci prenderemo
cura anche di te, tesoro, prometto a lei e a me stessa
ma prima Greta deve guarire.
 quasi estate e quindi torniamo a casa a piedi. Non dobbiamo
neanche pi calcolare quante calorie bruciamo.

SCENA 13.

Siete voi a essere strani,
sono io a essere normale.

Joakim Thstrm.

Quello che  successo a nostra figlia maggiore non pu essere
spiegato in modo esauriente con qualche acronimo o
definendolo come diversit. Semplicemente, non rientra in
nessun quadro specifico.
Noi che viviamo in un momento storico di sovrabbondanza,
con patrimoni comuni tali che vanno al di l di ogni
fantasia, non abbiamo le risorse per aiutare le persone che
scappano dalla guerra e dal terrorismo, persone come noi
e voi, ma che hanno perso tutto.
Durante una lezione, la classe di Greta guarda un filmato
sull'inquinamento degli oceani. Un'isola di plastica
pi grande del Messico galleggia nell'oceano Pacifico meridionale.
Greta si mette a piangere. Anche i suoi compagni
sono molto colpiti. Prima della fine della lezione,
l'insegnante dice che luned ci sar una supplente, perch lei
nel fine settimana sar ad un matrimonio in Connecticut.
Wow, che fortuna commentano gli alunni.
Nei corridoi l'isola di spazzatura al largo della costa cilena
 gi dimenticata. Dalle tasche dei piumini col cappuccio
di pelliccia escono iPhone nuovi, e chi  stato a New York
racconta che  grandiosa con tutti quei negozi, altri che a
Barcellona si fanno acquisti fantastici e che in Thailandia
costa tutto pochissimo, e qualcuno dice che andr con la
madre in Vietnam durante le vacanze di Pasqua, e a Greta
qualcosa non quadra.
Per pranzo c' l'hamburger, ma lei non riesce a mangiarlo.
La mensa  piccola e calda, il rumore  quasi assordante
e all'improvviso quei pezzi di carne unti nel piatto non
sono pi cibo, ma muscoli tritati di un essere vivente con
sentimenti, una coscienza e un'anima. L'isola di spazzatura
si  ormai fissata nella sua mente.
Piange e vuole andare a casa, ma non pu, perch l in
mensa bisogna mangiare animali morti e parlare di vestiti
firmati, trucchi e cellulari.
Bisogna riempirsi il piatto di cibo, dire che fa schifo e toccarlo
un po' prima di buttare tutto nel sacco dell'immondizia,
senza dover denunciare autismo, anoressia o qualunque
altro fastidio.
A Greta sono stati diagnosticati dei disturbi, ma questo
non significa che lei non abbia ragione e che tutti noi non
ci sbagliamo.
Perch per quanto ci abbia provato, non riusciva a trovare
una soluzione a quell'equazione che tutti gli altri avevano
gi risolto: l'equazione che era il biglietto d'ingresso
a una quotidianit funzionante.
Perch lei ha visto quello che noi non volevamo vedere.
Greta faceva parte di quella minoranza che riusciva a
vedere l'anidride carbonica ad occhio nudo. Ha visto i gas
serra che uscivano dai nostri comignoli, venivano portati
via dal vento e trasformavano l'atmosfera in una gigantesca
discarica invisibile.
Era una bambina, noi eravamo gli imperatori.
Ed eravamo tutti nudi.

SCENA 14.

Qualcosa di un po' distorto.

Non esiste un solo genitore che non dica che si butterebbe
senza esitazione sotto un treno per salvare il proprio figlio.
 un istinto che nessuno nega.
Ma quando quel treno arriva,  molto raro che si tratti solo
di un treno in corsa.
N  questione di quel decimo di secondo che ci vuole per
allungare le braccia e acchiappare qualcuno che sta cadendo.
Semplicemente c' qualcosa di un po' distorto. E la scena
di salvataggio non assomiglia praticamente mai a quelle
che vediamo nei film.
In parallelo con il bullismo, le diagnosi e l'emarginazione
iniziano a delinearsi i contorni di un quadro molto pi ampio.
Questo quadro ci  diventato chiaro cos lentamente che
quasi non ce ne siamo accorti. Non ci siamo accorti che c'era
qualcosa di sbagliato.
In realt non era poi neanche cos difficile da vedere. Ma
era scomodo.
E quando alla fine abbiamo fissato lo sguardo, era come se
non potessimo smettere di osservare. Perch la comprensione
che poi arriva ci annebbia all'improvviso la vista, modifica
tutto, e anche se ogni fibra del nostro corpo dice che bisogna
distogliere lo sguardo, non riusciamo a farlo perch  di nostra
figlia che si tratta, e non c' nulla che non faremmo per lei.
Abbiamo impiegato quattro anni per definire il quadro, il
quadro di un tutto distorto che ci avrebbe cambiato la vita.

SCENA 15.

Drogata di bont.

Sono diventata famosa a trentotto anni. Ero gi conosciuta
prima di partecipare al Melodifestivalen, ma essere famosi
 diverso.  una cosa che non riesci a spiegare se non
la vivi di persona.
Ma cosa succede se vince? chiese la mia agente di allora
un giorno di met gennaio, mentre sospiravamo chini
sull'agenda del 2009.
 una cantante lirica rispose Svante ridendo. Ti pare
che possa non vincere?
Il giorno dopo il Melodifestivalen, Svante, io e quattro giornalisti
dell'Aftonbladet e dell'Expressen prendemmo
l'aereo per Francoforte per le prove della Cenerentola, di cui ci
sarebbe stata la prima cinque giorni dopo. Era un bel casino.
La mia agente dovette andare da tutti i committenti a chiedere
letteralmente in ginocchio dei giorni liberi perch, contro
ogni previsione, non solo ero andata in finale, ma avevo
vinto il festival e dovevo per forza essere a Mosca, proprio
nel bel mezzo di un periodo in cui avevo il ruolo da protagonista
in produzioni a Francoforte, Vienna e Stoccolma.
Ma ce la farai? mi chiese.
Ce la faccio a fare qualunque cosa risposi.
Svante e io non siamo mai andati alle prime n alle feste
dei personaggi famosi, o a nessun altro tipo di ricevimento.
Quando non ami la vita sociale diventi incredibilmente
efficiente: cos, non appena finisce un concerto od uno spettacolo
me ne vado subito a casa.
Se mi esibisco a Stoccolma di solito esco prima del pubblico
e mi tolgo il trucco mentre rincaso in bicicletta. Se non
sono costretta a partecipare alle feste per le mie prime,
scappo subito a casa anche in quelle occasioni.
Bambine e lavoro:  tutto quello che Svante e io riusciamo
a fare. Il resto va messo da parte.  cos che lavoriamo
e scriviamo.
Cerchiamo di dare voce a quello che  pi importante di
noi, e per noi la questione ambientale e climatica  diventata
l'esempio ultimo e la conseguenza dell'ordine mondiale
distorto che impera.
Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi della sostenibilit
di cui il riscaldamento globale rappresenta un aspetto, ma
se le regioni dell'Africa occidentale che vanno a rotoli sono
una conseguenza di questa crisi, la siccit in Medio Oriente
un'altra e l'aumento del livello delle acque negli Stati insulari
dell'oceano Pacifico una terza, nella nostra parte del
mondo la crisi si manifesta anche sotto forma di malattie
da stress, isolamento e file sempre pi lunghe nei reparti
di psichiatria infantile.
Il pianeta ci sta parlando attraverso i nostri istogrammi
e diagrammi. I grafici in continuo cambiamento denunciano
quanto si stiano consumando i ghiacci nel Nord. La terra
ha la febbre, ma la febbre  solo un sintomo di una crisi
della sostenibilit di maggiori dimensioni, in cui in realt
sono il nostro stile di vita e le nostre scelte a essere la minaccia
pi grande per la sopravvivenza futura.
Tutto  riconducibile alla crisi della sostenibilit, che comprende
l'inquinamento atmosferico e la biosfera, cos come
il sistema economico e politico, e tutto questo ci porta al
punto cruciale dello stato di salute dell'umanit.

SCENA 16.

Lo zoo di Anversa.

Nell'inverno del 2010 prendiamo in affitto un appartamento
piuttosto sciatto in rue du Foss aux Loups a Bruxelles.
Nostra figlia minore, Beata, ha appena compiuto quattro
anni e in uno dei miei giorni liberi decidiamo di andare ad
Anversa a visitare lo zoo. Durante il volo per Bruxelles era
esploso in valigia un flacone di shampoo antipidocchi,
impregnando tutte le nostre cose. I dvd di Pippi Calzelunghe
e Martina di Poggio di Giugno si sono rovinati e persino la
tromba delle scale ormai puzza di Paranix.
Ci alziamo presto e prima delle nove siamo gi pronti
per andare a prendere il treno alla gare du Midi. Resta solo
un piccolo particolare: Beata deve mettersi un paio di calze
pulite.  estremamente sensibile a molte cose e l'abbigliamento
non fa eccezione.
No! Prude! grida, e se una maglia o un paio di pantaloni
non sono sistemati per bene si mette a strisciare in tondo
sul pavimento della sala. A volte la mettiamo di peso
nell'ascensore e la vestiamo in auto, ma ci sono giorni in
cui non ci riusciamo, giorni in cui tutto va storto e non c'
trucco che funzioni.
 una situazione insostenibile,  evidente.
Oggi siamo ai ferri corti. Deve mettersi un paio di calze
nuove prima di uscire. Ma lei si rifiuta.
Dopo due ore le proponiamo un compromesso: si metter
le vecchie calze sporche che indossa gi da quasi un mese.
Niente da fare.
A questo punto di solito i genitori pongono un limite,
puntano i piedi. Non  certo la prima volta, e oggi Svante
e io abbiamo tutta la giornata e non abbiamo intenzione
di cedere.
Alle due usciamo di casa e prendiamo il treno per Anversa.
Beata alla fine indossa le scarpe senza calze. In treno tiene
i piedi a penzoloni, soddisfatta.
Il nostro duello si  concluso e Beata ne  uscita vittoriosa.
Riusciresti a far passare Lotta Combinaguai per il
Mahatma Gandhi dice Svante ridendo.
Beata mostra il suo sorriso pi furbetto, e come sempre in
quei momenti  assolutamente irresistibile. Ci sciogliamo.
 felice.
Andiamo allo zoo.

SCENA 17.

Collasso.

In inglese si chiamano meltdown. Sono violente esplosioni
che avvengono quando le emozioni che le alimentano non
riescono pi a stare entro i limiti di quello che definiamo
un comportamento adeguato.
Beata ha avuto uno dei primi meltdown la vigilia di
Natale, qualche mese prima della gita allo zoo di Anversa.
Non riusciva a gestire tutte le aspettative e le sensazioni,
che sono esplose scatenando un attacco: ha perso il controllo
ed  sprofondata in un caos emotivo.
Non c'erano barriere che la trattenessero, ed  andata a
finire che abbiamo fatto la lotta sul pavimento finch non
l'ho tranquillizzata tenendola stretta fra le mie braccia.
Non capisci quello che stai facendo? le dicevo singhiozzando
sconsolata.
S.
E allora perch lo fai?
Piangeva anche lei.
Non lo so.
Erano tanti gli indizi che facevano sospettare che qualcosa
non andasse, ma non importava. Per noi era logico urlare,
agitare le braccia ed esigere da una bambina di quattro
anni una spiegazione al suo cattivo comportamento,
come due idioti.
Credo che Beata abbia l'ADHD ho detto pi tardi a
Svante. Non sono semplici capricci.
Non so come fossi arrivata proprio a questa conclusione,
e anche se oggi so che i nostri sospetti per molti anni non
sarebbero serviti a niente, avrei preferito che ci fossimo attenuti
a quella linea di pensiero ben pi a lungo di quanto
abbiamo fatto.
Solo dopo molto tempo abbiamo compreso quanto  strenua
la resistenza ad ammettere che una situazione non rientra
nella normalit. Invece abbiamo cercato di rimediare da
soli e ci siamo adeguati. Come si fa di solito.
Beata era un angioletto alla scuola materna e ovunque
fuori casa: sveglia, gentile, timida, dolce ed affascinante. Era
bravissima nelle relazioni sociali e al minimo cenno alla possibilit
che raccontassimo agli insegnanti come si comportava
a casa impazziva.
Ovviamente non sapevamo ancora che nelle bambine questi
sono tutti segni inequivocabili di ADHD. Come avremmo
potuto? Non si vedono molte campagne di sensibilizzazione
al riguardo.
Sappiamo solo quello che sappiamo. E facciamo solo quello
che abbiamo imparato a fare. Bisogna mettere dei paletti
ed educare i propri figli perch crescano bene. Quindi continuiamo
a essere severi.
Continuiamo a educare, poniamo dei limiti ben chiari.
Saltiamo in macchina, cerchiamo un albergo su Google e andiamo
verso nord, ad Are. Siccome le cose non funzionano
quando siamo solo noi quattro, Svante pensa che se ci circondiamo
di altre persone, in alberghi e ristoranti, andr tutto
bene. O perlomeno meglio. Si sistemer tutto, vedrete.
E quel suo pensiero da uomo razionale si rivela vincente!
A parte un po' di sudore, stress e lacrime sulla pista da
sci baby, stiamo di nuovo bene. Funzioniamo.
Impariamo a sciare, beviamo cioccolata calda e mangiamo
salsiccia con patatine, mentre di pomeriggio facciamo
il bagno in piscina e poi ceniamo al ristorante.
 fantastico.
Abbiamo rimandato il problema e nascosto tutto sotto
il tappeto in cambio di una vacanza in pace e tranquillit.
Diamo priorit alla superficie anzich al contenuto, proprio
come abbiamo imparato a fare: nascondiamo le nostre anomalie
e la nostra debolezza. Ci concentriamo sulla strada
davanti a noi e non guardiamo mai di lato.

SCENA 18.

Assestamenti.

Sei mesi dopo la diagnosi di Greta la vita si  assestata e abbiamo
conquistato qualcosa che assomiglia alla quotidianit
e alla routine.  il 2015 e lei ha iniziato a frequentare
una nuova scuola. Io invece ho svuotato la mia agenda e il
lavoro  passato in secondo piano.
Beata va in quinta elementare e vive di musica e danza.
Impazzisce letteralmente per le Little Mix, e la sua stanza
 tappezzata di foto delle quattro componenti della band:
Perrie, Jade, Jasy e Leigh-Anne.  un piccolo genio della
musica.
Io, se devo, riesco a imparare a memoria un'opera in due
giorni e non conosco nessuno con un orecchio migliore del
mio. A parte Beata.
Ha cantato dal vivo davanti a migliaia di persone ed 
andata in diretta televisiva senza stonare una sola nota e
senza il minimo nervosismo.
Non ho mai sentito n visto nessuno imparare la musica
pi in fretta di lei.
Mentre quest'anno eravamo indaffarati a rimetterci in
sesto e a occuparci di Greta, gli scatti di rabbia di Beata si
sono fatti sempre pi frequenti. La sua irascibilit va oltre
le normali ribellioni adolescenziali, anche se ha solo dieci
anni. Va oltre quelle che vengono chiamate semplicemente
collera e ostinazione.
A scuola va tutto come deve, mentre a casa lei crolla,
collassa. N ce la fa pi a stare con noi.
La disturba qualunque cosa facciamo Svante e io. Forse
dipende dal fatto che con noi pu rilassarsi e togliersi la maschera.
 ipersensibile ed in nostra compagnia sente di poter
perdere il controllo e buttare fuori il fastidio che le provocano
rumori, sapori, abbigliamento e tutto quello che 
eccessivo e troppo faticoso da portarsi dentro.
Beata non sta bene, ma non abbiamo ancora capito in che
termini. Non capiamo nemmeno quanto siamo sfiniti noi,
a furia di cercare di dare un senso alla nostra quotidianit,
n come la stanchezza possa ridurre qualunque capacit
di valutazione.

SCENA 19.

Quando la guerra  entrata in casa nostra.

Arriva l'autunno. L'Europa si  trovata di fronte alla pi
grande crisi di rifugiati dalla seconda guerra mondiale, che
per non ha coinvolto la maggioranza delle persone, a parte
chi lavorava come referente per l'Ufficio stranieri o come
vigile del fuoco e doveva passare le notti a spegnere gli incendi
nei centri per richiedenti asilo.
Secondo noi, nessuna societ al mondo pu sopravvivere
a una crisi del genere senza che la societ civile si rimbocchi
le maniche e cerchi di dare una mano. Quindi facciamo
tutto quello che possiamo.
Per Beata e Greta, per, non basta e ci propongono di
mettere a disposizione come centro per rifugiati la nostra
casa estiva sull'isola di Ingar. A novembre vi accogliamo
una famiglia, che potr rimanere fino al termine della
procedura per la richiesta di asilo. Provvediamo alla tessera
dei mezzi pubblici e al cibo. Nei fine settimana mangiamo
siriano insieme a tutti i vicini e guardiamo le foto
di Damasco.
China su pentole e padelle, Greta annusa il cibo ma non
assaggia nulla. Beata resta sul divano, la schiena dritta
e un sorriso esemplare sulle labbra, e prova coraggiosamente
la cucina siriana. Svante e io ci sforziamo di essere
bravi ospiti.
Ma anche se la guerra  entrata in casa nostra, anche se
la guerra ha rifatto i nostri letti con lenzuola della Disney
donate dal centro temporaneo Refugees Welcome di Sickla,
per noi  ancora troppo difficile capire.
E per quanto ci proviamo, ci vuole una tale quantit di
energia per ogni piccolo passo avanti che non riusciamo
a fare di pi, nonostante la voglia. Siamo troppo stanchi.

SCENA 20.

La mamma peggiore del mondo.

Brutta puttana.
In sala, Beata sta prendendo i dvd dalla libreria per lanciarli
gi dalla scala a chiocciola che scende in cucina. C'
stato un periodo in cui avevamo lunghe e serie conversazioni
sul peso di certe parole, ma non succede pi da tempo.
Pippi Calzelunghe e Martina di Poggio di Giugno hanno
ci che si meritano. Non  la prima volta e di sicuro nemmeno
l'ultima.
Vi preoccupate solo di Greta. Mai di me. Ti odio, mamma.
Sei la mamma peggiore del mondo, brutta puttana di
merda grida mentre Jasper il pinguino mi finisce dritto in
testa.
Poi arrivano Rasmus e il vagabondo, Harry Potter, Angelina
Ballerina e decine di altri film.
Beata chiude la porta della camera, tira qualche calcio
al muro con tutte le sue forze ed ancora una volta ci stupiamo
dell'inverosimile resistenza del doppio strato di cartongesso.
La parete regge ed i dvd sono gi graffiati da tempo.
Anche noi siamo pieni di graffi, ma purtroppo non abbiamo
la stessa resistenza dei muri al piano superiore.
Almeno non io.
 decisamente pi difficile rimanere in piedi dopo il secondo
round, ora che  arrivato il turno della seconda figlia.
Nonostante il crollo di Greta sia stato pi grave perch
aveva smesso completamente di mangiare, questo  doloroso
in tutt'altro modo.
Con Greta erano sempre chili, minuti, giorni, tabelle e
schemi. Tutto era chiaro e in quel mondo quadrato e incasellato
c'era qualcosa che dava sollievo.
Con Beata tutto  caos, compulsione, opposizione e panico.
L'unico aspetto in comune  l'et, perch dal punto di vista
strettamente anagrafico l'esplosione si scatena alla stessa
ora: quella preadolescenziale. Tra i dieci e i dodici anni.

SCENA 21.

Svante risolve tutti i problemi portando Beata in Italia.

Nel giro di qualche settimana la nostra quotidianit viene
nuovamente ridotta in frantumi.
Ho appena iniziato a lavorare allo Stadsteatern di Stoccolma
e crollo in fretta. Le riserve sono finite e l'adrenalina
non basta come invece  successo con Greta.
Per niente.
Si sistemer tutto dice Svante decidendo di cambiare
modalit e di partire con Beata per un viaggio in cui possano
stare insieme, rilassarsi e fare le cose che si fanno in
vacanza. Qualunque siano.
Greta non pu viaggiare a causa dei disturbi alimentari
e per di pi si rifiuta di volare per via del clima.
Volare  in assoluto la cosa peggiore che tu possa fare
spiega.
Per dice che se il viaggio aiuter la sorellina possono
andare, quindi Svante e Beata prendono un aereo per la
Sardegna, noleggiano un'auto e alloggiano in un bell'albergo
sulla costa di fronte alla Corsica.
Si tuffano in piscina, cenano al ristorante ed il pensiero
maschile e razionale di Svante ancora una volta si rivela
vincente. Il cambio di ambiente rende Beata felice e serena.
Per qualche ora.
Poi le prende il panico e vuole tornare a casa. Ci sono le
lucertole, il rumore, fa troppo caldo e non riesce a dormire.
Voglio tornare a casa piange.
Adesso non possiamo. Il volo  tra una settimana.
Beata non regge questa realt.
Le viene un attacco di panico, piange tutta la notte ed il
panico prosegue fino a colazione. Fanno il bagno in piscina,
ma lei non fa che piangere e vuole tornare a casa. Ha
paura e non sta bene.
Svante fa il check out, prepara le valigie in pochi minuti,
la carica in macchina e vanno in aeroporto, con le Little
Mix a palla nell'autoradio.
Riescono a prendere il volo pomeridiano per Roma e io
gli prenoto due posti per Stoccolma per il mattino seguente.
Svante trova un bell'albergo last minute vicino a Piazza
Venezia, dalla terrazza sul tetto vedono il sole tramontare
alle spalle della basilica di San Pietro e ne nasce una foto
stupenda a cui molti amici su Facebook mettono like e tutti
scrivono Divertitevi!.
Svante d prova anche nella Citt eterna di saper nascondere
i problemi, poi riprende la via di casa. Beata  tranquilla
e felice.
 la sera della festa di mezza estate del 2016 e tutti e
quattro torniamo a casa a piedi dall'aeroporto con Moses
al guinzaglio. Greta e Beata raccolgono due mazzi di fiori
lungo la strada: sette fiori di mezza estate da mettere sotto
il cuscino per sognare il futuro promesso sposo.
Avete appena prodotto 2,7 tonnellate di anidride carbonica
dice Greta a Svante quando nessuno sente. Cio le
emissioni annuali di cinque persone in Senegal.
Ho capito annuisce Svante. D'ora in poi cercher di
rimanere a terra.

SCENA 22.

La ballata dell'estate 2016.

Non passiamo una buona estate. Le ragazze non possono
andare da nessuna parte. Beata ci ha provato, per ora non
vuole pi. Cerchiamo di attirarla con quello che si pu fare
in citt, ma si rifiuta.
Risponde a tutto ci che proponiamo con un chiudi la
bocca, brutta scema e Greta mangia solo poche cose che
devono essere cucinate a casa in un modo particolare. Non
riesce a mangiare insieme ad altre persone ed anche se  aumentata
di peso ed  stabile non pu saltare i pasti.
Rimaniamo a casa. Beata non riesce a gestire le sensazioni.
Non sopporta noi n i nostri rumori. Sono tutti troppo
forti e non  possibile tenere tutti i pensieri in testa, perch
sono troppi e vanno troppo veloci. Anche Moses deve sopportare
di essere un bersaglio. Si accuccia sotto il pianoforte
a coda e per quanto possibile sta fuori dai piedi.
Dobbiamo stare zitti.
Beata inventa giochi che diventano troppo difficili, non
riesce a controllarli e diventano compulsivi, e quando non
vanno come vuole si infuria con noi perch siamo gli unici
con cui pu sfogarsi. Ma non basta e la frustrazione aumenta.
Alla fine si trasforma in compulsione nei confronti
di tutto ci che ha a che fare con i rumori, come una sorta
di meccanismo di difesa.
Il minimo rumore pu scatenare un attacco. Cos noi andiamo
al parco o facciamo piccole escursioni tra un pasto
e l'altro. Visitiamo serre e giardini biologici o immergiamo
i piedi nel lago Mlaren a Vinterviken.
Beata inverte il ciclo sonno-veglia, si addormenta verso
le cinque e dorme fino alle tre del pomeriggio.
Passa qualche settimana. Svante, Greta e io mangiamo
nella stanza degli ospiti con i piatti di plastica per non fare
rumore. Tutto prosegue. Non va affatto bene, ma almeno
un po' funziona e i giorni passano. Le vacanze estive scivolano
via a fatica con le ragazze che stanno a letto tutto
il giorno.
Una mattina alle sette ci svegliamo perch la casa sta tremando.
Due vicini sono partiti per le vacanze ed approfittano
dell'assenza per far ristrutturare il bagno.
Gli operai spaccano il cemento e non si pu stare in casa
perch il rumore  assordante, ma Beata non riesce a uscire
e questa situazione durer due settimane.
In pochissimo tempo le fragili basi che avevamo costruito
sprofondano.
Passiamo le giornate tra preghiere ed imprecazioni.
L'amministratore di condominio cerca di aiutarci, ma
ovviamente ognuno ha il diritto di ristrutturare il proprio
bagno e nessuno pu farci nulla. Non ci sono alternative.
Una situazione che era gi insostenibile lo diventa ancora
di pi e tutti, a turno, perdiamo il controllo. A volte proviamo
a stabilire dei limiti facendo muro contro muro, ma
questo peggiora solo le cose. In mezzo a questo marasma
riusciamo a ottenere un appuntamento d'emergenza al BUP,
nella sala d'attesa ho un attacco e vado in iperventilazione.
Senza dubbio vogliono aiutarci, ma durante le vacanze
estive  difficile. Andiamo al pronto soccorso dell'ospedale
pediatrico Sachsska con graffi su mani, braccia e volto,
ma troviamo chiuso. Facciamo avanti e indietro per qualche
giorno tra il BUP e il pronto soccorso e alla fine ci danno
delle pastiglie che permettono a Beata di addormentarsi
un po' pi facilmente la sera.
Ma ormai ci  venuto a mancare il terreno sotto i piedi.
Mollo il lavoro allo Stadsteatern e prendo antidepressivi
e tranquillanti in attesa che le vacanze ed i lavori di ristrutturazione
finiscano.
Urliamo. Prendiamo a calci le porte. Ci graffiamo. Picchiamo
contro i muri. Litighiamo. Piangiamo. Chiediamo
aiuto e resistiamo. Ma a poco a poco dentro di noi nasce
una consapevolezza, e il viaggio di Beata ha inizio.

SCENA 23.

Tra le righe.

Il numero di pazienti che ha avuto questo tipo di diagnosi
 cresciuto in modo esponenziale. Ovviamente dipende
dal fatto che  aumentata la quantit di complicazioni per
gli individui con diverse diagnosi sospette, complicazioni
molto spesso legate allo stress.
Sempre pi persone hanno un motivo per indagare perch
la loro quotidianit non  come quella degli altri.
Sempre pi persone hanno bisogno di strumenti che certifichino
la loro disabilit: li definiamo diagnosi. Quindi
le diagnosi sono una cosa buona, salvano le vite.
Il fatto che non sappiamo come funzionino e che si continuino
ad alimentare stereotipi sbagliati, che molto spesso
rischiano di fare pi male che bene,  un'altra storia.
Autismo, ADHD e tutte le altre condizioni neuropsichiatriche
non sono di per s degli handicap. In molti casi, al
contrario, possono essere quel superpotere e quella capacit
di pensare fuori dagli schemi di cui spesso parlano gli
artisti. Artisti come me, per esempio.
Ma le difficolt che possono insorgere sono decisamente
paragonabili a un handicap; un handicap creato da ignoranza,
trattamenti sbagliati, discriminazione o incapacit
di adattamento della societ, adattamento che  necessario
ma di rado si concretizza.
Sono molte le figure che possono farsi carico di questo
handicap. La famiglia pu dare sollievo, spianare la strada,
condividere le difficolt, e questo aiuta. Con un'assistenza
e un adattamento corretti i problemi spesso diminuiscono
con l'et. Al contrario, senza aiuti la nostra esperienza
ci dice che i problemi si allargano rapidamente ed intere famiglie
rischiano di diventare pi o meno co-dipendenti o
co-handicappate.
 proprio quello che sta succedendo in Svezia a decine
di migliaia di famiglie, che vivono in gran parte ai margini
della societ in una condizione di esclusione di cui nessuno
sembra avere idea.
Ovviamente qui non ci sono interessi economici, n lobby.
Tra i bambini e le famiglie invisibili quasi nessuno ha la forza
di parlare. Ci vogliono troppe energie e io non riesco a
scriverne. Perch tra le righe c' una storia che non si pu
raccontare.
Una storia che nessuno ha la forza o la possibilit di documentare
perch coloro che ci sono passati non vogliono tornare
a dover ricordare.  troppo pesante.  troppo doloroso.
Questa storia  decisamente troppo umiliante per tutte
le persone coinvolte e perci devo raccontarla.
 mio dovere perch ho la possibilit di farmi sentire.
Devo raccontare delle telefonate giornaliere agli insegnanti
e ai genitori per alleggerire e rendere possibile la quotidianit.
All'insegnante di tecnica, al supplente di matematica,
al pap del compagno di classe. O delle migliaia di mail
mandate ai vari educatori la sera tardi perch le ragazze si
calmino e riescano a dormire. Dover sempre ricordare a tutti
che ci che  meglio per la maggioranza pu non esserlo
affatto per il singolo.
Gruppi di ginnastica da cambiare, interrogazioni che
non funzioneranno. Gite da annullare. Medicine che finiscono
e farmacie che non hanno avuto le ricette. Supplenti
che non si presentano, notti insonni, attese telefoniche con
la neuropsichiatria infantile e comunicazioni della scuola
che non arrivano.
Vicini che si lamentano, pareti spaccate ed amici che rimangono
delusi e smettono di farsi sentire. Cellulari, computer
e account Instagram che vorresti mandare al diavolo.
Antidepressivi e tranquillanti. Giorni in cui non posso
dormire a casa perch faccio troppo rumore. Concerti e
arie che devo imparare in cantina. Compagni che dicono
cose su Snapchat.
Giorni in cui non ce la fai o non vuoi pi niente. Giorni
che sono solo un buio senza speranza. Giorni - tutti negli
ultimi cinque anni - in cui la nostra famiglia non ha potuto
mangiare insieme, n stare nella stessa stanza.
L'adesivo del movimento di resistenza nordica sul portone,
le immagini della nostra casa su internet e le serate
passate al pronto soccorso psichiatrico dell'ospedale pediatrico
mangiando un panino nella sala d'attesa, per poi sentirci
dire che il problema  solo il nostro tentativo di mettere
dei limiti.
Bambini chiusi in casa perch non riescono pi ad andare
a scuola.
Qualcuno deve parlare di un sistema scolastico da cui
uno studente su quattro viene escluso. Allievi senza voti
perch le scuole con le risorse, che fatturano decine di milioni
di corone, hanno fallito nella ricerca degli insegnanti.
Il fallimento pi redditizio del mondo.
Bambini con autismo costretti ad andare a scuola, vittime
nell'82 per cento dei casi di buUismo. Riunioni urgenti
a scuola, genitori e insegnanti esauriti. Gente che sta peggio
di noi.
Legami tra autismo e depressione e bambini che si tolgono
la vita.
Le statistiche pi nere. Ragazze anoressiche.
E tutto quel dolore senza fine, dolore, dolore per un'infanzia
irrimediabilmente persa perch viviamo in una societ
che ogni giorno include sempre meno persone.
Una societ a cui ci uniformiamo consumando il nostro
tempo e le nostre energie, e no, non serve nessuna diversit
neuropsichiatrica per vedere la follia intorno a noi.
Rimane per il fatto che a volte andare in pezzi  la cosa
pi sana che una persona possa fare. Il problema  che alla
lunga non aiuta.
Per questo non molliamo.
Qualunque cosa succeda non molliamo mai.
Ci proviamo.
Ci aggiustiamo a vicenda.
Magari non torniamo del tutto a posto, ma possiamo sempre
migliorare, e quella  una forza.
 una speranza.

SCENA 24.

Street dance.

 marted e ci stiamo ancora riprendendo da un fine settimana
schifoso.
Venerd  venuta una nuova insegnante per Beata e ha
chiesto come mai fosse cos stanca e a che ora andasse a
letto la sera.
A mezzanotte ha risposto Beata. L'insegnante  andata
su tutte le furie ed ha fatto un lungo discorso, ovviamente
con buone intenzioni, su quando  il caso di andare a letto
e quante ore bisogna dormire per reggere una giornata
di scuola, e queste parole hanno stressato Beata al punto
che non ha dormito per tutto il fine settimana. In tre giorni
la famiglia  crollata di nuovo come un castello di carte.
Oggi per  marted e si va a danza.
 importante essere in orario, perch a volte lo stress di
arrivare in ritardo  cos forte che non si parte nemmeno.
Cos ci muoviamo per tempo.
Beata deve evitare certi sampietrini.
Deve sempre partire con la gamba sinistra e se sbaglia
deve ricominciare. E io devo fare esattamente lo stesso, il
che  difficile perch ho le gambe pi lunghe, e quando
camminiamo insieme avanti e indietro per strada la scena
 piuttosto comica. Avanti e indietro.
 solo un chilometro ma ci vuole quasi un'ora e lei ha
queste compulsioni esclusivamente con me. Capisco benissimo.
Perch io ero esattamente cos con mia mamma, tutti
i miei tic peggioravano molto in sua compagnia.
Una volta arrivate scopriamo che oggi c' un supplente
e non  un bene, perch non rientra nella routine e a Beata
non piace ci che non rientra nella routine. Mi siedo fuori
ad aspettare.
Ogni marted rimango l due ore. Non posso muovermi,
neanche per andare in bagno, altrimenti Beata si agita. Deve
sempre vedermi dallo spiraglio della porta.
Sento la parete ed il pavimento vibrare per i bassi. L'ansia
si fa sentire un po' nello stomaco. Di solito il volume non
 cos alto. Rispondo a qualche mail dal telefono e cerco di
sfruttare il tempo. Dopo un po' mi avvicino a sbirciare da
una fessura tra le tende dietro la porta. La musica rimbomba
e otto ragazze ballano Street dance mentre il supplente
grida i passi di fronte a loro. La nona ragazza non si muove,
 in lacrime al centro della stanza con le orecchie tappate.
Trema tutta.
Mi precipito a chiedere per la decimillesima volta di abbassare
il volume, non vedi che piange?! Ma il supplente
non capisce perch la cosa dovrebbe interessargli, quindi
prendo Beata e la porto a casa. Aggiungiamo la danza alla
lunga lista delle attivit di gruppo fallimentari.
Prima di andare a casa, per, riesco ad abbracciarla.
A lungo. Piange disperata tra le mie braccia,  terribile,
ma almeno posso sentirmi la mamma di cui una figlia ha
bisogno.
 la prima volta da tanto tempo che posso tenere tra le
braccia il mio piccolo amore.  come tornare a casa dopo
una vita in esilio.
 il momento migliore.
Di tutti.

SCENA 25.

Approccio a basso impatto emotivo.

In autunno Beata inizia le varie visite per le diverse condizioni
neuropsichiatriche. Dopo l'ultimo incontro individuale
presso il BUP, dobbiamo rivalutare la situazione con
Beata e gli insegnanti.
Mi ricordo quando Beata doveva fare i vaccini a scuola,
 stata agitata per settimane dice Svante. A volte piangeva
disperata perch dovevano farle l'iniezione. Quel giorno
l'ho accompagnata dall'infermiera della scuola e per
tutto il tempo non ha fatto una piega. Si  tolta il maglione,
ha allungato il braccio e si  fatta fare la puntura senza
batter ciglio. Sembrava stesse guardando un noiosissimo
film alla TV. Le hanno messo il cerotto, si  infilata il maglione
ed  tornata in classe come se fosse stata la cosa pi
naturale ed insignificante del mondo. Una volta a casa nel
pomeriggio  scoppiata e ha avuto un lungo scatto d'ira.
Svante balbetta un po' mentre racconta, come fa sempre
quando  emozionato.
La descrizione corrisponde parzialmente a molte diagnosi
diverse, ma non soddisfa del tutto i criteri necessari per
averne una precisa.
Potrebbe essere al 90 per cento ADHD, al 60 per cento
autismo, al 50 per cento disturbo oppositivo provocatorio
e al 70 per cento disturbo ossessivo-compulsivo spiega lo
psicologo. Quindi  al 100 per cento una condizione neuropsichiatrica
ma senza una diagnosi certa.
Quando finisce di parlare mi accorgo che Svante per la
prima volta in quindici anni sta piangendo in pubblico. Non
piange spesso comunque; ma ora non riesce a smettere.
Dovete aiutarla singhiozza senza sosta.
Alla fine a Beata viene diagnosticato l'ADHD con tratti di
Asperger, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo oppositivo
provocatorio.
Senza una diagnosi non avremmo potuto fare quegli aggiustamenti
con la scuola che l'hanno riportata a stare bene.
Senza una diagnosi non avrei potuto dare spiegazioni ai
genitori dei compagni, agli insegnanti e alle altre persone.
Senza una diagnosi non avrei potuto continuare a lavorare.
Senza una diagnosi non avremmo mai potuto scrivere
questo libro.
Questa  la dura realt. La differenza  come tra il giorno
e la notte.
Adesso per la diagnosi c' e per lei  un nuovo inizio,
una spiegazione, un risarcimento.
Nostra figlia frequenta un'ottima scuola. Una scuola
con risorse, conoscenze e personale competente. Una delle
pochissime che stanno iniziando a prendere sul serio
l'inclusione, le disabilit e l'adattamento alle esigenze del
singolo. Ma sono ancora gli sforzi individuali e volontari
degli insegnanti a fare la vera differenza. Beata ha degli
insegnanti stupendi che la fanno stare bene. Non le danno
compiti. Scegliamo noi le attivit. Evitiamo tutto ci
che comporta stress.
E funziona. A casa impariamo che un approccio a basso
impatto emotivo  la cosa migliore. Qualunque cosa succeda,
mai contrastare la rabbia con la rabbia, perch porta
pi danni che vantaggi. Ci adeguiamo e programmiamo
con routine e rituali rigorosi. Ora per ora.
Cerchiamo di trovare delle abitudini che funzionino. A
volte, quando cpita un imprevisto, crolla tutto, ma ricominciamo
subito da capo. Ci dividiamo. Una bambina a testa.
Viviamo in zone separate.
Tutte le famiglie hanno un eroe. Il nostro  Beata. Nei momenti
peggiori di Greta  stata Beata a fare dei passi indietro
e cavarsela da sola. Se non l'avesse fatto, nulla avrebbe
funzionato. Senza di lei non ce l'avremmo fatta.
Io sono quella che le sta pi vicino, perch sono sua mamma.
E siamo terribilmente simili. Io sono quella che la capisce
meglio, e lei lo sa. Anche se non lo ammetterebbe mai.
A volte sbaglio. A volte sono io la bambina. L'approccio
a basso impatto emotivo non mi riesce sempre.
Per le vorr bene fino alla fine dei tempi e oltre.

SCENA 26.

Una posizione privilegiata.

Il fatto che le nostre figlie alla fine abbiano ricevuto un aiuto
 stato una combinazione di moltissimi fattori diversi.
In parte  dipeso dalle cure esistenti, dai metodi comprovati,
dai consigli e dalle terapie. Ma  stato soprattutto grazie
al nostro duro lavoro, alla pazienza, al tempo, alla fortuna
e al fatto che parecchie persone hanno infranto regole e
fatto cose che non potevano fare, perch sapevano che era
giusto, che Greta e Beata hanno avuto quel risarcimento.
Ma non si pu andare avanti cos.
Una societ non pu affidarsi alla fortuna o alla disobbedienza
civile. La maggior parte dei genitori non ha
250000 followers sui social. La maggior parte dei genitori
non pu stare a casa a tempo pieno senza prendere un congedo
per malattia. La maggior parte dei genitori non pu
contare sul proprio status sociale.
...
Parte seconda.

Persone esaurite su un pianeta esaurito.

Non ne posso pi.
In realt s ma ho reso l'idea.

NINA HEMMINGSSON.

SCENA 27.

Negazione.

Da una griglia di ventilazione in Fleminggatan arriva odore
di ammorbidente.
Stoccolma. Gennaio.
Cimiteri di alberi di Natale.
Una pioggia infinita, gelida, mi fa compagnia lungo le
strade fangose.
Durante le vacanze di Natale la citt  quasi vuota, gli
abitanti vanno altrove.
Sono tutti a Los Angeles o in Thailandia. In Florida o a
Sydney. Alle Canarie o in Egitto.
Noi svedesi siamo impareggiabili. Difendiamo qualunque
causa possibile. Ci battiamo per i rifugiati, gli emarginati
e le ingiustizie.
Da un punto di vista ecologista, per, non siamo altrettanto
brillanti e io sono una dei peggiori.
Voi celebrit siete per l'ambiente quello che l'estrema
destra  per la societ multiculturale dice Greta a
colazione.
Non  una cosa carina da dire a una persona a cui piace
il multiculturalismo. Per mi rendo conto che  vero. Non
solo per le celebrit, ma anche per la maggior parte della
gente. Tutti vogliono avere successo e niente  legato al
successo pi del lusso, del superfluo e dei continui viaggi.
S, ma se mi ammalo o perdo popolarit non guadagno
pi un centesimo provo a ribattere. Anche se una persona
ha la possibilit di farsi sentire e dare un buon esempio,
non significa che si debba pretendere da lei sempre una responsabilit
morale.
Greta per non  d'accordo. Guarda il mio profilo Instagram.
 arrabbiata.
Fammi il nome di una celebrit che si batte per il clima!
O di una che sia pronta a sacrificare il lusso di volare
in giro per il mondo!
Si battono per altre cose rispondo senza trovare un solo
argomento che funzioni.
Okay! Allora dimmi una cosa per cui si battono a cui
non potremmo porre rimedio in futuro anche se volessimo,
a parte magari la guerra nucleare globale!
Ha ragione,  ovvio. Se distruggiamo il clima non possiamo
rimetterlo a posto e le future generazioni non potranno
sistemare tutto, per quanto lo desiderino.
E s, la gente si batte per le cose sbagliate. Anzi: ci battiamo
per le cose giuste, ma finch il nostro stile di vita va
contro la questione pi importante di tutte, il rischio  che
si finisca per lottare invano.
Naturalmente non dobbiamo diventare tutti attivisti per
il clima. Il minimo per sarebbe almeno smettere di prendere
parte alla distruzione dell'ambiente e del pianeta e di
esporre questo massacro climatico come un trofeo sui social.
Ovviamente io sono parte del problema.
Non sono passati nemmeno tre anni da quando postavo
selfie soleggiati dal Giappone. Un Buongiorno da Tokyo
e sul telefono si riversavano diecimila like.
Sul volo di ritorno ho passato un'intera giornata a guardare
dal finestrino la Siberia e il Mar Glaciale Artico,
mentre il canto monotono dei motori dell'aereo dava prova del
suo piccolo ma fondamentale ruolo nella liberazione dei
gas serra della tundra, rimasti intrappolati per millenni nel
sonno del permafrost.
Ho provato una fitta. Un dolore che prima chiamavo febbre
da viaggio o paura di volare, e che invece adesso cominciava
ad assumere una forma diversa, pi nitida.
Qualcosa non tornava.
Eppure mi ero esibita davanti a ottomila persone e i concerti
erano stati registrati per la televisione giapponese, quindi
il mio viaggio aveva avuto uno scopo, pensavo.
Come se alla biosfera e all'ecosistema importasse della
televisione giapponese.
La negazione  una forza potente.

SCENA 28.

Ingordigia.

Un'atmosfera equilibrata e funzionante dal nostro punto
di vista  una risorsa limitata; una natura limitata che appartiene
a tutti gli esseri viventi in maniera uguale. Con il
livello di emissioni attuale queste risorse finiranno in diciotto
anni.
Nel migliore dei casi.
In un'atmosfera che sia funzionante per noi, infatti, la
quantit di anidride carbonica non dovrebbe superare le
350 parti per milione, secondo le ricerche attuali. Al momento
abbiamo gi superato le 410 parti e tra dieci o dodici
anni raggiungeremo le 440.
E via cos.
Secondo il servizio per la compensazione climatica di
Arlanda, una persona che vola in classe economica da
Stoccolma a Tokyo e ritorno produce 5,14 tonnellate di anidride
carbonica.
A spanne  come se durante il tempo totale del volo,
cio circa 25 ore, una persona consumasse 200 chili di carne
bovina.
Le nostre nuove abitudini hanno senza dubbio ridimensionato
l'ingordigia degli antichi romani e dell'aristocrazia
francese del Settecento.
Secondo la Banca mondiale, la media di emissioni di un
abitante dell'India  di 1,7 tonnellate all'anno. In Bangladesh
 di 0,5 tonnellate.
No, ormai non possiamo pi parlare di solidariet e
uguaglianza senza considerare la nostra impronta ecologica.
Batterci per la giustizia  una missione che ci sta sfuggendo
di mano.

SCENA 29.

Simbiosi.

Avrei dovuto scrivere un libro di cucina. Un libro sui biscotti
e i miei compositori preferiti. O una vera autobiografia.
Ricordi di una cantante.
Non avrei dovuto parlare di esaurimento, medicine e
diagnosi.
Un libro carino. Magari sullo yoga. In cui di sicuro mi
batto anche per simpatiche questioni ambientali: sacchetti
di plastica, sprechi alimentari o qualcos'altro che non viene
percepito come scomodo o pesante.
Un libro positivo che non tocchi in nessun modo argomenti
come disturbi alimentari o depressioni. Oppure il fatto
che in certi giorni non riesci ad alzarti dal letto perch
non puoi, non vuoi o non hai le forze. Il fatto che in certi
giorni pensi cose che non si possono pensare.
Non avrei dovuto scrivere un libro su come sono stata.
Non avrei dovuto scrivere un libro su come  stata la mia
famiglia per lunghi periodi negli ultimi anni.
Per devo. Perch siamo stati da schifo. Io sono stata
da schifo. Svante  stato da schifo. Le ragazze sono state
da schifo. Il pianeta  stato da schifo. Perfino il cane  stato
da schifo.
E siamo stati costretti a scriverlo.
Insieme.
Perch quando ci siamo resi conto del perch stavamo
cos, abbiamo iniziato a stare meglio.
Siamo stati costretti a scrivere questa storia, perch siamo
tra coloro che hanno ricevuto un aiuto. Abbiamo avuto
fortuna e a volte credo che ne usciremo pi forti. Pi forti
e pi uniti. Lo penso spesso.
Ed  ora che tutti noi cominciamo a parlare di come stiamo.
Dobbiamo iniziare a dire come stanno le cose.
Viviamo in un periodo storico di sovrabbondanza. Le risorse
totali del mondo non sono mai state cos grandi.
Proprio come la spaccatura che separa ricchi e poveri. Alcuni
hanno molto, molto pi di quanto hanno bisogno. Altri
non hanno niente.
Al tempo stesso il mondo intorno a noi sta sempre peggio.
I ghiacci si sciolgono. Gli insetti muoiono. I boschi vengono
saccheggiati e i mari e gli ecosistemi sono in ginocchio.
Proprio come molte persone intorno a noi.
Gente che  andata in pezzi proprio come noi, gente che
 ancora devastata. Nostri amici.
Chi non  riuscito a stare al passo con questa velocit.
Chi non  riuscito ad adattarsi al modello.
Chi non ha avuto la fortuna di trovare il medico giusto.
Chi non ha nemmeno avuto un posto nelle statistiche.
Tutti coloro che vivono davvero in simbiosi con il pianeta
in cui abitano. Per non quella simbiosi di cui parliamo
sempre, quella vita vicina alla terra in armonia con la natura.
Questa  un'armonia completamente diversa: un accordo
nuovo.
Riguarda persone esaurite in un pianeta esaurito.
E queste storie non hanno posto nei libri di cucina.

SCENA 30.

Astrofisica.

La terra impiega 23 ore, 56 minuti e 4,091 secondi per compiere
un'intera rotazione intorno al proprio asse e completare
un giorno. A volte sembra che vada un po' pi in fretta,
ma la velocit  precisa al millisecondo. Per contro ci sono
altre cose la cui velocit aumenta indubbiamente mentre
girano, per esempio le nostre vite.
Quando ero piccola si diceva che un computer non avrebbe
mai potuto sostituire una persona.
Pensa agli scacchi! Un computer non pu battere una
persona si diceva.
Poi, nel 1990, un uomo di nome Ray Kurzweil sostenne
che, siccome l'abilit informatica mondiale raddoppiava
ogni anno, entro il 1998 un computer avrebbe battuto
il miglior scacchista del mondo. Questione di pura logica.
E infatti, il 3 marzo 1997 a New York, in una delle partite
di scacchi pi famose al mondo, il campione mondiale
in carica Garri Kasparov venne sconfitto dal software Deep
Blue della IBM.
Ray Kurzweil aveva ragione.
Oggi  caposviluppo di Google e afferma per esempio
che un bambino dotato di uno smartphone che vive nella
campagna africana ha accesso a pi informazioni di quante
ne aveva il presidente americano solo vent'anni fa. Secondo
Kurzweil,  di nuovo solo una mera questione di tempo,
ma un giorno i computer possiederanno un'intelligenza
artificiale pari a quella umana;  un'ovviet matematica
che verr superata nel 2029. Questo  rappresentativo della
velocit alla quale la nostra societ sta cambiando.
Per non ci dice tutto.
Sperimentiamo di pi, ci emozioniamo di pi, pensiamo
di pi. Sui social dibattiamo le questioni sociali a una
velocit e su una scala che fanno apparire gli anni Novanta
come un'antica societ contadina.
Niente pu riposare, tutto deve essere estremizzato. Tutto
deve essere portato all'apice.
Produciamo di pi. Consumiamo di pi, di fatto qualunque
cosa facciamo la facciamo di pi. Molto di pi.

SCENA 31.

Pensa in grande e manda tutti al diavolo.

Si intitola cos uno dei best seller del presidente americano.
Pensa IN GRANDE!
Donald Trump incarna il peggio della nostra societ. 
il capolinea del nostro tempo, ma ovviamente noi viviamo
da tanto nel suo mondo. Il mondo del vincente. Un mondo
in cui tutto deve espandersi.
Il mondo  come una giostra che gira a ritmo sempre
pi veloce.
Ma quale velocit sar eccessiva? Raggiungeremo un punto
critico in cui non potremo pi chiudere gli occhi davanti
a chi non riesce ad adattarsi alla velocit e cade?
Tutti coloro che sacrifichiamo a vantaggio di una societ
in continua crescita. Ci che conduce a uno standard di vita
pi elevato perch la forza trainante di stare un po' meglio
e arrivare pi vicino all'apice vertiginoso trascina tutto. S,
a volte pu sembrare addirittura abbastanza ragionevole
chiudere gli occhi davanti al fatto che non stiamo facendo
altro che segare il ramo su cui siamo seduti tutti quanti.
Il fatto  che in mezzo a tutte le curve di crescita ascendenti
tantissime persone stanno sempre peggio. La solitudine
involontaria  diventata una malattia cronica diffusa.
L'esaurimento e il disagio psichico non sono pi una bomba
ad orologeria. La bomba  gi esplosa.

SCENA 32.

Le cifre del disagio.

I disturbi psichici nei ragazzi tra i dieci e i diciassette anni
sono aumentati di oltre il 100 per cento in dieci anni. Secondo
il rapporto della Commissione nazionale per la Sanit del
dicembre 2017, quasi 190000 bambini e giovani in Svezia
soffrono di qualche forma di disturbo psichico. A stare peggio
sono le bambine e le ragazze: il 16 per cento di loro ha
avuto contatti con la psichiatria nell'et evolutiva. Quasi
una su sette in Svezia.
Le diagnosi di ADHD e autismo sono pi che raddoppiate
negli ultimi cinque anni.
Si parla di decine di migliaia di bambini e ragazzi che
non frequentano la scuola. La zona grigia  grande ed il numero
di casi non segnalati  enorme, perch nessuno vuole
finirci dentro. Nonostante le statistiche incomplete, per,
riconosciamo i contorni di un dramma.
E da nessuna parte si vedono segnali che il trend sia in
diminuzione. O in rallentamento.
Sta accelerando.

SCENA 33.

In gonna e guantoni da boxe

Cerchiamo le cause della situazione attuale. Indaghiamo
e pensiamo che in nessun posto della terra esista la parit
dei sessi e che ne abbiamo la dimostrazione ovunque ed in
ogni momento. Ovviamente alcuni esempi sono pi evidenti
di altri ma, una volta che si inizia a cercare, le scoperte
non finiscono mai.
In termini generali, la donna pi forte non pu misurarsi
con l'uomo pi forte quando si tratta di massa muscolare
o capacit polmonare. Ci non significa che le donne
non siano pi forti degli uomini.
Dipende tutto da come concepiamo la forza e da quali
caratteristiche valutiamo migliori. Nessuno per pu negare
che le caratteristiche che tradizionalmente colleghiamo
al successo e alla felicit sono strettamente correlate con la
fisiologia maschile.
Pi alto, pi grande, pi veloce, pi forte. Di pi.
E quando diciamo che vogliamo la parit dei sessi, all'atto
pratico significa spesso che per farcela noi donne dobbiamo
uniformarci al modello maschile con cui non potremo
mai competere ad armi pari. Dobbiamo semplicemente
diventare uomini.
Dobbiamo sottostare alle loro condizioni. Proprio come
nella famosa immagine della donna che si tira su le maniche
e mostra i bicipiti, dobbiamo diventare donne in gonna
e guantoni da boxe: simboli di una battaglia che in fondo
non possiamo vincere. E se ci riuscissimo contro i pronostici,
probabilmente saremmo percepite come poco femminili:
troppo forti, troppo brave; il nostro modo di fare
le cose  quasi sempre sbagliato e sar cos finch non cominceremo
sul serio a smascherare i modelli che guidano
questo mondo.
Quei modelli che ogni secondo fanno cadere sempre pi
gente dalla giostra. I modelli che tante volte espongono le
persone a un chiaro pericolo di vita perch ci costringono
a diventare qualcosa che non siamo per essere definiti persone
di successo. Oppure semplicemente per adeguarci.
Secondo l'Istituto di previdenza sociale svedese, il numero
di congedi per malattia per esaurimento nervoso  aumentato
dal 2010. Di sei volte. Oltre l'80 per cento sono donne.
Queste cifre parlano chiaro. E in modo drammatico.
E anche il fatto che non abbiano pi spazio nel dibattito
sociale e tra le notizie ci dice qualcosa. Qualcosa che, ancora
una volta, spiega alle future generazioni chi e cosa 
ritenuto importante.
E chi e cosa no.
Per contro, il femminismo  un concetto estremamente
soggettivo e molti sobbalzano quando lo si cita in un'ottica
di sostenibilit. Questo collegamento merita una sezione a
parte nelle biblioteche ben fornite, ma in questo contesto 
sufficiente constatare che le donne e le persone ipersensibili
sono pesantemente sovrarappresentate nella statistica
nerissima che costituisce l'altra faccia della medaglia della
societ competitiva.

SCENA 34.

Una transizione storica.

Come abbiamo detto, ci troviamo nel pieno di una crisi della
sostenibilit. Ma ci troviamo anche nel pieno di una grave
crisi climatica. Ormai quasi nessuno la nega pi, ed  un
bene. Il problema  solo che dal punto in cui ammetti l'esistenza
della crisi al punto in cui ne capisci l'entit il passo
 lungo. Enorme.
Tutti noi oggi siamo a met di questo passo, una stanza
vuota in cui tutto pu proseguire come al solito.
Crediamo di sapere cosa comporti la crisi.
E presupponiamo che tutti lo sappiano.

SCENA 35.

Una lettera a tutti quelli che hanno la possibilit di farsi sentire.

Mi chiamo Greta e ho quindici anni. Mia sorella Beata ne
compir tredici in autunno. Non possiamo votare per le elezioni
anche se le questioni politiche in gioco in questo momento
influenzeranno le nostre vite in un modo che non
ha precedenti rispetto alle altre generazioni.
Se vivremo fino a cento anni vedremo un pezzo del prossimo
secolo, che  una cosa stranissima, lo so. Perch quando
oggi si parla di futuro di solito si intende tra qualche
anno. Qualunque cosa oltre il 2050  talmente lontana
che non esiste nemmeno nella fantasia. Ma io e mia sorella
- speriamo - non saremo nemmeno a met della nostra
vita. Mio nonno ha novantatr anni e suo padre  arrivato
a novantanove, quindi non  impossibile che avremo
una vita lunga.
Nel 2078 e nel 2080 compiremo settantacinque anni. Se
avremo figli e nipoti forse vorranno festeggiare con noi.
Magari racconteremo di come si stava quando eravamo piccole.
Magari racconteremo di voi.
Forse ci chiederanno perch voi che avevate la possibilit
di farvi sentire non avete detto niente. Ma non deve
per forza andare cos. Potremmo cominciare a comportarci
come se fossimo nel mezzo della crisi in cui di fatto
ci troviamo.
Dite sempre che i bambini sono il futuro e che per i vostri
figli fareste qualunque cosa. Sentirvelo dire ci d speranza.
Se lo pensate davvero, per favore ascoltateci. Non
vogliamo il vostro incoraggiamento. Non vogliamo i vostri
regali, i vostri voli charter, i vostri hobby o tutta la vostra
illimitata libert di scelta. Vogliamo che vi buttiate seriamente
in questa grave crisi della sostenibilit che  in corso
intorno a voi. E vogliamo che cominciate a dire come
stanno le cose.

SCENA 36.

La trappola del lusso.

In Svezia, secondo la Commissione per la salvaguardia della
natura, emettiamo ogni anno 11 tonnellate di anidride
carbonica per persona, considerando sia quello che produciamo
qui sia quello che consumiamo all'estero. Secondo il
Living Planet Report del WWF, la nostra impronta ecologica
 tra le dieci maggiori al mondo, e se tutti vivessero come
noi servirebbero 4,2 pianeti come il nostro.
Crediamo di avere ancora la possibilit di scegliere, di
poter contrapporre attivit diverse per bilanciare le emissioni.
Per esempio, diventare vegani per poter continuare
a volare. O comprare un'auto elettrica per poter continuare
a fare shopping e mangiare carne. Oppure come compensare
le emissioni per le cose che faremo, in un'ottica di
sostenibilit, quando in realt abbiamo gi ipotecato tutto
oltre ogni nostra immaginazione.
La verit  che il nostro credito ambientale  finito quando
abbiamo superato le 350 parti per milione di anidride
carbonica nell'atmosfera. Pi precisamente, nel 1987.

SCENA 37.

Abolire i combustibili fossili.

La Svezia sar il primo paese industrializzato al mondo
ad abolire i combustibili fossili ha annunciato il primo ministro
pronunciando la dichiarazione governativa nell'autunno
2017. Sembrava stupendo. Quasi come due anni
prima, quando aveva detto praticamente la stessa cosa.
Perch, numeri alla mano, non era cambiato granch dalla
volta precedente.
Secondo un'analisi del 2018 dell'Associazione per la salvaguardia
della natura, la Svezia stanzia 11 miliardi di corone
per l'ambiente. Al tempo stesso il bilancio pubblico
prevede sovvenzioni dannose per l'ambiente per un totale
di 30 miliardi, sovvenzioni che incentivano le emissioni di
gas serra. In pratica  come mandare un camion dei pompieri
pieno d'acqua e tre autocisterne cariche di benzina a
spegnere un enorme incendio.
Per.
Abolire i combustibili fossili  un'espressione innegabilmente
bella, radicale ed a favore della crescita. E non
meno potente di sostenibile, ma con molte meno pretese.
Abolire i combustibili fossili, infatti, pu riguardare
tutto, dall'energia solare agli inattesi guadagni ambientali,
dalla deforestazione al mercato delle emissioni, fino ai
rifiuti radioattivi.
Se investiamo in espressioni come abolire i combustibili
fossili procrastiniamo parole come cambiamento,
allungando di un sacco di anni il pagamento del nostro debito
ambientale, e continuando soddisfatti a dire che siamo
i pi bravi del mondo.

SCENA 38.

Le clausole in piccolo.

Spesso sentiamo dire che presto dovremo cavarcela con 2 misere
tonnellate di anidride carbonica per persona all'anno.
O che noi svedesi dobbiamo diminuire le emissioni di un
decimo rispetto a ora per rientrare nell'Accordo di Parigi.
Tutti questi calcoli, per, si basano su cose che sono ben oltre
il nostro controllo. Per esempio, scoperte che nessuno ha
ancora fatto od un utilizzo sostenibile dei boschi e del terreno
che per ora non esiste.
Oppure la speranza che nessun altro dei quasi 8 miliardi
di abitanti della terra si metta in testa di elevare i propri
standard di vita ereditando le abitudini che per noi sono
un diritto naturale.
Due tonnellate  un numero ridicolo dice Kevin
Anderson dell'Universit di Uppsala. Non significa nulla
e credo che sia un vecchio residuo dei primi rapporti
dell'IPCC, il gruppo di esperti dell'ONU, in cui si consideravano
cifre di emissioni incomplete e si diceva che era necessario
dimezzarle. Le nostre emissioni di anidride carbonica
devono arrivare a zero, questa  la cruda verit.
Queste cifre possono facilmente essere considerate uno
scenario utopistico.
Non significa per che sia tutto perduto o che sia troppo
tardi. Significa che dobbiamo cambiare le nostre abitudini.
Ora.

SCENA 39.

Come in un sogno.

L'irrealt  quasi la cosa peggiore. Ci sono momenti in cui,
da persone consapevoli della questione climatica e della sostenibilit,
ci chiediamo se siamo fuori di testa.
Se siamo impazziti.
Sono le occasioni in cui ci rendiamo conto che ci che
costituisce la nostra quotidianit, tutto ci che chiamiamo
normale, spesso  la cosa pi lontana dalla normalit che
si possa immaginare.
Sono gli istanti inafferrabili in cui tutto intorno a noi viene
trasformato in scenografie.
Come una stanza d'albergo con l'aria condizionata in
una metropoli rovente. Un centro commerciale con quattrocento
negozi. Come guidare in una tempesta di neve fino
a raggiungere la sicurezza dentro una cosa che chiamiamo
tunnel. Un supermercato con prodotti provenienti da ogni
angolo immaginabile del mondo. O la tranquillit emotiva
nell'incrociare lo sguardo gentile di una hostess che parla
svedese e ci saluta con un cenno quando saliamo su un
volo della SAS dall'altra parte del mondo.
Tutto ci che noi e la gente che popola la nostra quotidianit
percepiamo come naturale e che in un istante ci trasmette
sicurezza, allontanandoci da ogni pericolo.
Tutto questo somiglia perlopi a scenografie; una grandiosa
rappresentazione dell'ra dell'uomo, l'Antropocene.
La festa  arrivata alla conclusione.
Fine dei giochi.
Si apre una finestra e una luce nuova riempie la stanza.
L'irrealt diventa realt.
Tessuti e sipari svolazzano nel vento. Gli oggetti di scena
turbinano nella neve. Cadono le maschere e le intonazioni,
tintinnando sul palco e in sala. Tutto viene ribaltato.
Stravolto.
Noi, che abbiamo separato la nostra cultura dalla natura
e messo al primo posto sempre l'apparenza, abbiamo di
colpo superato un limite invisibile. Ci fermiamo uno dopo
l'altro e rimaniamo immobili nello spettacolo che freneticamente
continua a girare intorno a noi.
La rappresentazione per  gi finita ed  ora di cambiare
il nostro comportamento. Rompere la quarta parete.
Smettere di fingere.
Una societ che d pi importanza alla superficie che al
contenuto non potr mai diventare sostenibile e non riusciremo
mai a risolvere la crisi climatica e della sostenibilit
se non ci liberiamo di questa cultura che ci impedisce
di parlare di come stiamo, cosa che per decenni e secoli abbiamo
scelto di ignorare e nascondere.

SCENA 40.

L'arte di mentire.

A volte siamo noi esseri umani la causa. Il primo ministro
sta parlando del clima in diretta dal Parlamento.
Sta mentendo dice Greta alzandosi dal divano davanti
alla televisione. Sta mentendo!!
Perch? chiedo.
Dice che siamo noi la causa, ma non  vero. Io sono un
essere umano e non  colpa mia. Neanche di Beata e nemmeno
tua e di pap.
No, hai ragione.
Lo dice solo per farci continuare come sempre, perch
se  colpa di tutti non  colpa di nessuno. La colpa per 
di qualcuno, quindi quello che dice non  vero. Sono poche
centinaia di aziende a causare quasi tutte le emissioni.
E sono pochissimi uomini molto ricchi ad aver guadagnato
migliaia di miliardi distruggendo il pianeta, anche se conoscevano
i rischi. Quindi il primo ministro sta mentendo
esattamente come gli altri.
Greta sospira.
Non  colpa di tutti.  colpa di pochi e per salvare il pianeta
dobbiamo combattere loro e le loro aziende ed i loro soldi
e metterli di fronte alle loro responsabilit.

SCENA 41.

Crescita green.

Ogni volta che i politici o i responsabili della sostenibilit
parlano del clima o dell'ambiente, dicono tutti la stessa
cosa: dobbiamo ridurre le emissioni.
Ridurre, certo. Tra il 10 e il 15 per cento all'anno se vogliamo
mantenere l'obiettivo dei 2 gradi dell'Accordo di Parigi.
L'unico problema  che queste emissioni non diminuiranno
mai, a parte qualche rara eccezione. E siccome quella
rara eccezione di solito dipende da una crisi economica
globale, forse non  tanto strano che la riduzione non risulti
sempre vantaggiosa per coloro che ragionano in una prospettiva
temporale pi breve di un museo di storia naturale.
Cio grossomodo tutti gli abitanti della terra.
Quindi le emissioni continuano ad aumentare, nonostante
da tempo abbiamo superato enormemente i livelli
che ci consentono di mantenere un clima stabile. L'ultima
volta che c' stata la stessa quantit di anidride carbonica
nell'atmosfera, per esempio, il livello del mare era 20 metri
pi alto rispetto a oggi.
No, l'aumento delle emissioni non  certo un caso.  una
scelta consapevole e le cose andranno avanti cos finch non
decideremo che il nostro unico obiettivo non  pi la crescita
economica, ma la riduzione radicale delle emissioni:
chiudere il prima possibile i rubinetti del petrolio e adattarci
alla nuova realt che i ricercatori di tutto il mondo
inevitabilmente ci indicano.
Ci non significa che una crescita green, sostenibile, non
sia auspicabile, possibile o ben accetta.
In questo momento per non possiamo porci altri obiettivi
se non la riduzione delle emissioni, perch non abbiamo
pi margine.

SCENA 42.

La parte pi noiosa.

Davanti al computer, Svante si strofina forte le mani sulla
faccia. Ci hanno mandato le bozze del libro per la rilettura
e stiamo valutando il risultato. Si volta verso Greta.
Okay, qualcuno dice che  un po' pesante verso la scena
41, pensano che sia molto pi divertente quando ci siete
tu e Beata. Possiamo inserire qualcosa?
In che senso? domanda Greta, che ha appena selezionato
delle immagini di maiali al macello che spera di poter
mettere nella parte in cui spiega che miliardi di animali
vivono la loro breve vita su un nastro trasportatore perch
noi uomini ci siamo arrogati il diritto di industrializzare
la vita stessa.
Cio, possiamo scrivere qualcosa di voi?
No risponde secca. Altrimenti ci sar un sacco di roba
personale. L'esaurimento della mamma e le cose che tutti
amano leggere delle celebrit. Questo  un libro sul clima
e deve essere noioso. Devono accettarlo cos.

SCENA 43.

La solita storia.

In gran parte del pianeta  in corso una guerra di informazione
sulle condizioni della nostra sopravvivenza futura.
I ricercatori e le organizzazioni ambientaliste dicono una
cosa mentre l'economia e le lobby ne dicono un'altra.
Grazie al disinteresse dei media, la nostra svolta ambientalista
si  ridotta ad un gioco politico in cui la parola di uno
viene messa contro la parola dell'altro, e vince il pi popolare.
E indovinate quale crisi climatica e della sostenibilit
convince di pi? Quella che esige cambiamenti o quella
che dice che possiamo continuare a fare shopping e viaggiare
in aereo per l'eternit?
Indovinate dietro quale crisi sta la maggior parte dei politici?
L'unico problema  che di fronte all'alternativa pi
popolare si tralascia qualche piccolo dettaglio. Per esempio
il fatto che sia una crisi e non una possibilit di nuovi
successi economici. La minaccia pi grande della storia per
l'umanit affonda in un mare di promesse di sostenibilit
per una crescita futura, eternamente green.
Non si sente lo scioglimento dei ghiacci. Non si parla
del fatto che l'utilizzo industriale del terreno su scala globale
mette a rischio il nostro futuro. E nessuno racconta di
come vengono abbattute le foreste pluviali, al punto che
non solo non sono pi in grado di catturare l'anidride carbonica
ma ne rilasciano enormi quantit che lentamente avvelenano
l'atmosfera.
Una delle qualit migliori dell'uomo  la capacit di adattarsi
ai cambiamenti. E anche se non sempre li accogliamo
bene, quando ci troviamo di fronte ad avvenimenti epocali
ci adeguiamo quasi sempre.
La sesta estinzione di massa del pianeta, quella che  iniziata
intorno a noi,  un avvenimento epocale. Lo scioglimento
dei ghiacci in Groenlandia, Artide ed Antartide  un
avvenimento epocale. Il fatto che abbiamo vissuto un periodo
estremamente particolare di stabilit climatica, che
ha reso possibile l'origine delle civilt, e che il nostro stile
di vita ce lo abbia fatto lasciare alle spalle  un avvenimento
epocale. Di queste storie per non si sente parlare perch
le affoghiamo in un'ondata di rifiuti.
Un nuovo ordine mondiale  alle porte. Ci sono in gioco
interessi economici astronomici: menzogne, mezze verit
e statistiche creative giungono astutamente da ogni parte.
Si contrappongono emissioni a emissioni, mentre tutte le
emissioni devono diminuire drasticamente.
Gli aerei incolpano le auto. L'agricoltura incolpa gli aerei.
Gli automobilisti incolpano il trasporto marittimo. Perch 
sempre pi facile far ricadere la colpa sugli altri che guardare
in casa propria. E c' sempre qualcun altro che dovrebbe
fare pi di noi. C' sempre qualche legislazione internazionale
o piccolo dettaglio su cui ci concentriamo invece di
agire. C' in gioco il nostro futuro e ci accontentiamo di un
s, e loro invece?. Ovviamente le emissioni non si riducono
ma continuando come sempre ci guadagnano tutto e tutti!
Tutto tranne la vita futura sulla terra, chiaro. Ma a chi
importa?
Abbiamo messo il nostro destino nelle mani della buona
volont. E lo abbiamo fatto in un momento in cui perfino
le persone malate ed i bambini con disabilit generano
un guadagno economico.
Cosa pu andare storto?

SCENA 44.

Ipocriti.

Almeno Donald Trump  sincero. Investe sul lavoro e sul
denaro e se ne frega dell'Accordo di Parigi, cos tutti pensano
che sia un estremista. Per noi facciamo esattamente
lo stesso dice Greta.
Stiamo riguardando il dibattito tra i capi di partito su
internet.
Svante invece  fuori con il cane. Non sopporta certe cose,
lo mandano su tutte le furie.
Le nostre emissioni sono tra le pi alte al mondo prosegue
Greta indignata. E i capi di partito stanno l a dire che
non dobbiamo preoccuparci delle nostre emissioni e dobbiamo
aiutare invece i paesi vicini che sono messi palesemente
peggio di noi. Peccato che la nostra impronta ecologica
 molto pi alta!! E nessuno ne parla!
 sul divano con il computer sulle gambe. Fuori il grande
caldo estivo  gi arrivato malgrado abbiamo da poco
girato il calendario su maggio.
Siamo all'ottavo posto al mondo continua. Dobbiamo
aiutare gli altri? E gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita,
allora? Siamo noi ad aver bisogno di aiuto. E i presentatori
in TV non dicono niente, perch non sanno che esportiamo
le nostre emissioni in altri paesi. Nessuno lo sa perch nessuno
ne parla. Tutti se la prendono con i dati alternativi di
Trump, ma noi siamo anche peggio di lui, perch ci inganniamo
dicendo di fare il bene dell'ambiente.
Il giorno seguente i giornali fanno un'analisi di ci che
si  detto nel dibattito. Vengono valutate per cose diverse
da quelle di cui si  parlato, ovvero la velocit di scioglimento
dei ghiacci. Davvero si sciolgono 200000 metri
quadrati di ghiacciai al minuto ogni mese o magari un
pochino meno? Nessuno si irrita perch nei loro discorsi
quasi tutti i capi di partito dimezzano le cifre riguardanti
le emissioni della Svezia. Greta legge l'articolo a colazione
e commenta:
Un giorno falliamo gli obiettivi sull'ambiente. Un altro
giorno vogliamo ingrandire gli aeroporti, triplicare i
passeggeri e costruire autostrade a impatto zero. Si d del
cretino a chi nega i problemi climatici. Ma tutti li neghiamo.
Tutti.

SCENA 45.

Gli ottimisti.

Nell'estate del 2017 sei importanti ricercatori e responsabili
nel campo dell'ambiente hanno scritto sulla rivista Nature
che l'umanit aveva tre anni per invertire drasticamente la
curva delle emissioni. Tre anni per salvare il pianeta, e
se non ci riusciamo rischiamo davvero di fallire l'obiettivo
dei 2 gradi dell'Accordo di Parigi e di conseguenza innescare
una spirale negativa di disastri climatici ben oltre
il nostro controllo.
A meno che il mondo non abbia intenzione nel 2025 di
chiudere tutte le fabbriche e lasciare fermi ad arrugginire
macchine ed aerei, mentre mangiamo ci che  rimasto nelle
nostre dispense. E gli autori dell'articolo di solito non sono
considerati allarmisti.
Sono ottimisti ha scritto il Washington Post.
 passato un anno e da nessuna parte si vedono i segni
dei cambiamenti rivoluzionari necessari e della svolta di
cui abbiamo disperato bisogno. La Svezia  un paese all'avanguardia
sentiamo spesso dire. Ma la verit  che non
esistono ancora paesi all'avanguardia. Almeno non in questa
parte del mondo. Perch la nostra battaglia per il clima
non mira a salvarlo, quello per cui ci battiamo  mantenere
il nostro stile di vita.

SCENA 46.

Anno Domini 2017.

Nel 2017,9 milioni di persone sono morte per l'inquinamento.
Oltre 20000 ricercatori e scienziati hanno pubblicato un
forte appello all'umanit spiegando che ci stiamo avviando
verso una catastrofe climatica e della sostenibilit; il tempo
ci sfugge di mano.
Nel 2017 i ricercatori tedeschi hanno constatato che il
75-80 per cento degli insetti  scomparso. Poco tempo dopo un
rapporto ha rivelato che la popolazione di uccelli in Francia
 crollata e che alcune specie sono diminuite del 70 per
cento, perch gli uccelli non hanno pi insetti da mangiare.
Nel 2017 quarantadue individui possedevano pi soldi di
met della popolazione mondiale messa insieme. L'82 per
cento dell'aumento totale di ricchezza  andato all'1 per
cento pi ricco.
Le banchise ed i ghiacciai si sono sciolti a una velocit
record.
Sessantacinque milioni di persone erano in fuga.
Uragani e nubifragi hanno provocato migliaia di vittime,
allagato le citt e condotto intere nazioni in rovina.
 stato anche l'anno in cui la curva delle emissioni  tornata
a salire e la quantit di anidride carbonica nell'atmosfera
ha continuato ad aumentare, a una velocit che in una
prospettiva geologica pi grande pu somigliare soltanto
a premere il tasto dell'ipervelocit in un film di Star Trek.

SCENA 47.

Basta pezzi sul clima, grazie.

La questione climatica  impellente.  fondamentale. Ma
voglio che tu scriva di altro.
Una volta al mese scrivo su Dalarnas Tidningar e oggi
ho la scadenza per novembre. La mia intelligentissima redattrice
ha appena ricevuto una cartella da 3000 battute spazi
esclusi in cui parlo del clima e mi grida tra le righe la sua
frustrazione: Non voglio pi pezzi sul clima!.
Siamo d'accordo con lei. Nemmeno Svante e io vogliamo
pi pezzi sul clima. Voglio scrivere di altre cose. Cose
su cui io e il giornale abbiamo concordato di concentrarci.
Cultura. La bellezza della campagna. Umanesimo. La
scuola musicale comunale. Antirazzismo o qualunque altra
cosa.
Voglio essere come gli altri cronisti che scrivono di tutto
e forse una volta al mese vanno controcorrente con un
articolo sul clima, per poi tornare a scrivere del cibo degli
ospedali, dei richiami dei muezzin nelle cittadine svedesi
o di qualche altro fenomeno di attualit sociale di cui
parlano tutti.
Voglio fare come tutti quelli che elencano le questioni pi
importanti alle porte delle elezioni e citare cinque o dieci
cose su cui non c' abbastanza attenzione e di cui dovremmo
parlare di pi. Voglio anche citare la questione climatica
come numero tre, magari dopo la scuola e la sanit.
Ora per va cos. Per quanto ci provi non ci riesco, mi
affascinano quelli che riescono a farsi coinvolgere in altre
questioni.  un po' come trovarsi all'inizio del Novecento
e appassionarsi di cose che non riguardano il suffragio universale,
le condizioni di lavoro dei proletari, l'emancipazione
femminile o il diritto di aderire a un sindacato.
A parte il fatto che questo  molto, molto pi drammatico.
Perch cento anni fa non avevamo davanti agli occhi
un orologio gigante che scandiva il destino delle future
generazioni.
 una questione troppo grande ci sentiamo spesso rispondere
io e Svante. Non se ne pu discutere.
Ed  vero e falso allo stesso tempo.
In realt  abbastanza facile farsi coinvolgere, se si vuole.
Se si  pronti a fare dei sacrifici, a rinunciare a qualche
privilegio e a fare un paio di passi indietro.
Perch la questione climatica in s non  n troppo difficile
n troppo grande. Per  troppo scomoda.
Un po' come dormire profondamente ben avvolti in un
grande e caldo sacco a pelo dentro una tenda zuppa di pioggia.
Non ci si vuole alzare per affrontare il problema. Si vuole
continuare a dormire. Come fanno gli altri.
Il mio ultimo articolo su Dalarnas Tidningar parla del
fatto che i giornali e i siti del gruppo editoriale Mittmedia
pubblicano di continuo articoli di parte scritti da persone
che negano i problemi climatici. E che la mia coscienza non
mi permette di lavorare per quotidiani che danno spazio
redazionale ai negazionisti della questione climatica e della
distruzione.
Ma Mittmedia non ha intenzione di cambiare, quindi
grazie e arrivederci. Il mio ultimo articolo non verr mai
pubblicato.

SCENA 48.

Ricerca non scientifica.

Nuovo record!
 sabato mattina e Greta entra felice in cucina sventolando
un foglio A4 pieno di numeri e colonne.
Pi dell'1 per cento riguarda l'ambiente o il clima. Sono
soprattutto trafiletti o vecchi articoli, ma va bene lo stesso.
Tutto  cominciato quando un nostro conoscente ha detto
che non riusciva pi a leggere i giornali perch si parlava
sempre di cose terribili: Una crisi via l'altra. Guerre,
Trump, violenze, delinquenza e clima.
Greta non si riconosceva in questa descrizione della realt,
ma molti la pensavano allo stesso modo: si dicevano cose
terribili sul clima.
Secondo nostra figlia non si scriveva quasi mai sull'ambiente
e la sostenibilit, e per questo ha deciso di verificare
di persona.
Ha iniziato a contare regolarmente gli argomenti dei quattro
maggiori quotidiani sui loro siti.
Quanti articoli parlavano di clima e ambiente? E quanti
parlavano di cose che erano in netto contrasto con l'argomento,
per esempio viaggi in aereo, shopping e auto? Il
risultato era pi o meno sempre uguale. Clima e ambiente
stavano tra lo 0,3 e l'1,4 per cento mentre gli altri erano
nettamente pi presenti.
Quando uno dei maggiori quotidiani svedesi ha iniziato
una campagna sul clima che doveva permeare tutta la
redazione, Greta ha seguito la loro copertura per cinque settimane
di fila e il risultato non  stato granch.
Shopping 22 per cento, auto 7 per cento, viaggi in aereo
11 per cento.
Questione climatica 0,7 per cento.
Ogni volta che guardava i risultati, erano grossomodo
identici, indipendentemente dal giornale.
Greta  una persona che tiene d'occhio quello che ritiene
importante, quindi ogni mattina leggiamo con lei le prime
pagine dei giornali su internet.
Mi segner quando il clima sar la notizia principale
di tutte dice.
Ma non ha ancora scritto niente.
Sono due anni che controlliamo.

SCENA 49.

Il principio di vicinanza.

Usciamo con i cani, passeggiamo nel parco dietro Fleminggatan.
Svante guarda di continuo il cellulare che ha in mano.
L'estate del 2017  finita e Moses ha una nuova amica, una
sorella che abbiamo adottato sei mesi fa.
Roxy  un labrador nero disubbidiente e affettuoso quanto
il fratello. Se non fosse stato per l'entusiasmo dei volontari
dell'associazione che si prende cura dei cani abbandonati,
avrebbe finito i suoi giorni in una gabbia in Irlanda.
Qui invece ha Moses con cui annusa felice ogni filo d'erba.
Non si stancano mai.
Dal punto di vista climatico l'estate svedese  stata a dir
poco mediocre, non ci siamo accorti delle bolle di calore
mortali dell'Europa meridionale. Tuttavia luglio  stato il
secondo mese pi caldo mai registrato sulla terra. E noi siamo
andati in giro normalmente. Come al solito.
Nell'ultima settimana le notizie hanno riportato di inondazioni
anomale. Sono finte sostengono i negazionisti
su Twitter. Le foto in cui i viadotti dell'autostrada di Houston
sono diventati laghi profondi dieci metri, per, sono
verissime.
 successo anche in Sierra Leone. Guardiamo un video
sul cellulare mentre i cani continuano ad annusare in giro
e tirare il guinzaglio. In Sierra Leone il livello della pioggia
caduta  stato il triplo rispetto al normale.
Qui c'era casa nostra dice l'uomo nel servizio televisivo.
Abitavamo qui continua indicando un pendio di fango
rosso. La telecamera scorre su quello che qualche settimana
fa era un intero quartiere periferico della capitale
Freetown e in cui ora non si vede la minima traccia di edifici.
N fondamenta, n camini, n rottami di auto. Solo fango.
Fango rosso-grigio delle frane.
L'uomo racconta che gli manca mettere a letto i bambini
la sera.
Gli manca cantare le ninnenanne al figlio.
Ha perso tutto.
Sua moglie, i suoi figli, la sua abitazione, e ora gira in
quello che resta della sua piccola parte di mondo mostrando
la devastazione a un reporter inglese. Ma non c' nulla
da mostrare. Solo un pendio coperto di fango rosso-grigio
e alcuni volontari di un'associazione umanitaria sullo sfondo.
Per il resto  il vuoto. Ci abitavano migliaia di persone.
Le famiglie avevano una quotidianit.
Una vita.
Persone che si svegliavano al mattino, facevano colazione
e mandavano i figli a scuola prima di andare al lavoro.
Persone come noi.
Il reporter piange e fa del suo meglio per raccontare il destino
dell'uomo, nonostante probabilmente sappia gi che anche
quello affonder, seppure in un altro genere di fango, un fango
occidentale definito flusso di notizie e principio di vicinanza.
Cerca di fare un servizio toccante, ma l'uomo della baraccopoli
Regent alle pendici del monte Sugar Loaf, in Sierra
Leone, non sembra ansioso di assecondare il reporter.
Resta fermo senza fare una piega.
Alcuni si concedono tutto. Altri non si concedono niente.
Alle pendici del monte Sugar Loaf sono morte oltre mille
persone per le conseguenze di un clima estremo. L'uomo
di Regent ha perso tutto e davanti alla telecamera non
piange nemmeno.

SCENA 50.

Il valore umano.

Alla base di tutto ci sono i cambiamenti climatici ha detto
il presidente colombiano nell'aprile 2017, commentando
la morte di centinaia di persone nelle frane dovute alle
forti piogge anomale che avevano colpito il suo paese ed il
vicino Per.
In pochi per lo hanno ascoltato. E mentre si diffondevano
i video tremolanti in cui fiumi di fango inondavano
le vie dei villaggi a 50 chilometri all'ora, come lava dopo
un'eruzione vulcanica, le redazioni del mondo occidentale
mostravano scarso interesse. Quei video hanno suscitato
la stessa attenzione delle altre migliaia di storie in cui la
gente si ritrova di fronte a un destino simile.
Nel linguaggio giornalistico viene definito principio di
vicinanza. Significa, per esempio, che gli attentati terroristici
che avvengono in Francia diventano una notizia molto
pi importante di una tragedia simile che accade in Iraq,
perch si ritiene che la Svezia abbia pi aspetti in comune
con la Francia.
Allo stesso modo, in occasione di fenomeni atmosferici
estremi, le notizie sono degne di nota solo se accadono in
Europa, negli Stati Uniti e in Canada. O in Australia!
Perch, secondo il principio di vicinanza, l'Australia  di
solito considerata ben pi vicina per esempio della Lituania,
malgrado questa sia geograficamente poco distante dalla
Svezia e faccia parte della stessa unione politica.
Paesi diversi hanno un valore completamente diverso. Lo
stesso vale per i cittadini di paesi diversi. O almeno, diverso
 il valore delle notizie. Non  escluso per che il valore
delle notizie contagi altri valori. Per esempio quello umano.
Ma io cosa ne so?
E il meteo  solo meteo, una cosa isolata dal resto delle
notizie.  sempre stato cos. Fino a oggi, quando gli scienziati
di tutto il mondo evidenziano strette correlazioni tra le
nostre emissioni di gas serra e l'aumento dei fenomeni atmosferici
estremi di cui siamo testimoni in tutto il pianeta.
Oggi si possono leggere moltissimi contributi in cui stimati
esperti spiegano che il surriscaldamento globale ha sul
brutto tempo pi o meno l'effetto degli steroidi anabolizzanti.
Le nostre emissioni rendono i fenomeni estremi ancora
pi estremi, il legame  chiaro, riconosciuto.
Questo legame deve essere alla base della scelta delle notizie
da riportare e del modo in cui lo facciamo.

SCENA 51.

Stessa malattia, sintomi diversi.

Siccome nei media svedesi non  stata pubblicata nemmeno
una riga sulla frana in Sierra Leone, decidiamo di condividere
la notizia su Twitter e Instagram. Nel giro di poco
tempo squilla il telefono e veniamo riportati alla realt.
Greta  triste. Non ha fatto lezione per tutto il giorno,
perch non  venuto nessun insegnante.
Le mancano ancora i professori di molte materie e dobbiamo
organizzare un incontro urgente con i responsabili
della scuola.  delusa, perch era arrivata una professoressa
di scienze molto brava, che per ha smesso di insegnare
nella sua classe perch voleva il luned e il venerd liberi.
Dovrebbe essere una scuola per alunni con bisogni specifici,
ma non lo  sospira Greta.  una scuola per insegnanti
con desideri specifici.
 ora di tornare a casa con i cani e mettersi al telefono
per riprendere una quotidianit normale. Il preside per 
nelle Filippine e nessun altro ha idea del perch l'orario sia
cambiato quattro volte in due settimane.
Lascia perdere, altrimenti crolli dice Svante mentre io
osservo con sguardo disperato l'incrocio di Fleminggatan
nella luce pomeridiana. Non posso lasciar perdere, perch
se lo faccio dovr pensarci qualcun altro e quella persona
non esiste. Capisco benissimo cosa intende ma non ci riesco,
 impossibile.
La sera, dopo che tutti si sono addormentati, mi siedo sul
divano e piango, buttando fuori tutta l'ansia che devo tenermi
dentro e che le ragazze non devono vedere.
Le lacrime scorrono sul viso e sulle mani, in un'ondata
di tristezza e schifo totale.
Tutta la frustrazione di non poter mai mollare la presa.
Poi mi ricordo delle mail che non ho avuto il tempo di spedire
per informare della situazione scolastica gli insegnanti
e gli educatori che non ho visto. Scrivo finch mi si intorpidiscono
le mani, perdo la sensibilit al braccio e odio tutto,
odio me stessa e gli altri.
Non ne posso pi di spiegare.
Non ne posso pi di chiedere aiuto.
Devo andare a prendere l'impasto per i waffle della colazione,
la melatonina e l'oxazepam, chiamare il medico che
 in ferie. A casa bisogna litigare per ogni cosa e io mi ritrovo
a essere triste, con quell'ansia sul petto che pesa come
due tonnellate di cemento, non ne posso pi.
Deve finire. Devo rimettermi in sesto.
Rimango sveglia a leggere di persone che se la passano
molto peggio.
Leggo di gente esaurita su un pianeta esaurito in cui il
peggioramento del clima, il vento e le difficolt quotidiane
aumentano di intensit ogni giorno.
E penso che siano tutti sintomi diversi della stessa malattia:
una crisi planetaria scoppiata perch ci siamo voltati
le spalle a vicenda. Abbiamo voltato le spalle alla natura.
Abbiamo voltato le spalle a noi stessi, penso senza sosta
finch mi addormento.
In un letto lontano dalle citt inondate di pioggia e dal
fango del monte Sugar Loaf in Sierra Leone.

SCENA 52.

Guastafeste.

Il 6 marzo 2016 sono tornata in aereo da un concerto a
Vienna. Poco dopo ho deciso di rimanere sempre a terra.
Era necessario in un clima di dibattito in cui non si poteva
prendere posizione a favore o contro qualcosa senza sentirsi
rispondere: Ah, s, e tu che cosa fai?.
Perch il nostro disprezzo per l'ipocrisia  talmente grande
che preferiamo sacrificare l'unica forma conosciuta di
vita intelligente nell'universo piuttosto che riconoscere la
nostra scarsa buona volont.
 stata una decisione necessaria per farmi sentire. Come
potremmo altrimenti dare inizio alla pi grande mobilitazione
della storia mondiale, se non ci facciamo sentire?
La questione degli aerei riassume in s tutto il dibattito sul
clima. La ricerca parla chiaro, eppure non vogliamo ascoltare.
Ovviamente non si tratta solo di smettere di volare.
Si tratta di ammettere che tutte le specie si stanno estinguendo
a una velocit mille volte superiore al ritmo ritenuto
normale.
Si tratta di accettare che le nostre emissioni devono raggiungere
quota zero e poi scendere sottozero grazie a invenzioni
che ancora non sono state ideate. Si tratta di capire
che ci manca un modo sostenibile di gestire le abitudini
estreme che abbiamo scelto di dare per scontate. Come far
viaggiare intorno al mondo bestioni di ferro da 100000 tonnellate
nel giro di qualche ora.
Questa  la mia preferita dice Greta scoppiando a ridere.
Se dobbiamo smettere di volare, i treni devono migliorare.
Lo dicono tutti! In pratica significa che il semplice
pensiero di un ipotetico ritardo  talmente irragionevole
che preferiamo distruggere le condizioni di vita per le generazioni
future piuttosto che esporci a questo rischio.
Greta segue Roxy con lo sguardo, rimane un attimo in
silenzio, poi prosegue:
Ognuno pretende che tutto sia adeguato alle sue necessit.
Le persone sono come bambini viziati. E poi si lamentano
che noi ragazzi siamo pigri e viziati. Io so che chi
ha l'Asperger non riesce a cogliere l'ironia perch lo dice
il manuale che alcuni tizi hanno scritto su quelli come me,
ma non credo che esista un esempio di ironia pi calzante
di questo.

SCENA 53.

Un meteorite consapevole.

Su Facebook  appena stato pubblicato il video di un notiziario
danese in cui il conduttore chiede all'ospite in studio
se non sia un po' da fanatici smettere di prendere l'aereo.
Io penso invece che sia pi da fanatici credere che possiamo
vivere con un aumento della temperatura di 4 gradi
risponde l'ospite in inglese.  da fanatici credere che
possiamo continuare a vivere in questo modo, con gli standard
che valgono per la piccola lite che rappresentiamo.
Smettere di volare  piuttosto il contrario di essere fanatici.
Circa il 3 per cento della popolazione mondiale si concede
il lusso di salire su un aereo ogni anno, malgrado questa
sia di gran lunga la cosa peggiore per il clima che si possa
fare a livello individuale.
L'ospite della trasmissione danese non fa parte di quel
3 per cento. Si chiama Kevin Anderson ed  consulente
del governo britannico per la questione climatica.  professore
all'Universit di Manchester, professore invitato
all'Universit di Uppsala e vicedirettore dell'Istituto internazionale
Tyndall Centre for Climate Change Research. Ha
smesso di prendere aerei nel 2004.
 come se avessimo a disposizione una torta dice sempre.
Per contenere il surriscaldamento globale entro i 2 gradi
abbiamo una torta di anidride carbonica limitata, che
contiene tutta l'anidride carbonica che pu essere emessa
nell'atmosfera. Una volta finita la torta, non ce n' pi.
Quindi l'ultima fetta che ci rimane adesso deve essere suddivisa
equamente fra tutti i paesi del mondo.
Il pensiero di una torta comune  tanto semplice ed infantile
quanto, nel vero senso del termine, rivoluzionario. Un
budget implica prima o poi qualche forma di razionamento.
E gi qui troviamo, tanto per cominciare, l'inizio della fine
del neoliberismo che Margaret Thatcher e Ronald Reagan
hanno avviato quarant'anni fa. Non  nemmeno una teoria,
 pura matematica prescolare.
Il problema con la P maiuscola  che questa torta comune
contiene i nostri SUV, le nostre vacanze ed il nostro consumo
di carne, insieme alla costruzione di strade, ospedali e
infrastrutture per miliardi di persone che finora non hanno
fatto nulla per provocare i problemi che stiamo affrontando.
E ogni volta che scegliamo di salire su un aereo,
mangiare carne o comprare vestiti nuovi, questo comporta una
riduzione del budget di anidride carbonica necessario per
aumentare il benessere delle zone meno fortunate del mondo.
Tutto ci secondo le conferenze di Anderson disponibili
su internet.
Sono questioni tremendamente difficili con cui fare i conti,
ma non possiamo pi permetterci il lusso di distogliere
lo sguardo e fingere che questo bivio esistenziale non ci sia.
La folle devastazione della societ moderna ha enormi
ripercussioni sul pianeta in cui viviamo, che sarebbero sfide
gi abbastanza dure se prese singolarmente. Il vero problema
 che stiamo facendo tutto insieme, alla massima velocit
immaginabile. L'uomo, dice Kevin Anderson,  come
un meteorite consapevole.

SCENA 54.

#iorestoaterra.

Restare a terra genera una reazione a catena. E innescare
una reazione a catena  la cosa migliore che noi uomini
possiamo fare, almeno nei giorni in cui non ci sono le elezioni
politiche in Svezia.
Un amico mi chiede quali voli non sono necessari. I miei,
rispondo. Come non lo sono il mio shopping e il mio consumo
di carne.
E no, nessuno sostiene che sia sufficiente. Nessuno crede
che la soluzione sia il potere dei consumatori. Ma se il
mio contributo microscopico pu in qualche modo agevolare
una politica climatica radicale, per me va bene cos.
Ognuno per ha la propria vita.
Ognuno  impegnatissimo con le proprie personali equazioni
impossibili.
Non si pu pretendere che noi uomini ci interessiamo volontariamente
a una crisi che nessuno considera tale. Non si
pu scaricare la responsabilit sui singoli individui. Il trasporto
aereo porta tutto all'estremo, ma la societ della crescita
non accetta che la strada da percorrere a volte richieda
qualche passo indietro.
Conta solo andare avanti.

SCENA 55.

Dalla psicologa.

Qual  la capitale della Francia?
Non mi ricordo.
Qual  la montagna pi alta della Svezia?
Non lo so.
Chi  il presidente degli Stati Uniti?
 il 2016 e sono dalla psicologa per una valutazione neuropsichiatrica.
Dopo centinaia di ore di lettura sono abbastanza
certa; dopo migliaia di pagine mi sono fatta un'idea
piuttosto chiara. Non solo delle mie figlie ma anche di me
stessa. Ma voglio vederlo nero su bianco.
Non penso che cambier qualcosa, ma voglio saperlo lo
stesso.
Se non altro, forse mi aiuter nelle relazioni. Anche se,
detto sinceramente, me ne frego. Sono solo terribilmente
stanca e triste e credo che magari qualcuno l fuori ha
pensato a qualcosa che mi faccia trovare la forza di alzarmi
dal letto la mattina.
Qualcosa che dia forza alle gambe. Qualcosa che mi faccia
vedere oltre questo maledetto buio senza speranza.
Compilo i documenti. Rispondo alle domande. Per la millesima
volta.
La psicologa parla, ma sento a malapena quello che dice.
In realt sento, ma non sono in grado di formulare le risposte.
I pensieri si bloccano. Voglio chiedere un po' d'acqua
ma non mi ricordo come si chiama l'oggetto da cui si beve.
Bicchiere.
Non dovrebbe essere affatto difficile, ma quella parola
non c' pi.  annegata tra i suoni.
Per me tutto  musica,  sempre stato cos, ma sono sempre
riuscita a spegnerla e accenderla quando volevo e adesso
non ci riesco pi. Il mio disturbo ha il sopravvento. Cerco
di scacciare i pensieri ma il brusio trapela lo stesso, dappertutto
e in continuazione.
Il mio dono e la mia maledizione.
Il mio superpotere che  quasi sempre stato una risorsa
e che non sono pi in grado di controllare, perch ormai
tutte le mie energie sono dedicate a cercare di far funzionare
tutto e tutti.
Chi  il presidente degli Stati Uniti? ripete la psicologa,
ma sento solo che parla in un monotono sol minore.
Da una finestra socchiusa arriva il cinguettio di alcuni
uccelli in fa9 con la terza al basso e la nona all'ottava sovracuta.
 stonata.  sempre un po' crescente e mi disturba
al punto da non sentire quello che dice la psicologa. Fa
male. Un dolore fisico.
In strada passa una moto in sol, fa, re, mi, mi bemolle ed
 decisamente troppo grave rispetto all'accordo di fa9 degli
uccelli. Una porta che scricchiola, un taccuino e una sedia
che gratta per terra creano un accordo sgraziato e sento
che tutto il mio corpo grida dal dolore.
Voglio proprio chiedere un bicchiere d'acqua. Deglutisco
e chiudo gli occhi al rallentatore.
Le dita si addormentano e la psicologa fa una pausa lasciando
la stanza, le dico che mi fermo a controllare il cellulare,
invece resto seduta con gli occhi chiusi.
Non riesco ad alzarmi.
La psicologa rientra.
Dice che probabilmente ho l'ADHD e mostro chiari segni
di depressione ed esaurimento emotivo. Ma la valutazione
richieder un po' di tempo. Tornando a casa passo in farmacia,
ma le medicine sono finite.
La ricetta qui non c' dice la farmacista con una voce
nasale tra sol, sol diesis, la e si bemolle della quinta ottava.
Una cerniera, un cassetto che si chiude, un bambino che
piange ed un camion in strada creano un improvvisato accordo
di settima maggiore con la quinta al basso. Il fatto
che il camion non freni sulla tonica mi irrita terribilmente.
Anche l'alimemazina di Beata  finita e non si riesce a
trovarla. Senza, possiamo pure smettere di esistere. Senza,
crolla tutto.
Adesso c' anche in forma liquida. Avete provato i nuovi
gusti? domanda la farmacista.
No, non abbiamo provato i nuovi gusti e non l'abbiamo
provata in forma liquida, perch  pi probabile che Beata e
Greta imparino a respirare sott'acqua piuttosto che si adattino
a prendere medicine in forma liquida.
Ne hanno ancora una confezione alla farmacia Kronans di
Skrholmen. Ma non ho tempo di andare fino a Skrholmen
perch Greta mi ha appena scritto che il personale scolastico
ha buttato il suo riso, come previsto, perch mancava l'indicazione
con la data, ma siccome la compulsione di Greta
le impedisce di mangiare quando vede giornali, fogli e targhette,
 difficile mettere etichette adesive sul cibo che le prepariamo
a casa. Lo abbiamo spiegato un milione di volte e
adesso Svante sta andando a prenderla a Bergshamra mentre
io devo tornare a casa a preparare dell'altro riso jasmine.
Prima per devo recuperare le medicine.
Chiamo un mio vecchio amico, un medico in pensione
che mi ha salvata un sacco di volte, ma non ha il computer
e non pu aiutarmi.
Rovisto nella borsa alla ricerca di una sua vecchia ricetta
scritta a mano e saltano fuori un mucchio di monete, i
passaporti delle ragazze, scontrini, elastici per capelli e due
sacchetti rosa per cani, ma le dita non tengono la presa e
tutto ricade nella borsa con un rumore simile a uno sparo.
Il telefono squilla e riceve messaggi contemporaneamente.
Due mail. Il suono mi perfora le orecchie come un coltello.
Cerco di tirare fuori il cellulare per spegnere la suoneria,
ma di nuovo le dita non riescono a fare presa,  come
quell'incubo ricorrente in cui mi trovo in guerra e devo avvisare
Svante e le ragazze, ma non sono in grado di scrivere
n di recuperare il loro numero.
Ho i crampi alle dita.
Non riesco ad afferrarlo, quel bastardo.
Cerco di sbloccare lo schermo con il mento.
Niente da fare.
Esco dalla farmacia e passo da Willys a comprare la merenda
per le ragazze.  tutta questione di aria.
Di respirare.
Ma l'aria non basta.
Con l'aumento dei livelli di stress diminuisce l'apporto
di ossigeno e anche se riesco a tenere una nota per un minuto
senza prendere fiato, in questo momento la mia capacit
polmonare non basta per ossigenare sangue e muscoli,
quindi mi stresso ancora di pi, immetto ancora meno
ossigeno, faccio fatica a pensare lucidamente e non voglio
pi esistere.
Sono sul marciapiede fuori dal centro commerciale di
Vastermalm e sono terribilmente stanca dei miei handicap
nascosti, dei miei maledetti problemi invisibili. E se mi rompessi
qualcosa? Una frattura, una polmonite o qualcos'altro
che mi costringesse a stare in un bell'ospedale a dormire
per qualche settimana.
A respirare.
A riposare.

SCENA 56.

L'attimo fuggente.

C' stato un periodo in cui coglievamo l'attimo con il retino
e la canna da pesca, adesso saccheggiamo i fondali degli
oceani alla costante ricerca di autorealizzazione,
sviluppo personale ed esperienze. Non ci sono confini. Tutto
 possibile.
Venezia, le Maldive e le Seychelles sprofondano nel mare,
i ghiacciai si sciolgono, le foreste pluviali vengono abbattute
e la California va a fuoco. Approfittatene per visitare
questi luoghi affascinanti ma minacciati dal clima prima
che spariscano per sempre.
 un testo troppo assurdo per essere vero.
Potrebbe essere tratto da un fumetto di Max Gustafson,
ma come  noto la realt supera sempre la fantasia e la citazione
viene dalla prima pagina di un numero della Perfect
Guide dello Svenska Dagbladet del 2018.
Il turismo climatico  un fenomeno estremamente reale
e rappresenta una fonte di reddito significativa, sebbene
per ragioni naturali limitata nel tempo, per gli abitanti di
molti luoghi vulnerabili. Per esempio, le barriere coralline
al largo del Belize e dell'Australia, il Kilimangiaro innevato
e ovviamente l'intera zona artica.
Venite a vederli prima che scompaiano!!
Mentre il personaggio di Robin Williams nel film L'attimo
fuggente del 1989 insegnava agli studenti il peso dell'espressione
carpe diem, quasi un'intera generazione stava a
guardare.
Era un bravo insegnante. E noi eravamo alunni fenomenali.
 caduto il muro di Berlino, sono stati abbattuti i confini,
e il mondo si  rimpicciolito di minuto in minuto.
I biglietti aerei sono diventati pi economici, il benessere
 aumentato e di colpo l'espressione partire per il fine
settimana non faceva pi parte solo del vocabolario dei
facoltosi.
Ovviamente non tutti potevano permettersi di affrontare
un po' di jet lag per avere la possibilit di fare shopping
a Manhattan in un qualsiasi fine settimana di ottobre.
Parecchi per s.
Non tutti avevano la possibilit di stare su una spiaggia
del Sudest asiatico mentre in Svezia imperversava l'inverno.
Parecchi per s.
Molti pi di quanti avremmo mai potuto immaginare
uscendo dai cinema quell'autunno, con le parole di Robin
Williams gi saldamente radicate nel midollo.
Carpe diem diceva il povero Robin, e noi andavamo in
giro per il mondo a fare proprio questo.
Ma non coglievamo soltanto l'attimo. Coglievamo intere
settimane, mesi e anni. Il tutto a caccia di drink al tramonto,
una nuova cucina di design danese o un paio di scarpe
che non si potevano comprare da nessuna parte tra le
montagne del Nord.
La realt supera sempre la fantasia.

SCENA 57.

Il giorno dei waffle.

 passato poco pi di un anno da quando la curva del peso
di Greta  tornata a salire. Ora mangia le stesse cose ogni
giorno. Due frittelle con il riso a pranzo, che scalda nel microonde
da sola nel centro ricreativo della scuola. Mangia
una cosa alla volta, non aggiunge mai salse o condimenti.
Niente confettura, n burro. Tutto dev'essere scondito perch
lei  estremamente sensibile ai sapori e agli odori. A cena
noodles con la soia, due patate ed un avocado.
A Greta non piace mangiare cose nuove. Per contro adora
annusare piatti diversi. Nel periodo pi brutto dedicava
ore a perlustrare la dispensa annusando ogni singola confezione,
e quando siamo in giro annusa il buffet delle insalate
o della colazione del ristorante. Se non ci sono buffet
trova qualcos'altro.
Un giorno al supermercato si possono assaggiare waffle
con panna e confettura. Greta si avvicina e annusa tutti e
dieci i piccoli waffle disposti sul banchetto espositivo.
Adesso devi mangiarli dice la promoter dopo che Greta
ha quasi infilato il naso nella farcitura.
Quando la donna si rivolge a lei, Greta si irrigidisce.
Ha l'Asperger intervengo io. E mutismo selettivo.
Parla solo con i membri pi stretti della famiglia e ha un
disturbo alimentare, quindi non li manger. Per adora
annusare le cose spiego, cercando di essere pi gentile e
dispiaciuta che posso. Il volto della donna non si ammorbidisce
di una virgola.
Allora deve mangiarli lei dice.
Mi scusi. Non succeder pi.
Deve mangiarli ripete la donna con un'enfasi cos inaspettata
che non vedo altra via d'uscita se non far sparire
ogni mini waffle con confettura e panna mentre Greta rimane
a distanza strategica dalla donna, da me e da tutti i
passanti che osservano la scena stupiti.
Una volta fuori dal supermercato guardo Greta.
Lei si gira.
Che c'? dice. Bisogna poter annusare.

SCENA 58.

Co-autismo.

Come genitori  importante non farsi coinvolgere dalla diagnosi,
altrimenti si pu diventare facilmente co-autistici, e
se si permette al disturbo di prendere troppo spazio, il problema
crescer.
S, auguri.
Questo avvertimento l'abbiamo sentito fin dall'inizio, ben
prima di sospettare che l'autismo fosse proprio autismo.
Molte nostre discussioni riguardano questo. Io voglio sfidare,
ricercare ed indagare sulle cose, possibilmente ancora
prima che succedano. Svante preferisce aspettare e concedere
un po' di tempo. Nella maggior parte delle famiglie
 cos, dicono gli psicologi con cui siamo stati in contatto.
Comprendiamo la storia del co-autismo ed  corretta.
Certi giorni per scegliamo di non capire. Certi giorni ce
ne freghiamo della logica. Non perch questo renda le cose
pi facili da gestire.
Semplicemente, certi giorni scegliamo di farci coinvolgere,
perch a volte l'autismo ha ragione e la logica ha torto.

SCENA 59.

Tic tac.

Niente  bianco o nero. Il mondo  complesso.
Ci sono sempre molte verit diverse ed in una societ
aperta tutte le voci devono avere la possibilit di farsi sentire
allo stesso modo. L'imparzialit alla base delle democrazie
nella nostra parte del mondo  per tanti aspetti geniale.
Tranne nei pochi casi effettivamente bianchi o neri.
Per esempio, la vita o la morte.
Oppure nelle questioni in cui la zona grigia  intrisa di
rischi talmente grandi che dovrebbe essere esclusa da qualunque
ragionamento sensato. La crisi climatica e della sostenibilit
 tutt'altro che semplice o poco complessa.
Per molti aspetti per  bianca o nera.
Perch o raggiungiamo l'obiettivo dei 2 gradi dell'Accordo
di Parigi ed evitiamo di innescare una reazione a catena
catastrofica che  ben oltre il nostro controllo, oppure no.
Pi bianca o nera di cos non si pu.
C' perfino un orologio che scandisce il tempo a disposizione
prima che sia troppo tardi per raggiungere questo
obiettivo. Si basa sulle cifre ufficiali dell'ONU che, mentre
sto scrivendo, sono 18 anni, 157 giorni, 13 ore, 22 minuti e
16 secondi.
Mentre scrivo, i maggiori ricercatori valutano che le possibilit
di raggiungere l'obiettivo siano circa il 5 per cento.

SCENA 60.

Le strutture patriarcali.

Beata non vuole andare a ginnastica perch si tirano pallonate
che fanno malissimo. Non vuole andare a ginnastica
perch bisogna praticare diversi sport il cui scopo  sconfiggersi
a vicenda; sport che i ragazzi adorano, in cui si grida
e ci si spintona. Non capisce perch non possano ballare,
visto che quello che importa sono l'esercizio fisico e
l'attivit motoria.
Beata balla sempre a casa, ma in palestra non pu.
Non vuole frequentare neanche le lezioni di tecnica perch
 terrorizzata dai macchinari e non vuole giocare a carte
nell'intervallo perch nessuno capisce le sue regole,
secondo cui la donna batte sempre il re.
E perch i ragazzi devono sempre valere di pi delle
ragazze? Perch tutti devono sempre ridere alle battute
dei maschi e perch bisogna farsi vedere e sentire se tanto
sono sempre i maschi a farsi vedere e sentire di pi?
domanda Beata voltandosi verso di me. Mamma, perch le
cose vanno cos?
Sono le strutture patriarcali della societ rispondo.

SCENA 61.

Il gay pride di Mosca.

Nelle ore precedenti alla finale dell'Eurovision del 2009 in
Russia, per le strade di Mosca c' stato il gay pride. Era una
splendida giornata di inizio estate e noi artisti abbiamo seguito
tutto dall'arena attraverso i social. Quando la prova
generale stava per iniziare, si  diffusa la notizia che la polizia
aveva interrotto la parata e un'ottantina di partecipanti
erano stati arrestati e portati via.
Lo sapevano tutti. Dietro le quinte non si parlava d'altro.
La parata distrugge la morale della societ dicevano
i responsabili.
Il nostro pubblico  stato trascinato via dall'arena con la
violenza e mi  sembrato naturale esprimere il mio sostegno
a loro e il mio disprezzo per le autorit russe.
Shame on you, Russia, verggnati Russia, ho detto pensando
che non si poteva fare un programma di intrattenimento
mentre una parte del pubblico era agli arresti per
aver manifestato a favore dei diritti umani fondamentali.
Invece si poteva.
Solo io e la Spagna abbiamo espresso solidariet agli
spettatori arrestati, tutti gli altri sono rimasti strategicamente
inconsapevoli. Strategicamente disinteressati.
No politics in Eurovision, niente politica all'Eurovision,
dicevano tutti. Come se il diritto di poter amare chi si ama
fosse una questione politica.
La giuria ha piazzato la Spagna all'ultimo posto e me al
terzultimo. E quel sabato soleggiato a Mosca  diventato
un giorno di lavoro schifoso.
Alla fine della serata ci aspettavano le conferenze stampa
e le interviste esclusive con i giornalisti svedesi sul
pullman degli artisti. Il giorno dopo sarei tornata nei panni
di Cenerentola all'Opera di Stoccolma e non vedevo l'ora
di andarmene. Di tornare dalle bambine.
Cerca di non apparire triste dicevano tutti. Aspetta che
il pullman sia fuori dalla vista dei fotografi per piangere.
E non dire che sei delusa ha aggiunto qualcuno.
Ho capito e ho fatto esattamente come mi dicevano. Non
aveva pi alcuna importanza il fatto di trovarci in una dittatura
che arrestava gli omosessuali, si trattava solo di non
apparire come una perdente.
Bisognava semplicemente non piangere. Non mostrarsi
deboli.

SCENA 62.

Successo digitale.

No, non rispondere. Altrimenti passerai la notte a discutere
con un robot russo programmato per sfinire quelli
come te.
Su uno dei suoi account Instagram per i diritti degli animali
Greta sta esponendo i suoi argomenti preferiti ai suoi
antagonisti preferiti. I negazionisti della questione climatica,
gli ottimisti della tecnologia e soprattutto i vegani che
fanno lunghi viaggi in aereo, spesso per salvare il mondo con
nuove ricette esotiche. Sembra soddisfatta.
Ecco dice compiaciuta spalancando gli occhi. Sistemato
anche questo.
Non devi rispondere dice Svante.  solo tempo perso.
Cosa gli hai scritto?
Era un pilota americano che  diventato vegano per i
diritti degli animali... come se gli animali non avessero bisogno
di un'atmosfera che funziona! risponde nostra figlia.
E poi ha detto che la crisi climatica dipende dal fatto
che siamo in troppi.
Okay. Hai risposto come al solito?
Mmh... annuisce Greta sorridendo con tutto il volto.
Ha salvato alcune risposte standard in svedese ed in inglese
per gli argomenti ricorrenti, una delle quali riguarda
proprio il problema della popolazione:
Il problema sono le nostre emissioni. Non le persone.
Pi ricco sei, pi emissioni produci. Quindi, se vuoi limitare
la popolazione per risparmiare le risorse dovresti iniziare
una campagna per liberarci da tutti i miliardari. Puoi
chiamarla "uccidi Bill Gates e proibisci a tutti i dirigenti
d'azienda e alle star del cinema di fare figli!!". Ma temo sia
un po' difficile convincere l'ONU ad adottare una risoluzione
del genere, quindi ti consiglio di ridurre le tue emissioni.
Oppure di sostenere l'istruzione delle bambine del Terzo
Mondo, che  il metodo pi efficace per limitare l'aumento
della popolazione.
Cosa ti ha risposto? domando.
Niente ammette Greta. Aspetta... mi ha bloccata
dice, scoppiando a ridere cos forte che Roxy salta sul divano
e inizia ad abbaiare.

SCENA 63.

Tracotanza.

Ci troviamo di fronte a un cambiamento della societ senza
precedenti nella storia.
Ma abbandonare questa societ della crescita eterna, che
ci ha dato tanto e ha elevato tanta parte della popolazione
mondiale dalla povert e dalla miseria,  pi facile a dirsi
che a farsi. Siamo ancora inebriati dalla favola del successo
che ci ha portati dalla fame e dall'indigenza ad atterrare
sulla luna, all'intrattenimento 24 ore su 24 e alle residenze
per anziani in luoghi di villeggiatura.
Nel giro di tre generazioni siamo passati dall'essere vulnerabili
all'essere immortali, e a tratti ci atteggiamo con arroganza
e scarsa lungimiranza come se fossimo spiaggiati su un'isola
deserta, ben lontani da ogni rotta immaginabile, con le
provviste di un anno che ingurgitiamo nella prima settimana.
Fidatevi della tecnologia, qualcuno trover una soluzione
gridano tutti in coro, mentre buttano i rifiuti nelle sorgenti
d'acqua dolce e danno fuoco alle scialuppe di salvataggio
per non avere freddo la notte.
Si vive solo una volta. Approfittatene.
Sono state la riduzione dei divari, le soluzioni collettive
ed una nuova visione umanistica dell'umanit a tirarci fuori
dalla povert. Abbiamo aperto uno spiraglio all'uguaglianza,
ma adesso la porta si sta lentamente richiudendo. I divari
aumentano, le risorse diminuiscono e siamo spiaggiati
su un'isola deserta nel cosmo.

SCENA 64.

Ripetizione.

Okay, bene cos dice Greta. Nel sole primaverile di Ingar
constatiamo che quello che vogliamo dire davvero con questo
libro  praticamente impossibile da formulare.
Il femminismo  fuori da una porta e scalpita per entrare.
La porta  chiusa, ma per poter andare avanti bisogna
aprirla. Poco pi in l ci sono gli altri movimenti come l'umanesimo,
l'antirazzismo, le associazioni per i diritti degli
animali, chi si batte per i rifugiati, contro il disagio psichico
o le differenze economiche, e cos via. Sono tutti fuori
dalla propria porta e cercano di entrare. Il movimento per
il clima ha una chiave che apre tutte le porte, ma nessuno
vuole accettarne l'aiuto. O sono troppo orgogliosi oppure
non vedono la soluzione davanti ai loro occhi. O forse non
vogliono abbandonare tutti i privilegi dannosi per la questione
climatica.
Okay dice Svante. Ripeti esattamente quello che hai
appena detto, cos lo scrivo parola per parola.

SCENA 65.

Greenwashing.

Secondo un recente studio di InfluenceMap, un'organizzazione
che si occupa di analizzare l'impatto delle aziende
sul clima, 44 delle 50 lobby pi influenti del mondo si
oppongono attivamente a una politica climatica efficace.
In realt  semplicissimo.
Dipendiamo in tutto e per tutto dagli investimenti delle
aziende e dalla loro volont di trovare soluzioni sostenibili.
Ma non possiamo lasciare nelle loro mani tutta la responsabilit.
Non  n giusto n sensato.
In fondo il compito principale di una societ per azioni
 realizzare profitti. Non salvare il mondo.
E tutte le affermazioni che negano la contraddizione tra
questi due obiettivi opposti suoneranno sempre false, e
proprio in questo punto ci imbattiamo nel fenomeno del
greenwashing: nel divario tra belle parole e comportamento
reale. Strategie di business. Oppure tattica mascherata
da nuove tecnologie.
Niente esemplifica questo fenomeno pi chiaramente
della descrizione fatta da Naomi Klein della redditizia avventura
come angelo salvatore di Richard Branson, guru
dell'imprenditora, proprietario di compagnie aeree e
multimiliardario.
Poco pi di dieci anni fa Branson ha avuto un incontro
privato sulla crisi climatica con Al Gore. Si  fatto coinvolgere
al punto da convocare subito una conferenza stampa
per spiegare che nel decennio successivo la sua azienda
avrebbe investito tre miliardi di dollari nello sviluppo
di un carburante sostenibile per l'aviazione.
Siccome la sua attivit aveva guadagnato ingenti somme
grazie a servizi che avevano richiesto l'emissione di enormi
quantit di anidride carbonica, Branson pensava che fosse
pi che giusto investire una parte dei profitti guadagnati
e futuri nella ricerca di una soluzione al problema dell'impatto
climatico degli aerei.
E non solo.
Branson ha anche indetto un concorso che prevedeva un
premio di poco pi di 200 milioni di corone per chi avesse
trovato una soluzione tecnologica per aspirare abbastanza
anidride carbonica dall'atmosfera.
Era una notizia fantastica. Soprattutto per chi dipendeva
completamente dagli aerei per il proprio lavoro.
Persone come me. Sembrava che tutto si sarebbe risolto, perch
quella era un'unica azienda e una volta dimostrato che non
era poi cos difficile, tutte le altre avrebbero aderito. Per non
parlare dei governi.
Ci faceva sentire tranquilli.
Era bello.
C'era una soluzione.
L'unico problema  che Branson non ha mai trovato un
nuovo carburante abbastanza sostenibile da soddisfare il
fabbisogno. Non c' andato nemmeno vicino.
La soluzione migliore era il biocombustibile, ma non ci
sono abbastanza boschi e terreni per ottenerne le quantit
necessarie. Inoltre le foreste pluviali sono gi devastate,
e non tutti vivono in paesi pieni di boschi come Svezia,
Finlandia, Canada, Russia e... no, basta. Ci sono solo questi.
E poi il biocombustibile costa. E in pi c' un conflitto
morale, perch i terreni servono per altro. Per esempio, per
il cibo. Senza contare che l'85-90 per cento della popolazione
mondiale non ha mai messo piede su un aereo.
Invece di 3 miliardi di dollari alla fine sono stati investiti
solo 230 milioni.
Negli anni seguenti Branson ha avviato altre tre compagnie
aeree ed una scuderia di Formula 1. Nessuno si 
ancora aggiudicato i 200 milioni di corone del suo Earth
Challenge.
I voli green sono un po' come il carbone pulito di Donald
Trump o la cosiddetta cattura e sequestro del carbonio
(CCS). Sembra tutto molto bello, ma alla lunga non funziona.
Se non per le aziende accecate dalla velocit.
Le stesse aziende che dicono che tutto si risolver, basta
continuare a comprare i loro prodotti green.

SCENA 66.

Gita sugli sci in attesa della macchina del tempo e del teletrasporto.

 una splendida giornata invernale ed usciamo sul mare
ghiacciato della baia. Abbiamo comprato a Greta un paio di
sci da fondo usati, mentre Beata  rimasta a casa a Stoccolma.
Preferisce stare da sola e trasformare l'appartamento in un
locale per concerti dove si esibisce, recita, canta e balla.
In quei momenti sta benissimo.
Prepara il materiale per il canale YouTube che lancer
quando sar pronta.
Sicuramente non nei prossimi due anni. Devo ancora
migliorare.
Quindi, appena possibile la lasciamo sola.
Svante scia, mentre Greta e io ci facciamo trainare da
Moses e Roxy che corrono a pi non posso. Vanno cos veloci
che riusciamo a malapena a stare in piedi mentre gridiamo
e ridiamo con il vento in faccia.
Ci dirigiamo verso l'isola di Bjrnn costeggiando i sentieri,
le spiagge e gli scogli avvolti in una crosta scintillante
di neve e ghiaccio modellato dall'inverno.
Ci sediamo su un pontile al sole a mangiare arance. Svante
sbuccia, io mangio e Greta annusa.  una bella giornata per
gli Ernman-Thunberg.
Poco pi in l vediamo tre famiglie con i quad che insegnano
ai figli a guidare i modelli a benzina per bambini.
Ognuna ha tre quad.
Guarda l dice Greta. Condividono l'interesse per i
motori. Che carini. Scoppio in una risata che mi fa sputare
lo spicchio d'arancia.
I bambini non hanno pi di sei o sette anni, e non mi stupirei
se i genitori fossero tra quelli che passano le estati a insegnare
ai figli ad andare avanti e indietro sulle moto d'acqua
facendo a gara con il pap.
Avanti e indietro.
 bello che compensino quelli che sono venuti in autobus
o hanno speso una mezza fortuna per una macchina elettrica
dice Greta, toccando lo sci con il piede mentre sorride.
Il bello dell'essere appassionati di tecnologia  che dopo
aver acquistato auto elettrica, pannelli solari e powerwall ci
si rende conto abbastanza in fretta che la tecnologia non
risolver tutto. Che il cambiamento delle abitudini supera
qualunque soluzione tecnologica in materia di riduzione
di emissioni. Sono necessari entrambi, ma in attesa di
aspirapolvere per l'anidride carbonica e macchine del tempo,
ci servono soprattutto due cose: politiche e legislazioni
radicali.
Perch per ogni auto elettrica ci sar sempre una nuova
moto d'acqua. Per ogni persona che comincia a prendere
l'autobus c' un nuovo SUV a benzina. Per ogni vegano
c' un nuovo filetto d manzo importato dal Brasile. E per
ogni persona che si rifiuta di volare c' un nuovo fine settimana
a Madrid.
Il potere del consumatore influenza l'opinione pubblica,
ma non  una soluzione a lungo termine.
Due anni fa nei nostri garage  stata installata una colonnina
di ricarica e noi abbiamo sostituito la nostra auto con
una elettrica. Siamo stati in due su sessanta a passare direttamente
all'elettrico, mentre uno ha preferito l'ibrido
ricaricabile. Da allora molti altri hanno cambiato macchina.
Spesso optando per la nostra stessa fascia di prezzo.
Ma nessun'altra elettrica.
N nessun'altra ibrida ricaricabile.
Lo stesso vale per i pannelli solari sul tetto.
Sono l da due anni.
E da due anni sponsorizziamo questa nuova tecnologia.
Nessuno per si  aggregato e ovviamente finisce cos un
po' in tutto il mondo.
Le soluzioni ci sono e funzionano perfettamente. Grazie
alle energie rinnovabili come il solare e l'eolico abbiamo gi
adesso la possibilit di avviare un rapido smantellamento
della societ a combustibile fossile. Tutto va avanti ma gli
investimenti sono lenti. Troppo lenti.
Tutti sembrano credere che la tecnologia ci salver. Ma le
societ energetiche rallentano il processo, e noi privati che
abbiamo la possibilit di incentivarlo non crediamo fino in
fondo nella tecnologia. O meglio: non crediamo di aver bisogno
di essere salvati.
La famiglia Ernman-Thunberg si allontana dal ghiaccio
avviandosi controvento verso casa.

SCENA 67.

Il monologo di Greta.

Greta  seduta per terra in cucina con Moses e Roxy. Li spazzola
con un vecchio pettine, con calma e metodo.
Mi ricordo la prima volta che ho sentito parlare del clima
e dell'effetto serra dice. Mi ricordo di aver pensato
che non poteva essere vero. Se lo fosse stato, non si sarebbe
parlato d'altro. Ma nessuno ne ha mai fatto parola.
Sarete voi a salvare il mondo rispondo a mia figlia.
Lei ridacchia esattamente come fa mio padre, un uomo che
ha sempre vissuto come la caricatura pi elegante che si possa
immaginare di una persona con la sindrome di Asperger.
Per senza diagnosi. Sono cos comicamente uguali.
Tutti gli insegnanti dicono la stessa cosa risponde Greta.
"La vostra generazione salver il mondo. Sarete voi a ripulire
e sistemare tutto", dicono, e poi prendono un aereo
a ogni vacanza. "Sarete voi a salvare il mondo". S, ce l'hanno
gi detto. Ma non sarebbe cos stupido se almeno ci voleste
aiutare un po'.
Si alza e raggiunge Moses, che si  sistemato sul tappeto
poco pi in l. Continua:
Comunque no, mamma, quelli come me non salveranno
il mondo. Perch quelli come me non vengono ascoltati.
Magari possiamo acquisire le conoscenze, ma non basta
pi. Guarda i ricercatori. Non li ascolta nessuno. E anche se
li ascoltano non ha importanza, perch le aziende assumono
un sacco di "esperti" che mandano negli Stati Uniti ai corsi
di media training pi costosi del mondo, per poi farli andare
nei vari TG a dire che va benissimo abbattere gli alberi e
uccidere gli animali. E quando i ricercatori li contraddicono
nessuno li ascolta, perch le aziende hanno gi tappezzato
mezza Svezia di annunci pubblicitari, perch la verit
 una di quelle cose che si possono comprare con i soldi.
Moses solleva la testa quando sente partire l'ascensore.
Greta segue il suo sguardo.
Avete creato una societ in cui le uniche cose che contano
sono le capacit relazionali, l'aspetto e il denaro.
Quindi se volete che salviamo il mondo dovete prima di tutto
cambiare le cose. Perch, per come siamo messi adesso, tutti
quelli che pensano in maniera un po' diversa e a cui vengono
in mente cose a cui gli altri non pensano finiscono per
crollare. O vengono bullizzati o si chiudono in casa.
Oppure devono andare come me in scuole speciali dove non
ci sono insegnanti.
Si gira verso di me e mi guarda dritto negli occhi. Non
lo fa quasi mai.
Mi ripeti sempre che ho fatto promettere a una grande
casa editrice di riscrivere il libro di geografia delle superiori
perch ho detto che conteneva errori. Ci hanno scritto un
articolo su "Aktuell Hllbarhet".
Non studio materie scientifiche da quasi un anno. Perch
non abbiamo il professore. Se volete tenervi questo
mondo, dovete cambiarlo. Perch cos com' non funziona
niente.
Greta fa un respiro profondo e infila il naso nel folto pelo
bianco di Moses. Annusa.

SCENA 68.

Non era meglio prima.

Meno di cento anni fa era ancora una verit accettata il fatto
che certi paesi avessero il diritto morale di possederne
altri. Era un diritto scontato quanto il fatto che persone diverse
avessero un valore diverso a seconda dell'origine, del
colore della pelle, della religione, dell'orientamento sessuale,
della posizione economica o del genere.
Molte ingiustizie sono scomparse, molte esistono ancora.
Alcune hanno cambiato forma e altre si sono aggiunte.
Ma nella maggior parte dei casi ci sono stati grandi
miglioramenti.
Il problema  che tutti questi miglioramenti hanno avuto
ripercussioni su altre cose, che non sono cos semplici da
riparare o sostituire. Per esempio la salute. O la biodiversit.
O gli equilibri della biosfera. La ricchezza delle specie
e l'inquinamento.

SCENA 69.

Il Faust di Goethe.

Un'altra cosa che non  migliorata  la quantit di anidride
carbonica nell'atmosfera.
Sfortunatamente il legame tra la fiaba del nostro benessere
e le quantit di gas serra che provocano la crisi climatica
globale  decisamente inconfutabile.
Polvere sei e in polvere ritornerai, diciamo.
Tutto ci che una volta ha avuto vita riposer nella terra,
diciamo.
Poi qualcuno ha scoperto un sacco di petrolio e il riposo
nella terra  finito. Abbiamo creato una societ costruita
sull'idea di dissotterrare i resti fossili della vita per poi,
appena possibile, bruciarli nell'atmosfera altamente sensibile
del pianeta.
E come li abbiamo bruciati!
Secondo uno studio dell'Universit dello Utah, ci vogliono
23,5 tonnellate di biomassa per produrre un litro di
benzina; 23,5 tonnellate di vecchi alberi e dinosauri e decine
di milioni di anni perch una sola Volvo possa percorrere
10 chilometri.
Si pu dire molto del contratto che la societ moderna
ha firmato con il pianeta in cui viviamo.
Ma di sicuro non che  sostenibile.

SCENA 70.

Guarigione mistica.

Il pianeta soffre di una grave malattia e dobbiamo intervenire
immediatamente con importanti interventi medici. Abbiamo
bisogno di cure urgenti.
Invece come terapia abbiamo scelto, nei casi migliori, la
guarigione mistica.
Non c' traccia di conoscenze mediche.
 un po' come astenersi da un'operazione urgente per
aspettare un'eventuale cura futura.

SCENA 71.

Londra.

Una ventina di bambini inglesi sugli otto anni ha messo in
piedi un coro improvvisato intorno al commesso addetto ai
karaoke al quarto piano del negozio di giocattoli Hamleys
in Regent Street.
Cantano Shape of You di Ed Sheeran.
Beata e Svante sono a Londra perch a Natale dell'anno
scorso le abbiamo regalato il biglietto per il concerto dei
suoi idoli, le Little Mix, alla 02 Arena di Londra.
Da allora, Svante ha cambiato le sue abitudini.
Ha smesso di volare.
Come me.
All'inizio abbiamo pensato che fosse una buona idea che
uno dei due mantenesse la possibilit, in caso di emergenza
futura, di saltare rapidamente su un aereo.
Poi Svante ha letto Tempeste di James Hansen, che dal
1981 al 2003  stato a capo del Goddard Institute for Space
Studies della NASA. Ha letto altri venti libri e ha abbandonato
lo shopping, i voli e la carne.
Cos un breve viaggio a Londra per poche centinaia di
corone si  trasformato in un'avventura molto pi lunga e
decisamente pi costosa.
Il regalo di Beata aveva subto una sorta di iperinflazione
morale. Ma una promessa  una promessa.
Nemmeno lei  contraria a diventare una pioniera del clima
e a spendere cinque giorni in allegria su un'auto elettrica
in giro per l'Europa con le Little Mix a palla.
Da Hamleys Beata compra una volpe da regalare a Greta,
poi passeggia con Svante sotto gli angeli delle luminarie di
Natale fino al negozio di HMV di fronte a Selfridges. Svante
scatta una foto a Beata ad Oxford Circus e ce la manda.
Un'ora pi tardi prendo il telefono. Ci sono due messaggi.
La foto di Beata e un'ultima ora: Attentato in Oxford
Street.
Chiamo e mi rispondono subito. Sono gi in albergo,
lontano da l. Posso riprendere a respirare. Passo un'ora
davanti alle edizioni speciali dei telegiornali e alle dirette
sui vari canali. Per qualche minuto il mondo si ferma e
tutti ascoltano. Tutti guardano. I turisti svedesi vengono
intervistati per telefono ed  il caos, nessuno sa niente,
tutti trattengono il fiato.
 un falso allarme. Non  successo niente, se non forse
una rissa e qualche inseguimento, polizia ed esercito sono
intervenuti secondo il protocollo e ora lo shopping natalizio
pu riprendere. Il mondo pu continuare tranquillamente
a consumare fino al coma.
La mattina dopo Beata rimane in camera. Ballare e cantare
 infinitamente pi divertente che esplorare il mondo
esterno, nessuna citt pu competere.  pi che contenta
di poter stare da sola, quindi Svante va a spasso per tutto
il giorno tra gli yacht di lusso di St Katherine Docks.
Ci sono barche private con nomi tipo Sand Dollar, talmente
grandi che potrebbero essere utilizzate tranquillamente
per tratte intercontinentali. Svante gira tra i cantieri e i porti
del Tamigi dove tutto ha avuto inizio. L avevano sede le
societ commerciali e giungevano le navi cariche di merci.
Quello era il cuore, pensa Svante.
Merci che hanno costruito l'impero che ha gettato le basi
della rivoluzione industriale. E che ha dato una spinta innaturale
all'effetto serra. Lo stesso effetto serra scoperto dal
premio Nobel Svante Arrhenius, antenato della famiglia
Thunberg, a cui mio marito deve il suo nome.
Il mio Svante legge sul cellulare il libro ber den Einfluss
des atmosphrischen Kohlensuregehalts auf die Temperatur der
Erdoberflche scritto da Arrhenius nel 1896 e scopre che i calcoli
sull'aumento della temperatura sono abbastanza in linea
con quello che sappiamo oggi, 122 anni dopo. Molto in
linea. Ci che non torna sono le stime temporali.
Secondo i calcoli di Arrhenius, ci sarebbero voluti duemila
anni per raggiungere gli attuali livelli di anidride
carbonica nell'atmosfera. Ovviamente non poteva sapere
che le generazioni successive si sarebbero drogate di
combustibili fossili che invece dovevano rimanere nel
sottosuolo.
Svante passeggia per ore circondato da orde di turisti
provenienti da ogni angolo del mondo. Bambini, giovani,
vecchi, poveri, ricchi: persone di ogni estrazione sociale girovagano
intorno alla Torre di Londra nel tardo sole autunnale
e postano una quantit astronomica di selfie su ogni
profilo social immaginabile. Un vago aroma di mandorle
caramellate e gasolio proveniente dalle barche turistiche si
mischia con l'aria troppo mite di novembre.
Alcuni turisti sono cos vecchi da non riuscire pi a camminare.
Altri usano le stampelle. Famiglie americane cullano
neonati in lacrime.
Una donna australiana porta in giro il marito che soffre
di demenza, indicando la pista da pattinaggio su ghiaccio
ai piedi delle mura dove alcuni turisti brasiliani con cappelli
natalizi barcollano nel tepore di 18 gradi.
La dolce vita. Si vive solo una volta. Approfittatene!
Svante si siede al sole vicino al Tower Bridge sotto gli
alberi ancora pieni di foglie nonostante stia per iniziare
l'Avvento. Sogna un movimento per il clima che non esiste,
che non pu ancora esistere perch dev'essere costruito
man mano.
Beve un caffellatte da Starbucks con una dose extra di
espresso, mangia le focaccine natalizie secche che gli ha
dato Greta e paga le bollette della luce dal telefono.
La societ elettrica  la Vattenfall, la stessa societ statale
che l'anno prima ha venduto le miniere di carbone a investitori
cechi che credono ancora in una rinascita di questa
fonte di energia. La stessa Vattenfall di propriet statale che
importa ancora nelle sporche centrali del Nordeuropa milioni
di tonnellate di carbone da compagnie minerarie colombiane
fortemente legate alla criminalit.
La stessa Vattenfall di propriet statale che  al 112 posto
tra le 250 aziende che emettono la maggior quantit di
anidride carbonica del mondo e che insieme producono il
30 per cento delle emissioni di gas serra.
La stessa Vattenfall di propriet statale che ha citato in
giudizio la Germania per svariati miliardi perch, dopo il
disastro di Fukushima, ha scelto di eliminare gradualmente
l'energia nucleare.
La stessa Vattenfall di propriet statale il cui viceamministratore
delegato, di sicuro molto competente e carino, 
appena diventato presidente della Commissione per le politiche
climatiche della Svezia.
Svante si toglie il maglione. Nella temperatura da maniche
corte un uccello cinguetta su un prato di plastica.

SCENA 72.

Il lungo ritorno a casa.

Beata scoppia a piangere appena vede il nome delle Little
Mix su una locandina in metropolitana.
Non sono mica fatta di pietra singhiozza.
E quando le Little Mix fanno il loro ingresso attraverso
quattro buchi nel pavimento della 02 Arena di Londra, lei
e Svante gridano. Nessuno per urla e piange pi forte di
Beata. Nessun mixer al mondo canta ogni parte e ogni strofa
come fa lei.
Dopo il concerto salgono sull'auto elettrica diretti verso il
tunnel per Calais e poi Kungsholmen. Beata  instancabile.
Sul sedile posteriore mangia biscotti e ascolta tutti i cd ad
alto volume. Quando si tratta delle Little Mix la sensibilit
ai rumori non esiste, la musica deve essere alta.
La sera guarda Friends al computer. Dorme in una camera
d'albergo singola e il caos intorno a lei la tranquillizza,
perch si adatta alle sue condizioni. Si diverte e finch la macchina
viaggia sta benissimo.
Fuori da Eindhoven squilla il telefono,  un editore che
chiede a Svante se vogliamo collaborare a un libro sul clima.
Sar un libro ampio e ottimista a un prezzo super scontato,
in modo da poter raggiungere il maggior numero di persone.
L'editore spiega il ruolo che ha pensato per noi e l'importanza
di pubblicare insieme qualcosa sull'ambiente che
possa davvero arrivare a tantissimi lettori.
Avr un target molto ampio e sar pieno di speranza.
Mmh risponde Svante mentre nelle orecchie gli rimbombano
le parole di Greta: Un solo viaggio in aereo pu cancellare
vent'anni di raccolta differenziata.... In questa situazione
non penso che siamo interessati a un libro sulla speranza.
Almeno, non per come la speranza viene percepita adesso.
In che senso?
Non crediamo che la speranza sia ci che serve di pi
in questa situazione. Significherebbe continuare a ignorare
gli aspetti pi importanti della crisi. Se vogliamo scrivere
un libro sul clima dobbiamo prima di tutto spiegare che ci
troviamo in una crisi profonda e cosa questa comporta. La
speranza  decisamente importante, ma verr in un secondo
momento. Se la tua casa va a fuoco non ti siedi a tavola
dicendo alla famiglia quanto sar bella quando l'avrete ricostruita.
Se scoppia un incendio chiami i pompieri, vai a
svegliare tutti e ti precipiti fuori.
 vero, ma credo che ci serva speranza risponde l'editore.
Sa, per esempio, che solo regolando la pressione degli
pneumatici risparmieremmo pi di 100000 tonnellate di
anidride carbonica?
S risponde Svante. Ma non vogliamo concentrarci su
questo. Se la gente crede che cose cos semplici possano davvero
fare la differenza, significa che possiamo tutti andare avanti
come prima. Gonfiare gli pneumatici va benissimo, ma  una
goccia nel mare e se indirizziamo su cose del genere la poca
attenzione che la questione climatica sta suscitando,  la fine.
Ma se la gente crede che sia la fine si arrender.
Secondo me, no dice Svante. Non se sono ben informati
del significato reale della parola fine. Perch non lo sanno.
Purtroppo la gente non ha idea di cosa sia l'effetto serra incontrollato.
O quanto siamo vicini a innescare meccanismi
che non possiamo fermare.
Alcuni psicologi dicono che questo ci far chiudere gli
occhi. Come meccanismo di difesa.
S, ma altri sostengono il contrario, e qual  l'alternativa?
continua Svante. Mentire? Diffondere false speranze?
 cos che vogliamo far cambiare mentalit alla gente?
Malena e io non stiamo facendo tutto questo perch pensiamo
male delle persone. Anzi, lo facciamo perch le amiamo.
Perch crediamo nell'umanit.
Okay, ma cosa dice quando parla con i suoi vicini?
chiede l'editore.
Io non parlo con i miei vicini. Non riesco nemmeno a
parlare con i miei amici o con i miei genitori.
L'editore dice che richiamer.
Ma ovviamente non lo far.
La sera tardi, in coda al McDonald's di Amburgo Sud,
Svante racconta ad un signore in un tedesco zoppicante che
sta tornando da Londra a Stoccolma con un'auto elettrica
perch ha smesso di volare, fr das Klima, e nonostante
l'uomo capisca quello che dice non capisce cosa intende, e
in quel parcheggio in mezzo alla pioggia e al vento Svante
piange per la seconda volta in quindici anni.
Perch l, circondato da 50 miliardi di camion, autostrade
e BMW, si rende conto che non ha importanza quante auto
elettriche compriamo.
Non ha importanza quanti pannelli solari installiamo
sul tetto. Non ha importanza quanto ci incitiamo e ispiriamo
a vicenda.
E non ha importanza se rimaniamo a terra rinunciando al
privilegio di volare, perch quello che serve  una rivoluzione.
La pi grande nella storia dell'umanit. E deve iniziare adesso.
Ovunque guardi, per, non ce n' traccia.
Rimane fermo per cinque minuti, finch si rende conto
che nessun uomo pu vivere con il pensiero di arrendersi.
E che niente migliorer stando a piangere in un'area di servizio
tedesca.
Quindi bisogna solo rimettersi in marcia.
Verso lo Jutland.
Verso Malm.
Verso l'alba.
...
Parte terza.

E se la vita fosse una cosa seria e tutto ci che facciamo avesse un senso?

Passo accanto alle locandine che parlano di omicidi
e feste dei vip, divieto di elemosina e proposte
di capi di partito neoeletti.
Penso che siamo tutti sulla stessa macchina diretta
contro una parete rocciosa mentre litighiamo sulla
musica da mettere alla radio.

STEFAN SUNDSTRM.

SCENA 73.

Caos.

Adoro il caos.
Adoro l'impossibile: rutto quello che gli altri non riescono
a fare.
Fare le capriole, camminare sulle mani, stare sospesa sul
palco con un'imbragatura. Fare flessioni cantando arie quasi
impossibili da cantare anche da fermi.
E do il meglio di me quando salta la corrente prima di
una diretta TV e quindi non si possono fare le prove, bisogna
risolvere tutto su due piedi. Quando mi chiamano con
tre ore di preavviso per un ruolo che non interpreto da otto
anni e lo spettacolo viene trasmesso in diretta in tutti i cinema
svedesi.
Oppure quando qualcuno si ammala, devo precipitarmi
a Londra con un aereo per cantare a un concerto tutto
esaurito di fronte a 2000 persone, mi danno la parte solo
una volta atterrata e devo impararla a memoria sul taxi
verso il Barbican.
Adoro il caos.
Finch il caos  mio e mi permette di fare quello che so fare.
Quello in cui do il meglio di me.
Ho l'ADHD e ovviamente ce l'ho da sempre.
Me l'hanno diagnosticato a quarantacinque anni perch
prima non avevo mai avuto problemi tali da indurmi a sospettare
che fosse necessario farmi visitare.
Sono il tipico esempio di quel superpotere di cui parlano
tutti. Quello che spesso viene enfatizzato ma che purtroppo
pochissimi possiedono, perch le circostanze non
sono dalla loro parte.
Posso riconoscere tutti gli strumenti di un'orchestra sinfonica
nello stesso momento. E riesco a sentire ed a vedere
davanti a me le singole parti.
Sono stata fortunata. Alcune persone hanno fatto in modo
fin da subito che mi inserissi nel contesto giusto: ambienti
adatti a me, al mio talento e alle mie idiosincrasie.
Ambienti in cui poter dedicare tutto il tempo a ci che amavo.
Ero tmida e balbettavo cos tanto che sono dovuta andare
dal logopedista per anni tra le elementari e le medie.
Devi andare dal lo-lo-lo-lo-logopedista? dicevano i
miei compagni ridendo quando uscivo dalla classe. Non
riuscivo a dire frasi che iniziavano con una vocale, e parlare
con la gente richiedeva un'energia tale che preferivo
stare zitta.
Ma quando cantavo, tutto diventava semplice e naturale.
Il canto  stato la mia salvezza e l ho trovato il mio posto
nel mondo, la mia sicurezza. Non c'erano limiti. Potevo
passare quattordici o quindici ore al giorno a cantare,
ascoltare e scrivere partiture, note e suoni.
L non c'era niente che non riuscissi a fare.
E ancora oggi quel posto  dentro di me, una sorta di sensazione
stampata nella memoria muscolare. Un sentimento
di felicit che  solo mio.
Quando canto sto sempre bene.

SCENA 74.

La nuova valuta.

La nostra ignoranza riguardo alla crisi climatica e alla sostenibilit
 diventata una delle maggiori risorse economiche
mondiali.  una condizione necessaria per la continua
crescita economica. L'ignoranza  la nostra nuova valuta.
Perch nel momento in cui ci renderemo conto dell'entit
di questa crisi cambieremo le nostre abitudini e faremo
dei passi indietro. Ovviamente questo non giover ad un'economia
basata sul riempire ininterrottamente i serbatoi di
auto e aerei con i resti di vecchi dinosauri e produrre e comprare
alla massima velocit tutti gli oggetti che possiamo.
Il legame tra il benessere economico crescente, l'aumento
delle emissioni e la scomparsa della biodiversit  pi
evidente che mai. Non riusciamo per a vedere il problema
perch ci viene impedito.
Perch la nostra ignoranza in materia di ambiente ha di
colpo acquisito un valore astronomico di cui vediamo ovunque
l'entit. Nei media, nei telegiornali, nelle pubblicit,
nei nostri princpi e nelle nostre abitudini. Non abbiamo
il tempo di distinguere ci che conta davvero da tutto ci
che ci distrae in continuazione. E il mondo va avanti cos.
I problemi per non spariranno da soli e i costi per sistemare
tutto non faranno che aumentare.
Non possiamo evitare di fare quei passi indietro. La questione
 se vogliamo farli adesso in maniera organizzata o
aspettare ancora un po'...

SCENA 75.

Animali da branco.

I cambiamenti climatici sono la pi grande minaccia per
l'umanit ha dichiarato il segretario generale dell'ONU
Antonio Guterres nell'aprile 2018.
Abbiamo dato il via a un processo di destabilizzazione
e ci stiamo muovendo verso il cosiddetto tipping point,
il punto di non ritorno, che pu trovarsi ovunque.
 un confine invisibile.
Si sarebbe dovuto avviare un dibattito di fondo gi molto
tempo fa. La ricerca infatti ha mostrato molto chiaramente
che il riscaldamento globale porta a conseguenze catastrofiche
per tutte le specie viventi, nessuna esclusa. Che la deforestazione,
l'agricoltura industriale, l'acidificazione dei mari
e la sovrapesca conducono alla perdita della biodiversit.
Ma viviamo in un'epoca in cui il numero sempre crescente
di auto vendute pu ancora dare fiducia nel futuro.
Un'epoca in cui il ritardo di un volo pu apparire in molti
pi titoli di giornale rispetto alla morte di migliaia di persone
a causa dei cambiamenti climatici (provocati, tra le altre
cose, proprio dai nostri viaggi aerei). Viviamo in un'epoca
in cui un consiglio ecologico  quello di sostituire il
t in bustina con quello sfuso.
Leggo che quando si vola bisognerebbe abbassare le tendine
dei finestrini in fase di decollo e atterraggio per risparmiare
sul carburante che serve per l'aria condizionata. In
una stanza d'albergo posso salvare il pianeta appendendo
gli asciugamani al gancio anzich farli lavare ogni giorno.
Non riusciamo a renderci conto di quanto negativi siano
i risultati delle ricerche e quanto pessimistiche le notizie.
Il nostro meccanismo di difesa blocca le informazioni.
Abbiamo bisogno di una storia nuova, positiva dicono quelli
che vengono ascoltati. Allora io mi domando: qual  quella
storia vecchia a cui tutti sembrano avere accesso e che adesso
invece deve essere sostituita da una nuova?
Perch a stento conosco qualcuno che sembra comprendere
davvero la crisi della sostenibilit che ci circonda.
 raro incontrare qualcuno che abbia la minima idea di
cosa sono i forcing e i meccanismi di feedback e di come lo
spostamento delle correnti oceaniche al di sotto delle piattaforme
di ghiaccio galleggianti dell'Antartide possa accelerarne
il processo di scioglimento. Nessuno di nostra conoscenza
sa che lo stesso tipo di deforestazione per cui ci
indigniamo in Amazzonia avviene proprio dietro l'angolo,
nel nord della Svezia. Nessuna delle persone con cui parliamo
ha sentito nominare la nuova Pangea o due aziende,
una fuori Zurigo e l'altra a Vancouver, che stanno sviluppando
una nuova tecnica in grado di risucchiare l'anidride
carbonica dall'atmosfera. E di sicuro nessuno che conosciamo
ha letto la loro proposta, preso una calcolatrice e constatato
che non potr mai funzionare in tempo.
Conosciamo forse qualcuno che sa un accidenti di qualcosa
sulla crisi climatica? Ma non c' nulla di cui vergognarsi;
abbiamo incontrato responsabili della sostenibilit
di diverse aziende e leader di partito che non ne sapevano
molto di pi.
Il fatto  che ci mancano le conoscenze di base necessarie
per poter comprendere i cambiamenti radicali che derivano
dal nostro stile di vita.
Nemmeno io sapevo niente della questione climatica fino
a tre o quattro anni fa. Ovviamente ero un po' preoccupata
e pensavo che le nostre abitudini pesassero molto sul consumo
delle risorse del pianeta.
Ogni tanto leggevo di qualcosa che era dannoso per l'ambiente,
ma c'era sempre qualcuno che sosteneva il contrario,
ed era incredibile quanto fosse tranquillizzante l'aiuto
professionale fornito dai telegiornali per scongiurare ogni
possibile preoccupazione dal punto di vista ecologico.
Trovavo dappertutto la stessa buona notizia: le soluzioni
ci sono, continua come se nulla fosse! Lessi degli aerei.
Dovevano essere davvero molto pericolosi, visto che
le emissioni avvengono in quota. Ma n l'amministrazione
statale dell'aviazione civile n la compagnia che gestisce
gli aeroporti svedesi dicevano una sola parola su
eventuali danni.
Se si va sul loro sito, si trovano immagini di torri di controllo
in mezzo a tulipani in fiore e belle parole su rinnovamenti
in chiave ecologica.
Ed era cos anche per tutto il resto. Se c'era qualcosa che
non andava, la tecnologia avrebbe risolto il problema. Come
se il riscaldamento globale fosse il problema di base e la
crisi climatica in realt non fosse un sintomo del sovraconsumo
del pianeta.
Ma per me non era un problema.
Finch i media e i politici non davano segni di preoccupazione,
presumevo che tutto fosse sotto controllo.
Poi c' stata la crisi di Greta, seguita da quella di Beata,
e ci siamo ritrovati in un luogo di cui non conoscevamo
nemmeno l'esistenza.
L'idea che serve una storia nuova sta diventando sempre
pi incredibile. Presuppone che tutti abbiano visto il documentario
Punto di non ritorno - Before the Flood e che poi
si siano messi da soli a leggere ricerche e blog sul clima.
Presuppone che tutti vadano regolarmente alle conferenze
del meteorologo Par Holmgren, siano lettori assidui
del Guardian e comprendano la portata della crisi della
sostenibilit.
Non riusciamo ad ammettere con noi stessi quanto siano
negative le ricerche. Dobbiamo pensare positivo, altrimenti
non ne usciamo dicono quelli che hanno modo di
farsi ascoltare. Ma non  cos. Perch non possiamo cancellare
qualcosa che non conosciamo, cos come non possiamo
ignorare le ricerche che non vengono rese note.
Un genitore il cui figlio si  spinto oltre la barriera di sicurezza
ed  in bilico sull'orlo del precipizio non ha bisogno
di nessuna nuova storia. Un genitore non ignora ci
che vede solo perch  troppo difficile da accettare. Riesce
invece a raccogliere una forza straordinaria e si impegna
anima e corpo per salvare il suo bambino.
Ci stiamo avvicinando a un confine invisibile, oltre il
quale non c' possibilit di ritorno. Ci che facciamo adesso
presto non si potr pi disfare. Quelli che si sono accorti
della gravit della situazione cercano di mettere in guardia
gli altri.
Ma siamo animali da branco, e finch i nostri leader non
agiranno come se fossimo in piena crisi, quasi nessuno capir
che ci siamo gi dentro. Aspettiamo che tutti i capi-branco
ci dicano di fermarci, ci facciano aggirare il pericolo
e ci mettano in salvo.

SCENA 76.

Riunione straordinaria.

Non sappiamo proprio cosa fare con te. Sei un caso
disperato dissero gli insegnanti dell'Operahgskolan al
momento della produzione finale.
Il rettore diceva la stessa cosa. Non sappiamo come prenderti,
qual  il tuo posto.
Non lo dicevano scherzando o come se fosse qualcosa
di positivo, ma come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.
C'era qualcosa di me che li infastidiva.
Frequentavo due scuole in contemporanea: seguivo il corso
per il diploma al Conservatorio e quello di perfezionamento
all'Operahgskolan, l'Accademia dell'Opera. Inoltre
cantavo a tempo pieno nel Radiokr con Gustav Sjkvist e
lavoravo all'Oscarsteater come ballerina e controfigura della
protagonista in Cyrano de Bergerac.
Il mio sussidio allo studio era finito e dovevo mantenermi,
ma per me non era un problema. Mi piaceva. Passare
da un ambiente all'altro si addiceva molto alla mia irrequietezza
e inoltre imparavo tantissimo.
Cantavo, dormivo, ballavo e riuscivo a fare tutto. A parte
forse uscire con i compagni dell'accademia e partecipare
a tutte le loro feste, dove comunque mi sarei sentita a disagio
come mi succedeva da sempre in quelle occasioni. Ma
andava bene cos, perch avevo finalmente trovato una dimensione
in cui il mio modo di fare non solo funzionava,
ma funzionava davvero bene.
Finch non entrai alla lezione di espressione scenica
all'Operahgskolan.
Bene disse Philippa, la nostra insegnante. Nulla di
personale, ma gli studenti hanno richiesto di poter fare una
riunione straordinaria durante questa lezione.
E di fronte a un semicerchio di sedie mi fu chiesto di accomodarmi.
Mi sentii dire che era molto preoccupante che
io non stessi in compagnia degli altri, che fossi mancata a
cos tante feste dell'accademia.
Avevo commesso l'errore di non appartenere al gruppo.
Mi dissero che pensavo di essere qualcuno, ma era evidente
che non lo ero affatto. Perch in realt non valevo molto.
E come punizione per aver scelto di andare per la mia
strada dovetti imparare un sacco di cose mai sentite prima.
Come il fatto che non va bene essere diversi, perch se lo
sei ti danno contro. Questa consapevolezza si trasform in
un'enorme sofferenza.
Mi nascondevo, mi chiudevo nel mio appartamento in
Kungsklippan e l, al quarto piano, trovavo un modo tutto
mio di far scomparire l'inquietudine e l'angoscia. Non dovevo
far altro che ingozzarmi di cibo e poi mettermi le dita
in gola. Dopo stavo di nuovo alla grande. Dovevo solo vomitare
per far sparire quella fitta allo stomaco, che a volte
mi lasciava in pace per diversi giorni di sguito.
La bulimia  una malattia molto pericolosa, quindi come
soluzione forse non sarebbe potuta durare a lungo, ma era
l'unica che mi facesse stare tranquilla.
Il mio problema era che non si riesce a cantare dopo aver
vomitato.
Ed era un gran bel problema, perch non posso vivere
senza cantare: mi vidi obbligata a fare una scelta.
Ho scelto il canto.
E il canto mi ha salvato la vita.

SCENA 77.

Svenny Kopp.

Il problema di fondo dell'ADHD  che segue il principio
del piacere. Si riescono a fare solo le cose che interessano
molto. Non funziona nient'altro, perch il disturbo ha a che
fare con i meccanismi di ricompensa e con il tasso di dopamina.
Svenny Kopp, Universit di Gteborg.

Un giorno, all'inizio di maggio 2017, vado a una conferenza
di Svenny Kopp, primaria, ricercatrice e dottoressa
in neuropsichiatria e fisiologia, considerata una pioniera
internazionale nel campo della psichiatria infantile. Il motivo
 l'originalit dell'oggetto dei suoi studi: le bambine.
Ci siamo io, la mia amica Gabriella e qualche centinaio
di dipendenti del settore della sanit scolastica e della psichiatria
infantile di Stoccolma. In pratica, addetti ai lavori.
Gabriella  come me, e dev'essere per questo che  l'unica
persona con cui riesco a uscire in questo momento. Ha
una figlia a cui  stato diagnosticato un disturbo neuropsichiatrico
ed  sempre sull'orlo dell'esaurimento.
Avrebbe gi dovuto averlo una vita fa, ma  forte come
un toro e tiene duro, proprio come tante altre persone che
conosco e che si trovano in situazioni simili. Solo chi 
davvero forte crolla, perch riesce a spingersi talmente oltre
ogni ragionevole limite che alla fine va in mille pezzi e
si esaurisce: quella disciplina cos impegnativa in cui noi
donne siamo in tutti i sensi di gran lunga migliori rispetto
a qualunque uomo.
Quello che Svenny Kopp ha notato nelle sue ricerche
e nei suoi studi clinici  che molto di rado si tende a porre
l'accento sulle femmine, quando si parla di bambini e
adolescenti.
Purtroppo, o forse per fortuna, dobbiamo fare una distinzione
tra femmine e maschi. Adolescenti femmine e
adolescenti maschi. Perch di fatto vivono situazioni diverse.
Hanno modalit diverse. E quando si parla di soggetti
dell'et evolutiva, alla fine si intendono i maschi
inizia la Kopp. Parla con un forte accento di Gteborg e non
assomiglia a nessun altro che abbiamo ascoltato in passato.
Si rivolge direttamente a Gabriella e a me. Dice le cose
come stanno.
A troppo poche ragazze vengono diagnosticati l'ADHD
e l'autismo. Mi sono capitati dei casi talmente evidenti che
mi sono domandata come fosse possibile. Come pu qualcuno
averli definiti "problemi dell'adolescenza" o "disturbi
nelle relazioni familiari" quando era cos evidente che si
trattava di ADHD?
Che sia una ricercatrice donna a mettere in evidenza la
carenza strutturale dell'uguaglianza di genere nella psichiatria
infantile  di certo provocatorio. Dopo un po' parecchie
persone tra il pubblico si alzano e se ne vanno. Altri sbuffano
e sospirano, e a me viene in mente un messaggio che
ho letto sul cellulare: Quando per te  normale essere un
privilegiato, la parit ti sembra un'oppressione.
Per me e Gabriella  come vedere il proprio idolo.
Sono quasi emozionata ad essere nella stessa stanza con
lei dice Gabriella, e non posso che essere d'accordo.
Soprattutto quando si parla di come le femmine siano cos
apertamente discriminate rispetto ai maschi, che vengono
ascoltati e controllati e che si accaparrano quei pochi mezzi
che restano in termini di supporto pedagogico e risorse
scolastiche.
Svenny Kopp prosegue: Significa che i maschi ricevono
questo supporto molto prima. Succede poi che i problemi
delle femmine vengono diagnosticati pi avanti nell'adolescenza.
Alcune non vogliono nessun tipo di aiuto a
quell'et, vogliono essere come tutti gli altri; alcune invece
devono fare a gara per dividersi il piatto, il che  molto
pi difficile. Ed  anche qui che i genitori hanno bisogno
di strumenti.
Beve un sorso d'acqua.
Come ci si deve comportare con una ragazza che non
si alza al mattino? Si pu tirare fuori dal letto una quattordicenne
e portarla a scuola?  ovvio che non si pu. Come
fare? Cosa bisogna fare quando non fa mai i compiti? In
generale come si devono gestire tutti questi conflitti,
questa irritabilit, questo stare sul chi va l? O il fatto di non
riuscire a mantenere l'ordine? Come ci si pu comportare
in tutte queste situazioni quotidiane? Non  per nulla
semplice.
Nella pausa faccio vedere a Gabriella un articolo che ho
appena letto. Tratta di una ricerca su bambini con ADHD
che ha preso in esame 64 casi, tutti e 64 maschi. La sola
idea che nel 2018 si possano eseguire ricerche scientifiche
su bambini senza pensare a un'equa suddivisione tra
i sessi dice tutto.
Non  facile avere una diagnosi neuropsichiatrica,
qualunque cosa si sia sentita o qualunque articolo si sia letto.
 difficile, in particolare per le femmine. Come pu, infatti,
una femmina rientrare negli schemi e nei criteri elaborati
per i maschi? Fino a qualche anno fa le femmine non potevano
nemmeno avere la sindrome di Asperger o l'ADHD.
Quasi tutto ci che riguarda le diagnosi  ancora basato
sui maschi. Parametri, medicine ed informazioni.
Da maschi, a maschi, per maschi.
Ogni disturbo  diverso da individuo a individuo e nelle
femmine si presentano in maniera del tutto diversa rispetto
ai maschi. Come esempio si pu citare il fatto che i
maschi con ADHD sono spesso estroversi, mentre le femmine
molte volte si comportano esattamente al contrario.
La maggior parte delle diagnosi effettuate sono il risultato
di un comportamento che viene percepito come fastidioso
dagli altri, e siccome le ragazze spesso si tengono dentro
tutto quello che invece dovrebbero esternare, restano subito
indietro.  difficile che riceva aiuto chi fuori casa non
viene visto o sentito.
Quanti genitori, infatti, riescono ad andare a fondo di
tutti i problemi? Quanti genitori scelgono volontariamente
di dedicare tre-quattro anni a lottare con la psichiatria infantile
perch il figlio, nel migliore dei casi, riceva un timbro
in fronte che agli occhi di molti  ancora un handicap?
Oggi molti genitori impegnati su questo fronte sono a
conoscenza di tutto ci perch in Rete si possono trovare
e leggere tutti gli studi e le scoperte. Di certo non tutte le
persone che si occupano di psichiatria infantile riescono ad
accettarlo: la ricerca avanza rapida, ma i criteri e la pratica
non sempre riescono a stare al passo. In quello scollamento
restano intrappolati tantissimi bambini, perlopi femmine.
Ragazze che non di rado restano bloccate in involontarie
e prolungate assenze da scuola, che possono implicare
un'emarginazione a vita. Ragazze che stanno entrando nella
zona di rischio rappresentata da disabilit non diagnosticate,
come la sindrome di Asperger o l'ADHD; una zona di
rischio ai cui margini si trovano disturbi dell'alimentazione,
compulsioni e diversi tipi di autolesionismo.
Innumerevoli studi da tutto il mondo dimostrano che
l'ADHD  associato a un rischio molto elevato di cadere nelle
dipendenze e nella criminalit. Anche se la correlazione
tra l'ADHD e i disturbi alimentari  un mbito di ricerca
del tutto nuovo, si vedono gi fin d'ora evidenti segni che
i due aspetti sono strettamente collegati.
Quando finalmente questi disturbi hanno iniziato a essere
diagnosticati anche alle femmine - era ora! -, gran parte
della societ ha urlato all'improvviso che si stava verificando
un'inflazione delle diagnosi!!! Ed  una follia, proprio come
sembra. Ma ovviamente non  colpa dei maschi se c' tutta
quest'ignoranza. I loro problemi non diminuiscono di certo
perch le femmine sono state ignorate, e hanno bisogno di
tutto il sostegno che possono ricevere. I maschi e i loro genitori
devono sopportare tra l'altro gli effetti negativi dello stare
sotto i riflettori, con i loro comportamenti caratteristici
che spesso vengono apertamente derisi, perfino dal personale
scolastico e dagli altri genitori. Come se tutti potessero
arrivare alla soluzione dei propri problemi leggendo gli ormai
triti e ritriti articoli d'opinione che continuano a essere
riproposti sul tema Togliti il cappello e impara le buone maniere!!!
Peccato che la ricerca dica tutt'altro.
Sul palco Svenny Kopp sta giungendo alla conclusione
della conferenza.
In questi anni da ricercatrice ho studiato sia bambine
con autismo, ADHD e la sindrome di Tourette sia bambine
senza alcun disturbo, e posso dire che le rispettive famiglie
vivono su pianeti diversi. Non ci si pu neanche lontanamente
immaginare quanto sia grande la differenza, quale
sia la pressione che sopportano le famiglie con figlie, e figli,
con difficolt di questo tipo. Lo stress  enorme.
C' silenzio in sala, a parte qualche circospetto colpo di
tosse e qualcuno che sfoglia il blocco degli appunti.
Il tasso di divorzi  pi alto rispetto alle altre famiglie.
E sono prima di tutto le madri che vivono una situazione
di stress che sono pi vicine... non  tollerabile al giorno
d'oggi... non ... non possiamo occuparci di questi problemi
familiari, non  una Svezia del welfare quella in cui
viviamo. Allo stress a cui soprattutto le madri sono sottoposte
per anni, si aggiungono poi i frequenti incontri con
impiegati insensibili.
Uscendo dall'aula Gabriella racconta di bambini di dieci
anni che hanno avuto un esaurimento: sembra un brutto
scherzo di darwinismo sociale, ma so che  tutto vero. L'ho
visto con i miei occhi. Racconta di una ragazza Asperger che
non si  alzata dal letto per due anni e adesso non riesce pi
a camminare perch le si sono calcificati i tendini d'Achille.
E io penso: chi  in grado di parlare per loro?
Chi riesce a gridare cos forte da far fermare tutti ad
ascoltare?
Ma so che nessuno ce la fa. Non da solo.

SCENA 78.

Un'infanzia privilegiata.

Sono cresciuta in una citt industriale negli anni Settanta
e non mi  mai mancato niente. Ero figlia della folkhemmet"1"
svedese. Quando guardo i bambini che crescono oggi, trentacinque
anni dopo, quando guardo le mie figlie, penso che
invece adesso non avrei avuto molte possibilit.
La velocit, le dimensioni, le impressioni, l'esigenza di
guadagnare ed i risultati da ottenere contagiano tutto. E le
scuole di musica, danza e teatro aboliscono le lezioni individuali
a favore di un insegnamento di gruppo, pi vantaggioso
dal punto di vista economico, ma che ancora una
volta esclude tutti i bambini a cui manca la capacit di funzionare
in gruppo.
Tutti quelli le cui diversit si sarebbero potute trasformare
in creativit, fiducia in se stessi e arte e che invece adesso
rischiano di essere emarginati.
Un altro fallimento economicamente redditizio.

1. Il concetto socialdemocratico di folkhemmet (letteralmente casa del popolo)
fu ideato alla fine degli anni Venti e messo in pratica fino agli anni Settanta
con riforme sociali e popolari, al fine di creare uguaglianza e sicurezza per
tutta la popolazione. Il termine viene usato anche per indicare il periodo
in cui furono attuate quelle riforme. (N.d.T).

SCENA 79.

Il vicino di casa di Seinfeld.

Negli anni Sessanta a Manhattan, in alcuni vecchi locali sopra
quel ristorante che pi tardi sarebbe stato consacrato
a gloria eterna grazie alla serie televisiva Seinfeld, fu creato
un piccolo distaccamento della NASA che si occupava di
una cosa chiamata effetto serra.
Sono passati trent'anni da quando il loro capo, James
Hansen, parl davanti al Congresso americano dimostrando
che il riscaldamento globale era qualcosa di reale.
Siamo sicuri al 99 per cento che il surriscaldamento
non  una variazione naturale, ma  causato dall'aumento
nell'atmosfera dell'anidride carbonica e di altri gas artificiali
disse Hansen il 23 giugno 1988.
Ma chi, al di fuori dei movimenti ecologisti e per la difesa
del clima, ha mai sentito parlare di lui? E quanti di noi
conoscono i risultati e il significato di quella ricerca che lui
e innumerevoli altri ricercatori hanno continuato a portare
avanti nello stesso mbito?
Se prendessimo sul serio la questione climatica, allora
Hansen sarebbe conosciuto in tutto il mondo e ogni due
anni un premio Nobel avrebbe in un modo o nell'altro un
legame con la crisi della sostenibilit.
Ma non  cos.
Le previsioni di James Hansen si sono abbattute con sgradevole
chiarezza, eppure lui vive ancora come un emarginato,
ignorato e ostacolato da tutti i presidenti, oltre a essere
un eminente critico dell'Accordo di Parigi che, ai suoi
occhi,  del tutto inadeguato.
La vera presa in giro sono tutti i politici che affermano
di fare qualcosa per il problema dice l'ex capo della NASA,
ormai professore in pensione della Columbia University.
Ha ragione.
Durante i trent'anni trascorsi dalla sua testimonianza, le
emissioni di anidride carbonica non sono affatto diminuite.
Sono anzi aumentate del 68 per cento, e nonostante tutta
l'energia rinnovabile, con gli impianti solari ed eolici di
recente installazione, il mondo utilizza pi energia da combustibili
fossili oggi rispetto al 1988. Ci stiamo ancora muovendo
nella direzione sbagliata.

SCENA 80.

Superpoteri.

Quando una campagna mediatica come Me Too inizia a
prendere a martellate quella superficie che le femministe
nel corso di un'eternit erano riuscite solo a scalfire, si intravede
uno spiraglio.
Una fessura nella facciata.
Le voci rimaste in sordina per decenni iniziano d'un tratto
a essere ascoltate attraverso quella nuova apertura, e
quando meno te lo aspetti, all'improvviso succede un piccolo
miracolo.
Solo che non  stato un vero miracolo.
Si  trattato solo di alcune decisioni razionali comuni.
Perch, quando i media scelgono di supportare una questione,
come  accaduto in Svezia con Me Too, allora cambia
proprio tutto.
All'interno del movimento per l'ambiente molte persone
si augurano una svolta del genere per il clima.
Senza dover prima raschiare la superficie ed avanzare a
piccolissimi passi per centotrent'anni.
Non abbiamo tutto questo tempo.
Non ne abbiamo proprio, in effetti. Entro due anni deve
essere gi in atto una trasformazione rivoluzionaria.
Manca la consapevolezza della necessit di cambiamenti
radicali dice il professor Johan Rockstrm.
Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi che non  mai stata
considerata tale.
Le notizie sono molte, ma la comunicazione  scarsa.
Secondo l'ente di ricerca SIFO, la questione ambientale 
l'argomento meno affrontato dai politici nei media nel 2016,
mentre il rapporto annuale dell'Istituto SOM mette in evidenza
ancora una volta che i cambiamenti climatici sono
quello che ci preoccupa di pi.
La gestione da parte dei media della crisi climatica e della
sostenibilit  disastrosa. Le questioni fondamentali per
l'umanit si riducono nel migliore dei casi ad articoli isolati,
trafiletti o servizi relegati in sezioni tematiche, mentre
i quotidiani cartacei e i siti di informazione cedono alle lusinghe
dei reportage di viaggio, dei consigli per lo shopping
e delle recensioni sui motori.
Alla radio e in televisione dominano perlopi i dibattiti,
in cui si discute e basta.
Mancano i manifesti. Mancano le edizioni straordinarie
dei telegiornali. Mancano le sedute d'emergenza. Manca
una formazione specifica per tutti.
Siccome l'economia viene prima dell'ecologia, la crisi
non deve essere trattata come tale, quanto come l'opportunit
di una nuova crescita green. Questo  il progetto che
salver il mondo; la strategia che insegna che gli eventuali
segnali d'allarme che porteranno le persone alla consapevolezza
rischiano allo stesso tempo di far perdere loro la
testa prorompendo in un Cavolo, ma allora la storia della
crisi climatica era vera?!?! Non ne avevo proprio idea,
ma adesso che lo so lascio perdere! Perch se l'Accordo di
Parigi impone a me come singolo delle limitazioni, allora
preferisco un bell'effetto Venere con il livello delle acque
pi alto di 65 metri, estinzioni, distruzione ed un oceano viola
e pieno di acido.
Questa  la situazione.
Le redazioni dei telegiornali non possono spaventare,
incolpare o dire come stanno davvero le cose, perch potremmo
finire per interrompere quel super-mega lavoro sul clima
che abbiamo gi iniziato: sapete, quello che fa aumentare
il contenuto di anidride carbonica nell'atmosfera dieci volte
pi velocemente rispetto a quanto succedeva durante la
pi grande estinzione di massa che sia mai avvenuta. No,
racconteremo invece una storia nuova, una storia positiva.
Qualcosa che avr molti like su Facebook.
Ma sapete una cosa?
C' gi una storia nuova! Ed  cos positiva che gli angeli
si uniranno in cori di giubilo e faranno salti mortali per
tutto il firmamento, perch siamo gi venuti a capo della
crisi climatica e sappiamo che le soluzioni funzioneranno!
Le soluzioni, poi, sono cos brillanti che rischiano di eliminare
da sole anche un altro po' di problemi, come i crescenti
divari, il malessere psichico e le disuguaglianze di genere.
Bisogna per aggiungere che queste soluzioni richiedono
dei cambiamenti di fondo e quindi, ovviamente,
qualche contropartita.
Come per esempio una tassa molto pesante sulle emissioni
di anidride carbonica.
Come avere quale obiettivo principale la riduzione delle
emissioni.
E ancora, iniziare a piantare tantissimi alberi, mentre facciamo
s che quasi tutti i boschi rimanenti restino intatti, in
modo che trattengano l'anidride carbonica che hanno gi
intrappolato. I boschi sono la nostra salvezza. Ma dobbiamo
iniziare a trattarli con il rispetto che meritano.
Le soluzioni richiedono che diminuiamo la velocit e
che iniziamo a vivere pi in piccolo, in modo pi collettivo
e a chilometro zero, passando per la democrazia locale
fino ad arrivare a una produzione di cibo ed energia pi in
compartecipazione.
Dobbiamo collaborare, perch i problemi collettivi richiedono
soluzioni collettive.
E il mondo, invece di spendere pi di 4000 miliardi di corone
all'anno per sovvenzionare i combustibili fossili, deve
impiegare quei soldi per produrre energia eolica e solare.
Una cifra che possiamo di certo moltiplicare.
Possiamo, se vogliamo.
Ma non senza contropartite.
Dobbiamo scommettere sulla tecnologia gi esistente invece
di aspettare qualcosa che forse arriver in futuro,
quando sar gi troppo tardi.
Dobbiamo cambiare gran parte delle nostre abitudini e
molti di noi dovranno fare alcuni passi ecologici all'indietro.
Le aziende che hanno causato i problemi devono pagare
per tutto quello che hanno fatto, aziende che, malgrado
fossero a conoscenza dei rischi, hanno guadagnato cifre da
capogiro rovinando il clima e l'ecosistema.
Non siamo stati noi a causare questi problemi. Non  colpa
di tutti. Tuttavia salvaguardare le condizioni per le generazioni
future  una responsabilit comune. Il loro futuro
 nelle nostre mani.
Se sei tra quelli che credono che la tecnologia ci salver,
allora ti consiglio di andare in cima al trampolino per il salto
con gli sci a Falun e di guardare la zona di atterraggio
sotto. Perch la curva delle emissioni, che gi da oggi dobbiamo
far arrivare a zero,  ripida proprio come quella del
trampolino. Quella curva che dovrebbe apparire in tutte le
prime pagine di tutti i giornali di tutti i paesi.
Il nostro destino  nelle mani dei media. Nessun altro
ha il raggio d'azione necessario per il tempo che abbiamo
a disposizione.
E non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come
tale.
Tutti quelli che hanno assistito a un incidente sanno cosa
voglio dire.
In situazioni di crisi scopriamo di avere dei superpoteri.
Solleviamo auto, combattiamo guerre mondiali, entriamo
in una casa in fiamme. Basta che qualcuno cada sul marciapiede
e subito si forma un nugolo di persone pronte a
lasciar perdere tutto per aiutare.
 la crisi stessa ad essere la soluzione alla crisi.
Perch nella crisi cambiamo le nostre abitudini e il nostro
comportamento.
Nella crisi siamo capaci di qualunque cosa.
La maggior parte di noi si sentir molto meglio riducendo
la velocit e vivendo di pi il territorio, sapendo che i
nostri figli avranno la possibilit di sviluppare tutte le invenzioni
e le soluzioni a cui non abbiamo fatto in tempo a
pensare noi.
La maggior parte di noi si sentir molto meglio se interi
paesi potranno vivere, invece di trovarci sempre in partenza
per la prossima grande citt, il prossimo viaggio, il
prossimo aeroporto o la prossima qualunque-cosa-possibile.
Il mondo diventa pi grande se lo percorriamo pi
lentamente.
E tutti stanno meglio in una societ che mette la sostenibilit
al primo posto.

SCENA 81.

Parole vuote.

 iniziata la campagna elettorale.
Siamo a luglio 2018 e all'improvviso tutti i politici parlano
della crisi climatica. Non si pu pi evitare per molto.
Perch dopo mesi di siccit e caldo mai visti, sta accadendo
proprio quello da cui gli esperti ci hanno messo in
guardia per decenni. I raccolti vanno distrutti, le falde acquifere
si esauriscono.
La Svezia brucia, bruciano i boschi, le torbiere e le paludi,
da Gllivare e Jokkmokk nel Nord fino ai prati del Sud.
E dopo solo qualche giorno di segnalazioni di emergenza
nei media, iniziamo forse a intuire cosa significa il fatto che
quasi un sesto del paese si trova a nord del circolo polare,
nella zona artica, dove si prevede che i cambiamenti climatici
saranno pi evidenti. La crisi climatica non  pi qualcosa
di lontano: con un innalzamento di un grado  gi qui,
e noi siamo proprio sulla linea di confine.
Ma non  certo un argomento di cui i nostri rappresentanti
vogliono parlare,  evidente. E quasi nessuno dice una
sola parola, n sulle cause n tantomeno sulle conseguenze.
I politici devono vincere le elezioni. E le elezioni non si
vincono dicendo le cose come stanno, le elezioni si vincono
dicendo alla gente quello che vuole sentire.
Il clima  il tema fondamentale della nostra epoca
dichiarano a un certo punto tutti en passant, facendone un'analisi
profonda quanto l'oroscopo di un settimanale. Sono
gli altri paesi che devono farsene carico, tutto il resto si chiama
propaganda sovversiva.
Nessuno accenna al fatto che pi della met delle nostre
emissioni non rientra nemmeno nelle statistiche.  pi comodo
cos.
Nessuno dice che l'impronta ecologica della Svezia  tra
le dieci pi alte al mondo. Nessuno spende una parola sul
fatto che i collegamenti in pullman tra Sandviken e Gavie
causano pi emissioni di un viaggio di andata e ritorno per
la Nuova Zelanda in business class, perch dei voli internazionali
non si tiene conto. Lo stesso accade per il traffico
marittimo e i beni che importiamo da altri paesi.
Quando abbiamo delocalizzato le produzioni in paesi a
basso reddito abbiamo evitato non solo di pagare stipendi
adeguati, ma ci siamo anche liberati di una grandissima parte
delle nostre emissioni di anidride carbonica. Cos adesso
possiamo dare la colpa agli altri e dire che tocca a loro fare
qualcosa, perch noi ci siamo gi scaricati la coscienza rifilando
le nostre fabbriche alla Cina, al Vietnam e all'India.
Si pu di certo affermare che hanno bisogno delle nostre
industrie e del nostro commercio per migliorare il loro
standard di vita, ma gi con un innalzamento delle temperature
di un solo grado e mezzo ci sar altro di cui avranno
bisogno. La vivibilit, per esempio.
La Svezia  troppo piccola dicono i politici che rappresentano
la maggioranza degli elettori.  meglio se cerchiamo
di influire sugli altri.
E nessun giornalista risponde a questa retorica. Nessuno
dice che con la stessa logica potremmo evitare di pagare
le tasse perch tanto il mio piccolo contributo  solo
una ridicola goccia nel mare e quindi  meglio se mi faccio
gli affari miei e mi occupo invece di qualcosa che davvero
favorisca me e la mia famiglia. Tutto il resto  buonismo.
Nessun giornalista riporta che, quando paesi piccoli come
la Costa Rica decidono di vietare gli oggetti di plastica monouso,
si scrivono articoli che vengono condivisi centinaia
di migliaia di volte, perch il mondo ha fame di esempi positivi.
Ha fame di quello che le persone percepiscono come
speranza. Speranza, anche sotto forma di divieti e limitazioni
per il bene comune. Nessuno dice che la piccola Costa
Rica ha dato il via ad un trend che altri paesi hanno deciso
di seguire, come l'India, per esempio.
Ci sono ovviamente dei politici svedesi consapevoli del
problema, ma non vengono ascoltati. L'opinione pubblica
 troppo debole. Il dibattito non  mai stato avviato come
si deve ed il divario tra le coscienze  troppo grande. Alcuni
sono gi al punto 117, mentre la maggior parte non  nemmeno
arrivata al punto 2.
Leggiamo Factfulness, il libro scritto da Hans Rosling con
Ola Rosling e Anna Rosling Rnnlund: per molti aspetti 
un testo straordinario, ma nemmeno l la crisi climatica e
della sostenibilit emerge come particolarmente grave.
Tuttavia, coloro che temono il cambiamento climatico dovrebbero
smettere di spaventare le persone con ipotesi inverosimili.
Quasi tutti sono gi al corrente del problema e lo
riconoscono. Insistere  come sfondare una porta aperta.
Occorre smettere di chiacchierare, chiacchierare e chiacchierare.
Piuttosto, sfruttiamo questa energia per risolvere il problema
entrando in azione: un'azione dettata non dalla paura
e dall'urgenza, bens dai dati e dall'analisi a mente fredda.
Cos scrivono tre fra i principali, e legittimamente acclamati,
divulgatori dei nostri tempi. Ma un tale pensiero 
tutt'altro che eccezionale per i Rosling o la loro fondazione
Gapminder.
Potrebbe averlo detto qualunque direttore di redazione,
politico, decision-maker o uomo d'affari.  mainstream. 
quello che va per la maggiore.
Ma  vero?
Le informazioni che vengono divulgate dalle organizzazioni
ambientaliste e dagli esperti di clima sono inverosimili?
Lo scopo di decine di migliaia di ricercatori  quello
di spaventarci?
E soprattutto: abbiamo tempo di proseguire, senza alcuna
urgenza, con altre fredde analisi?
Oppure i cambiamenti vanno avanti cos veloci che non
abbiamo nemmeno il tempo di assimilare le informazioni?
 sempre quel minuscolo dettaglio, l'aumento del tasso di
anidride carbonica nell'atmosfera, che scombina tutto.
Nella nostra civilt non si dice quasi da nessuna parte che
la questione climatica  l'indicatore di un'anomalia nel sistema.
 un problema, e i problemi si risolvono con le innovazioni.
Con nuovi apparecchi. E quando la ricerca dice
altro, vengono condotti nuovi studi e nuove ricerche che
magari sono pi in accordo con quello che vogliamo sentire,
e andiamo avanti cos, senza fine.
Si tratta di uno sviluppo letale, ma quello che mi logora
un po' pi di tutto il resto  il solito ritornello che la maggior
parte delle persone lo sa gi e riconosce il problema.
Tutti sembrano pensare che le cose stanno cos e basta.
Quando guarderemo negli occhi i nostri nipoti dall'alto
dei nostri anni, potremo dire che abbiamo respinto la minaccia
quando l'abbiamo avvertita. Oppure potremo anche
dire che non abbiamo fatto nulla, nonostante sapessimo tutto
dice il vicepremier svedese al termine della settimana
politica di Almedalen del 2018.
Nessuno sembra mettere in dubbio che sia vero, anche
se questo implicherebbe una visione dell'umanit che ci 
del tutto estranea.
Perch se sapessimo, se potessimo conoscere le conseguenze
di ci che facciamo eppure continuassimo a farlo...
questo cosa direbbe di noi?
E cosa dice di tutti quelli che pensano che le cose stiano
cos e basta?

SCENA 82.

Diversit.

Sono proprio un caso senza speranza, nelle cose pratiche
sono un disastro.
Non ho la patente.
Quando avevo vent'anni riscaldavo in forno il pane ancora
avvolto nella plastica e non sono mai riuscita a fare il
login sul sito della banca per pagare le bollette.
Devo sempre scrivere una lunga lista delle cose che devo
fare, altrimenti non riesco a farle. Non riesco a lasciar perdere
alcune cose. Mi blocco. In tutta onest, se non fossi diventata
cantante, non sarei diventata proprio niente. Avrei
rischiato di bloccarmi in una delle voragini profondissime
che a volte l'ADHD non diagnosticato porta con s.
Al giorno d'oggi devi essere estroverso. Devi sapere qualcosa
di tanti argomenti diversi. In linea di principio potresti
avere delle competenze da dottorato e tuttavia, se non
te la cavi nell'esposizione orale, non arrivare ai voti minimi
per uscire dalla scuola media.
Cosa succede allora a quelli che sono bravissimi in qualcosa
di specifico, ma non posseggono la capacit di fare altro
se non quello a cui sono interessati?
Cosa succede a quelli che sono solo un po' timidi? Cosa
succede a quelli che stanno male se devono parlare di fronte
agli altri? Cosa succede alla maggior parte della popolazione
a cui mancano quelle competenze sociali che noi oggi
valutiamo pi importanti di qualunque altra cosa?
La domanda  se una persona che si distingue troppo dalla
massa possa sopravvivere alla scuola svedese per come
 fatta oggi; in ogni caso, non molti di quelli che un giorno
dovranno lavorare in ambienti che richiedono sensibilit,
capacit di ascolto ed empatia. Per questo dobbiamo
cambiare le cose.
La posta in gioco  troppo alta.
La diversit  alla base di ogni arte. E senza arte cade tutto
lentamente a pezzi.
SCENA 83.

Dietro le quinte.

Greta, Svante e io incontriamo Kevin Anderson e il suo collega
ricercatore Isak Stoddard al CEMUS, l'Istituto di geoscienze
dell'Universit di Uppsala.
Abbiamo gi avuto contatti con Kevin e Isak in passato.
Un anno fa, insieme a Bjrn Ferry, Heidi Andersson, Staffan
Lindberg e il meteorologo Martin Hedberg, abbiamo scritto
al Dagens Nyheter una lettera aperta che ha destato
attenzione: spiegavamo perch avevamo deciso di smettere
di prendere l'aereo e rimanere a terra. L'articolo poneva
gran parte della base per il dibattito sui voli aerei che  stato
poi ripreso dai media qualche mese dopo.
Non piove da parecchie settimane ed i prati di Uppsala
sono gi marroni e riarsi dal precoce sole estivo.
Kevin Anderson parla del caldo nel suo appartamento
per gli ospiti e del fatto che dorme con la finestra spalancata
come in Grecia.
Riempiamo d'avena le tazze di caffellatte e ci accomodiamo
in una piccola sala conferenze con divani e mensole.
Kevin beve il t.
Prima di tutto, dice Svante premendo il tasto per far
partire la registrazione sul telefono nel momento in cui
si parla di quanto debbano diminuire le emissioni paesi
come la Svezia, le cifre variano molto. Tu e altri ricercatori
parlate del 10-15 per cento annuo, ma i politici e l'Agenzia
per la protezione dell'ambiente parlano del 5-8 per cento.
Come si spiega?
Ci sono diversi motivi. Il 5-8 per cento non comprende
per esempio i voli, il traffico marittimo e i beni prodotti in
altri paesi inizia Kevin Anderson. Parla spedito e chiaro,
energico e convincente come poche altre persone che abbiamo
mai incontrato.
E poi i calcoli effettuati dai paesi industrializzati come
la Svezia non includono in alcun modo l'impegno all'equit
che ci siamo assunti nei confronti dei paesi della parte
pi povera del mondo.  scritto chiaramente nell'Accordo
di Parigi, nel Protocollo di Kyoto e cos via. Ci siamo impegnati
a diminuire le emissioni sulla base di una prospettiva
che ignoriamo del tutto.
Ma la cosa pi importante di tutte  che i nostri modelli
per la riduzione delle emissioni dipendono in toto dalle
tecnologie a emissioni negative. Sono tecnologie che non
esistono ancora e che secondo nessun ricercatore potranno
anche solo avvicinarsi alle stime attualmente utilizzate nei
modelli climatici. Ovviamente sembra molto strano, ma il
fatto  che solo due anni fa non molti climatologi sapevano
che le cose stessero cos. Conosco molti colleghi che sono
rimasti scioccati quando hanno saputo che queste tecnologie,
che non sono ancora state inventate, non sono previste
soltanto da alcune stime future, bens da tutte.
Kevin fa una rapidissima pausa e ribadisce la reazione
dei suoi colleghi ricercatori. Io sto perlopi zitta e lascio che
sia Svante a gestire l'ordine delle domande in base ai nostri
appunti. Come accade sempre quando parliamo con esperti
di clima, preferisco ascoltare pi che parlare. In parte perch
cos imparo di pi, ma soprattutto perch ho paura di
fare una figuraccia e dire qualcosa di stupido.
Isak e io abbiamo calcolato che i paesi ricchi come la
Svezia devono iniziare a diminuire le emissioni almeno del
10-15 per cento annuo a partire da oggi, in modo che per
il 2025 siano scese del 75 per cento. Cos potremmo avere
una possibilit di raggiungere l'obiettivo dei 2 gradi. Dopo
dovremo raggiungere zero emissioni tra il 2035 ed il 2040.
Questo tra l'altro implica che i voli, la navigazione e tutti i
trasporti devono scendere a zero.
Per un breve istante tutti gli sguardi si incontrano. Siamo
lontani anni luce da quello che di solito si legge e si sente
sul cosiddetto cambiamento green di cui alcuni politici e le
imprese parlano cos volentieri.
Secondo i nostri calcoli, ci restano sei-dodici anni se
continuiamo con il tasso di emissioni attuale. E non abbiamo
considerato i beni prodotti in altri paesi. Se li aggiungiamo,
abbiamo ancora meno tempo prosegue Kevin. A
volte concludo le mie conferenze citando Alex Steffen, il
futurologo e divulgatore americano per lo sviluppo sostenibile,
che dice: "Vincere lentamente  come perdere". Ha
proprio ragione, perch non ci resta molto tempo, il cambiamento
deve iniziare adesso.
La Svezia ha di recente emesso un decreto sul clima di
cui tanti decision-maker sono molto soddisfatti e orgogliosi.
E anche se l'idea di una legge del genere  qualcosa di positivo,
n Isak n Kevin sono molto colpiti.
La situazione climatica svedese deve essere immediatamente
riconsiderata perch si possa avere qualche risultato
dice Kevin. Deve prima di tutto comprendere un bilancio
di carbonio e una prospettiva di allineamento con
l'Accordo di Parigi, tenendo anche conto dei paesi che ancora
non hanno raggiunto il benessere sociale e costruito le
infrastrutture che abbiamo noi. Non dobbiamo perdere di
vista questi aspetti nelle nostre stime e nei decreti sul clima.
 chiaro che poi si devono anche includere i trasporti
marittimi e i voli internazionali, in modo da calcolare tutto
ci che davvero facciamo.
Quando Kevin Anderson lo scorso inverno ha tenuto
una conferenza all'Accademia reale svedese delle scienze,
con la principessa ereditaria Victoria tra il pubblico,
ha iniziato il suo discorso con un avvertimento per la salute,
perch la maggior parte delle persone avrebbe avuto
difficolt a sopportare il tema delle sue ricerche. Un paio
di anni fa anche noi avremmo avuto bisogno di un'introduzione
del genere prima di questo incontro con Kevin e
Isak, ma adesso  diventato tutto parte della nostra nuova
quotidianit.
Da trent'anni sappiamo tutto quello che c' bisogno di
sapere sui cambiamenti climatici, ma per tutto questo tempo
abbiamo scelto di non fare nulla per risolvere il problema.
Nemmeno paesi progressisti come la Svezia hanno fatto
niente: se si considerano i voli, il traffico marittimo e i
beni prodotti all'estero, le emissioni del nostro paese sono
rimaste allo stesso livello del 1992, quando si tenne il primo
incontro delle Nazioni Unite sul clima a Rio. Invece abbiamo
permesso agli economisti di pilotare le nostre decisioni.
Ci inganniamo pensando che stiamo facendo quanto
necessario, ma la verit  che nessun paese industrializzato
fa qualcosa che si avvicini vagamente a ci che  necessario.
Esiste una parola perfetta per quello a cui ci stiamo
dedicando: frodo.
Frode lo corregge Isak.
That's right! Frode!! ride Kevin, poi prosegue. Se allora
avessimo agito come dicevamo che avremmo dovuto, la
questione climatica non sarebbe diventata un problema cos
grosso. Avremmo potuto sistemare tutto con nuove tecnologie
e cambiare le linee guida dell'economia. Ma siccome
abbiamo passato trent'anni a parlare, mentire e procrastinare,
adesso c' bisogno di un cambiamento di sistema,
visto che il modello economico attuale non risolver la crisi
climatica. E men che meno la crisi della sostenibilit.  un
modello che va sostituito dice Kevin cambiando posizione
sul divano che sembra provenire da un mercato delle pulci,
cos come il resto dei mobili logori e spaiati.
Ma adesso ci sono anche tanti eventi incoraggianti. Molti
segnali indicano che un cambio di sistema  possibile, e
anche se il risultato di tanti cambiamenti che hanno avuto
luogo non  sempre buono, ci sono delle avvisaglie positive.
La crisi delle banche, la primavera araba, Corbyn,
Trump, Bernie Sanders, il premio per l'energia rinnovabile,
i dibattiti sugli effetti del diesel e della benzina sulla
nostra salute.
E il movimento Me Too aggiungo io.
Esatto dice Kevin. Potremmo trovarci di fronte a grandi
stravolgimenti nella societ.  molto incoraggiante.
Mi chino verso Greta e le chiedo se  d'accordo che racconti
quello che pensa di fare. Annuisce.
Greta pensa di saltare la scuola e andare a scioperare
davanti al Parlamento ad agosto, all'inizio dell'anno scolastico.
Vuole farlo ogni giorno fino alle elezioni legislative.
Kevin e Isak si illuminano e si bloccano, come se avessero
sentito qualcosa di bello che non hanno mai sentito prima.
E quindi per quanto tempo? chiede Kevin.
Tre settimane dice Greta cos a bassa voce che non si
sente.
Tre settimane, no? aggiunge Isak.
Greta conferma con lo sguardo.
Penso che questo possa far s che alcuni politici ascoltino
dice Kevin con soddisfazione.
L'idea le  venuta mentre discuteva al telefono la proposta
di lanciare una versione svedese di Zero Hour.  un
nuovo movimento promosso negli Stati Uniti da ragazzi
che chiedono conto ai politici delle loro non-azioni dice
Svante. Ma Greta pensa che non sia sufficiente limitarsi a
continuare a protestare. Pensa che sia necessaria una qualche
forma di disobbedienza civile. Qualcosa di un po' pi
illegale. Vero, Greta?
Svante pone le domande come fa di solito quando parla
in vece di Greta, quando il suo mutismo si mette in mezzo.
Lei annuisce.
Ma in questo caso deve fare tutto da sola. Non possiamo
appoggiarla o aiutarla dice Svante.
Greta per conosce gi la questione meglio di me e
Svante aggiungo io.  unicamente merito delle nostre figlie
se abbiamo aperto gli occhi sulla crisi climatica. Senza
di loro non ci saremmo mai impegnati in prima persona.
Brava, Greta dicono Kevin e Isak all'unisono. Gli occhi
di Greta brillano, e penso che qualcosa si sia mosso
proprio in questo momento, con la sensazione di essere
considerata e ascoltata in un ambiente che conta davvero
qualcosa.
Per un attimo cala il silenzio. I pensieri occupano la stanza,
pensieri su quella ragazzina quasi invisibile seduta vicino
alla finestra, che ha in mente di farsi avanti e, tutta sola
con le sue parole ed i suoi pensieri, mettere in discussione i
fondamenti dell'attuale ordine mondiale...
Trovare una strada che ci faccia uscire dalla crisi della sostenibilit
vuol dire fare l'impossibile, e io amo tutti quelli
che sono abbastanza pazzi da provarci. Ma siccome si tratta
di mia figlia sono ben lungi dall'essere cos positiva e,
se fosse solo per me, direi di no. Per manca ancora molto
ad agosto. E tra il dire ed il fare c' di mezzo il mare,
quando non hai ancora sedici anni.
Alcuni anni fa Kevin Anderson ha richiamato su di s
l'attenzione rifiutando di partecipare a una conferenza sul
clima a Londra perch tutti i partecipanti erano obbligati a
pagare una tassa di compensazione delle emissioni. Secondo
lui, la compensazione provoca indubbiamente pi danni
che benefci, perch  un chiaro segnale che esiste un modo
semplice di riprenderci l'anidride carbonica che emettiamo
e annullare le emissioni.
Quindi, se l'idea della compensazione  sbagliata,
chiede Svante esiste un modo per compensare quello che facciamo
che non sia l'astenersi dal farlo?
No. Se voli, prima di tutto mandi un messaggio di mercato
inequivocabile alle compagnie aeree, che quindi continueranno
a fare quello che fanno, a comprare nuovi aerei e
costruire aeroporti. Ed  proprio quello che sta succedendo
in tutto il mondo. Le compagnie ordinano sempre pi apparecchi
di nuova fabbricazione e gli aeroporti si ingrandiscono.
Se voli non fai pressione sui politici perch scommettano
invece sui treni, come dovrebbero fare. Dall'altro
lato rilasci nell'atmosfera una quantit di anidride carbonica
che avr ripercussioni sul clima per migliaia di anni.
E quella non scompare perch compri i pannelli solari per
i villaggi poveri dell'India. Con questo non voglio dire che
non si debbano comprare o non si debbano piantare alberi
dove  utile farlo dal punto di vista ecologico, il che non significa
farlo dappertutto, perch il suolo, il rimboschimento
e le emissioni sono cose molto complicate, di cui sappiamo
ancora troppo poco. Ma non abbiamo bisogno di volare
o mangiare hamburger per farlo. Favorire la compensazione
climatica  come pagare dei poveri perch facciano la
dieta al nostro posto.

SCENA 84.

A microfoni spenti.

Dopo aver trascorso alcune ore dentro l'universit, andiamo
a mangiare in un giardino l vicino, accanto alla serra
tropicale. Roxy riceve finalmente la sua bella ciotola d'acqua,
che beve con avidit per via del caldo, prima di infilarsi
sotto il tavolo e accucciarsi. Ordiniamo un pranzo vegano,
mentre Greta conserva il suo contenitore di vetro con
la pasta e fagioli per il viaggio di ritorno.
Anche io mangio molto spesso la stessa cosa ogni giorno
dice Kevin a Greta. Vivo perlopi di broccoli e pane. Tutti
pensano che scherzi quando lo dico, ma  semplice e pratico.
E cos ora i broccoli e il pane mi piacciono moltissimo.
Greta risponde con un cenno e io immagino che Kevin
l'abbia detto un po' per scherzo e un po' come segno di empatia,
pi che per fare l'eccentrico.
Parliamo delle nostre estati a Lewes quando Greta era
piccola, e racconto delle mie memorie di bambina nel chiostro
di Whitby. Vestiamo i panni degli svedesi che parlano
inglese e, com' normale, diventiamo persone un po'
diverse da quelle che siamo quando parliamo in svedese.
Devi venire a Dalhalla diciamo, e Kevin si domanda
quanto disti da Uppsala. 200, 250 chilometri?
Ci puoi andare in bicicletta dice Isak in modo da farci
intendere che Kevin  un ottimo ciclista.
Kevin  il perfetto inglese: amabile e socievole come non
mai, divertente, aperto ed empatico.
Parliamo di amicizie che vengono messe a dura prova
quando lasciamo che la crisi climatica influisca sulla vita
delle persone cambiandola, ma Kevin dice che non ha mai
avuto problemi del genere.
Non mi arrabbio mai con i negazionisti o gli scettici
spiega. Neanche i politici o gli opinionisti mi irritano poi
molto. Quello che mi disturba sono gli altri ricercatori che
pi o meno consapevolmente distorcono i fatti scientifici
in modo da presentarli come meno allarmanti di quanto in
realt siano. Questo mi fa incazzare.
Quando si vede Kevin Anderson parlare su un palco, si
capisce che qualche volta si arrabbia, ma non lo d a vedere.
Ha piuttosto l'aria di una persona appassionata, obiettiva
e convinta. Quando si ascolta la sua voce si possono
certamente percepire tracce di rabbia, ma non d mai l'impressione
di essere alterato.
Ci sono persone prosegue, che pensano che noi ricercatori
non dovremmo dire le cose come stanno perch
 troppo "politico". Io sono convinto che sia proprio
il contrario. Sono quelli che scelgono di stare zitti che si
comportano come politici, poich il loro silenzio significa
che va tutto bene, ed  un messaggio davvero forte che
appoggia uno status quo e incoraggia ad andare avanti
come sempre. Molti ricercatori dicono anche che il nostro
messaggio non pu essere affrontato all'interno della politica
e del sistema economico attuale e per questo bisogna
adattarlo alla realt predominante nella societ. Ma
io dico ancora una volta che  sbagliato. Noi che ci impegniamo
nella ricerca sul clima siamo solo climatologi, il
nostro compito  quello di presentare fatti sul clima. Non
siamo esperti di politica o questioni sociali, il nostro mbito
quindi non deve permettere alla politica, o all'interrogativo
su come verranno accolti i nostri risultati, di rovinare
il nostro lavoro. Il nostro compito  di fare ricerca
e presentare i fatti.
Finiamo il nostro pranzo e mettiamo a posto i vassoi. Nella
foga di mangiare tre pezzi di pane avanzato Roxy rovescia
la ciotola dell'acqua. Per spiegare la riluttanza di molti
suoi colleghi ricercatori a parlare chiaro, Kevin Anderson
torna ancora una volta agli anni successivi all'intervento di
James Hansen al Congresso americano e alla prima conferenza
delle Nazioni Unite sul clima a Rio de Janeiro.
Penso che quando abbiamo iniziato a lavorare alla questione
dopo Rio 1992 c'era un grande ottimismo rispetto
a come avremmo potuto risolvere il problema, e lo spirito
positivo sopravvive ancora adesso. Allora l'ottimismo
era lecito. Poi gli anni sono passati e non  successo
niente, quindi il problema ovviamente si  ingrandito,
peggiorando sempre pi. Ma abbiamo ancora quell'ottimismo
che si percepiva all'inizio. Molti ricercatori sono
stati un po' come la rana nella pentola. Quando bisogna
saltarne fuori?
Ma qualcosa ha iniziato a cambiare? chiede Svante.
S, ora che i cambiamenti climatici accadono molto pi
rapidamente di quanto avessimo calcolato, vediamo sempre
pi ricercatori che decidono di aprire bocca. Ma succede
a piccoli passi e perlopi si sceglie ancora di addolcire
il messaggio e indorare la pillola quando si parla in pubblico.
Se per esempio ti fai una birra con un ricercatore o
un politico competente, ti diranno sempre quanto  grave
la situazione. Ma non appena hanno un microfono davanti
alla bocca si limitano a qualche ottimistico nonsense sui
cambiamenti climatici.
Lasciamo l'ombra dei meli e ci incamminiamo sotto il
sole cocente di Uppsala. Tornando all'universit chiediamo
a Kevin e Isak con quale frequenza la televisione e la
radio chiedono un loro intervento.
Sappiamo bene quali pretese ha l'emittente di Stato SVT
quando si tratta di programmi sul clima, ma vogliamo lo
stesso domandare se ha partecipato ad altro oltre a una specie
di documentario nel 2018. Abbiamo cercato anche noi di
proporre diverse idee per un programma, ma non c' stato
uno, tra i produttori televisivi pi celebri e di successo
della Svezia, che abbia mostrato interesse.
Abbiamo ascoltato il discorso di quest'estate di Johan
Rockstrm e sembrava ancora molto ottimista. Riusciremo
a sistemare tutto ha detto un responsabile della programmazione
quando ha rifiutato sei puntate di infotainment sul
clima e la sostenibilit.
Ma ormai  da tanto che uno dei principali climatologi
del mondo lavora ad Uppsala per diversi mesi all'anno. Di
certo la SVT o TV4 avranno sfruttato la possibilit di fare
qualcosa sul tema che preoccupa cos tanto gli svedesi...?
E invece no. Non  arrivata nessuna richiesta da parte
delle emittenti televisive. Comunque abbiamo visto
un notevole aumento di interesse da parte dei media da
quando  arrivato Kevin spiega Isak. Riceviamo spesso
richieste ed abbiamo collaborato molto con radio, giornali
e TV locali.
Va bene, ma quante volte Kevin ha partecipato a programmi
importanti come "Rapport" o "Aktuellt" o  apparso
al telegiornale di TV4?
Nemmeno una risponde Isak.
Quante volte gli  stato chiesto di partecipare a "Rapport",
"Aktuellt" o di apparire al telegiornale di TV4?
Nemmeno una ripete Isak.
Un'intervista sul "Dagens Nyheter" o sullo "Svenska
Dagbladet"?
Isak fa una piccola smorfia e scuote pi volte la testa prima
di ripetere per la terza volta la risposta.
Nemmeno una.
In viaggio con la nostra auto elettrica verso Stoccolma,
ci vengono in mente tutte le cose che abbiamo dimenticato
di chiedere.
Ma non importa, perch non  stato necessario porre
quelle domande.
Non si percepiscono rassegnazione, cupezza o malinconia
vicino a Kevin Anderson.
Solo una tranquilla, ottimistica e concreta energia.

SCENA 85.

Non  mai troppo tardi per fare tutto il possibile.

Par Holmgren.

Se si dovesse comprimere la storia della terra in un anno, la
rivoluzione industriale capiterebbe circa un secondo e mezzo
prima della mezzanotte. Di capodanno.
Durante questo periodo cos fuggevole dal punto di vista
storico siamo riusciti a provocare talmente tanti danni che
questo nostro disastro pu essere paragonato solo alle cinque
cosiddette estinzioni di massa che la terra ha gi vissuto.
Ma con una grande differenza: il tempo.
Fenomeni che senza l'intervento dell'uomo avvengono
in centinaia di migliaia o milioni di anni, noi possiamo farli
accadere nel giro di qualche settimana, semplicemente vivendo
come facciamo di solito.
Siamo gi nel mezzo di quella a cui spesso ci si riferisce
come la sesta estinzione di massa. E non  iniziata alla fine
del diciottesimo secolo: va avanti da migliaia di anni.
Molti credono che ci sia stato un tempo in cui l'essere
umano viveva in armonia con la natura, ma in realt non 
mai esistito un periodo del genere.
Le persone hanno vissuto in armonia con la natura. Ma mai
l'umanit. In qualunque parte della terra siamo apparsi,
abbiamo lasciato dietro di noi devastazione. Il legame tra il momento
dell'apparizione geografica dell'uomo e la cronologia
dell'estinzione di una quantit di specie animali - in primis
i grandi animali, la cosiddetta megafauna - parla chiaro.
Parla una lingua che possiamo smettere di usare. Se vogliamo.

SCENA 86.

Testamento di una sovrabbondanza storica per tutte le generazioni future.

Arriver un momento in cui non ci saremo pi.
Arriver un momento in cui i nostri figli, nipoti e pronipoti
non ci saranno pi.
Un momento in cui, nella migliore delle ipotesi, continueremo
a vivere su qualche albero genealogico, un hard
disc o qualche fotografia impolverata in cui nessuno riconosce
pi le persone.
Perch prima o poi cadremo tutti nel dimenticatoio, per
quanto importanti, odiati o amati possiamo essere stati.
 un pensiero difficile. E non diventa pi facile quando ci
si rende conto che alla fine non contano solo le nostre esperienze,
le buone azioni e la compassione. Perch  emerso
che quella sana e caritatevole educazione di base che  stata
impartita a quasi tutti noi ha tralasciato un piccolo dettaglio:
la nostra impronta ecologica.
Arriver infatti un momento in cui saremo tutti morti e
dimenticati, e l'unica cosa che rester di noi saranno quei
gas serra che pi o meno consapevolmente abbiamo immesso
nell'atmosfera.
Andando al lavoro.
Al supermercato.
A fare shopping.
O a Tokyo per una registrazione televisiva.
Alcuni di questi gas fluttueranno lass per migliaia di
anni.
Alcuni resteranno intrappolati negli alberi e nelle piante.
E forse alcuni verranno aspirati e seppelliti nel sostrato
roccioso grazie all'aiuto di qualche invenzione e qualche soluzione
logistica intelligente che nessuno ha ancora ideato.
Forse verr inventato anche un aspirapolvere per il mare,
un marchingegno magico che riesce a pulire i nostri oceani
da tutta l'anidride carbonica di cui sono impregnati. Ce ne
sar bisogno, perch il 40 per cento delle nostre emissioni
viene assorbito dal mare e causa un inaridimento che molti
considerano una minaccia ben pi grossa dell'effetto serra
negli strati alti dell'atmosfera.
Cos continueremo a vivere tutti, ma forse non nel modo
che avevamo immaginato.
Perch, con pochissime eccezioni, il ricordo di nessuno di
noi sopravvivr all'impronta ecologica che ci lasciamo dietro.
Se tutto questo sembra un po' pesante e disperato, ricorda
che forse c' solo bisogno di un grande idolo o di un influencer
per iniziare a ridipingere il quadro. Senza dubbio
si pu discutere il potere che hanno i personaggi famosi,
ma questa  la realt di adesso e non possiamo fare nulla
per cambiarla. Il vantaggio  che nel mondo sempre connesso
di oggi basta solo che un re, una superstar o il papa
decidano di impegnarsi in prima persona per la riduzione
delle emissioni, con tutto ci che questo comporta - e
cio il veganesimo, lo stop a tutto il traffico aereo e l'uso di
pannelli solari - perch questi cambiamenti possano essere
percepiti come pi realizzabili.
Nessuno pu cambiare il sistema da solo. Ma  sufficiente
una sola voce per innescare una reazione a catena che pu
mettere tutto in movimento, se  abbastanza forte.

SCENA 87.

Speranza.

La domanda : come vogliamo essere ricordati?
Noi che abbiamo vissuto nell'epoca delle fiamme.
Cosa ci lasceremo dietro?
Dal punto di vista della sostenibilit abbiamo fallito sotto
ogni aspetto.
Ma.
Possiamo cambiare tutto questo.
E molto velocemente, tra l'altro.
Abbiamo gi la possibilit di sistemare tutto, e non c'
nulla che noi uomini non riusciamo a fare, se vogliamo.
La speranza  davvero ovunque, ma  proprio questo ottimismo
che porta con s delle istanze.
Perch senza istanze la speranza suona vuota, ferma a
met strada verso il grande cambiamento necessario.
La mia speranza riconosce la nostra buona volont e la
nostra imperfezione.
La strada davanti a noi non  fatta di ostracismi o cacce alle
streghe, non prevede che ci si metta gli uni contro gli altri.
Il mio ottimismo esige azioni radicali.
Il mio ottimismo non parla di quello che gli altri faranno
o di quello che potremo riuscire a fare tra dieci anni,
perch tra dieci anni sar gi troppo tardi.
La mia speranza  qui e ora, e sono convinta che il politico
che decider di promuovere cambiamenti radicali rimarr
piacevolmente sorpreso, se  pronto a predicare bene
ed a razzolare ancora meglio.
I pi grandi leader dell'umanit, infatti, quelli che vengono
ricordati, hanno una cosa in comune: hanno scelto al
momento giusto di anteporre al presente il nostro futuro.
Adesso il nostro destino  nelle mani dei media, e non
potrebbe essere in mani migliori.
I media ovviamente conoscono gi la responsabilit che
grava sulle loro spalle. Sanno quali scelte redazionali sono
state fatte e come possono essere aggiustate. Sanno che la
posta in gioco  la loro attendibilit.
Ogni singola azione  parte di un movimento condiviso
che si rinforza ogni giorno di pi. In attesa degli esempi
da seguire, delle redazioni dei telegiornali e dei politici,
dobbiamo fare tutto il possibile.
E tutto l'impossibile.
Dobbiamo abbandonare la bussola e buttarci nell'ignoto.
Dobbiamo riprendere ad ascoltare tutto quello che abbiamo
smesso di ascoltare.
Dobbiamo andare molto lontano e allo stesso tempo mettere
un cartello di benvenuto sulla porta che lasciamo aperta
dietro di noi.
Tutti sono benvenuti.
Serve tutto, servono tutti.

SCENA 88.

Tutti i dinosauri avevano l'ADHD.

Sono davvero stanca della nostra storia.
Ma ora siamo qui a raccontare tutto ancora una volta.
Parla Svante. Parlo io. Discutiamo con calma perch le
ragazze sono nella stanza con noi.
Greta sta esaminando un cubo e altri giochi pedagogici
a forma di triangolo sul tavolo della sala visite.
Beata si agita e d segni di insofferenza.
Vuole andare a casa a ballare.  stufa quanto me del BUP.
Quando abbiamo finito, dopo che le ragazze sono uscite,
il medico sospira scuotendo la testa.
Santo cielo, dice avete davvero bisogno di aiuto.
Sorridiamo tutti e tre. Chi non lo farebbe?
Facciamo tutti del nostro meglio. E spesso anche qualcosa
di pi.
Proprio come la maggior parte delle altre persone;
persone che, dal loro punto di vista, vogliono fare qualcosa
di buono.
Andiamo tutti insieme a casa lungo la Fleminggatan.
 estate. Gli uccelli cantano tra gli alberi e qualche nuvola
estiva si sfilaccia, quasi a disegnare un arcipelago nel cielo.
Un aereo ha tracciato una linea all'orizzonte.
Non c' bisogno d'altro.
Svante ha promesso a Greta di andare in un negozio di
fai da te per prendere delle assi di scarto da dipingere di
bianco con cui fare un cartello. Ci sar scritto Sciopero scolastico
per il clima, Greta l'ha deciso gi da tempo. E anche
se Svante e io intuiamo a quali enormi rischi si esporr
- noi per primi vorremmo che abbandonasse l'idea -, la
sosteniamo comunque. Non siamo proprio entusiasti, ecco.
Perch, malgrado l'inizio della scuola si avvicini sempre
pi, lei non mostra il minimo segno di voler abbandonare
l'idea. Anzi. Vediamo che sta bene quando realizza i suoi
progetti, meglio di quanto sia mai stata in tanti anni.
Meglio che mai, in effetti.
In uno dei negozi della Vstermalmsgallerian troneggia
il grosso pupazzo di un dinosauro verde. Quando ci passiamo
accanto, appariamo nel riflesso della vetrina. Beata,
Greta, Svante, il dinosauro e io.
Non avessimo avuto cos tanti problemi, sindromi compulsive,
disturbi dell'alimentazione e se Svante non dovesse
andare a fare pip cos spesso, ci saremmo fermati per
fare una foto.
Sarebbe stata una perfetta transizione verso una prospettiva
geologica pi grande.
Ma le cose stanno come stanno.
Mi domando se i dinosauri soffrissero di ADHD dice
Svante.
Certo risponde Beata. Avevano la sindrome di
Asperger, il disturbo ossessivo-compulsivo, quello oppositivo
provocatorio e l'ADHD come me.  per questo che si
sono estinti. Avevano troppi pensieri in testa e non riuscivano
a concentrarsi, e quindi hanno sclerato per via dei rumori
molesti.

SCENA 89.

Crescita illimitata su un pianeta limitato.

I dinosauri hanno abitato la terra per 200 milioni di anni:
un periodo breve, se consideriamo i 4,6 miliardi di vita del
nostro pianeta.
Noi uomini esistiamo solo da 200000 anni. Ma siamo gi
riusciti a creare peluche a forma di rettili che sono morti pi
di 60 milioni di anni fa; peluche che produciamo in enormi
quantit in Cina, spediamo in rutto il mondo e vendiamo
a chiunque se lo possa permettere.
E non tutti possono.
Ma tantissime persone s, e siccome continuiamo ad aumentare
ogni giorno, c' bisogno di risorse.
Per le risorse non aumentano.
C' un limite a quello che possiamo ricavare ogni anno
da un globo terrestre di seconda mano in buono stato.
Una delle risorse si sta esaurendo alla velocit della luce,
e i dinosauri nei negozi di giocattoli sono in parte colpevoli.
Tutti noi siamo in parte colpevoli.
Ovviamente non tutti allo stesso modo.
Il 10 per cento delle persone pi ricche del pianeta  responsabile
di met di tutte le emissioni di gas serra che stanno
rovinando una delle nostre pi importanti risorse naturali,
e cio un'atmosfera equilibrata e adatta a noi.
Con il tasso attuale di emissioni, questa risorsa naturale
finir presto e il fatto che cos pochi di noi ne siano consapevoli
 uno dei fallimenti pi grandi dell'Homo sapiens.
Ma come potevamo saperlo?
Ci troviamo proprio adesso nel bel mezzo di una crisi
che non  mai stata affrontata come tale.
La met povera della popolazione mondiale  responsabile
solo del 10 per cento delle emissioni globali complessive
di anidride carbonica, e se vogliamo trovare degli esempi
da seguire, dobbiamo andare proprio l, e non tra le persone
famose come me, o tra le star di Hollywood e gli ex politici
americani che in un anno trascorrono pi ore a bordo
di un aereo di un pilota di caccia.
Il climatologo Kevin Anderson dice che se il 10 per cento
delle persone pi ricche del mondo abbassasse le proprie
emissioni alla media vigente nell'Unione Europea, quelle
globali scenderebbero del 30 per cento. Questo, e molti altri
rapidi provvedimenti, potrebbero concederci un po' di
tempo.

SCENA 90.

Da capo, ancora una volta.

Una sera tardi, quando l'appartamento  immerso nel buio,
il mio telefono emette un bip. Greta, Svante e i cani dormono
gi da un po'.  Beata che mi manda un sms dalla sua
camera, al piano superiore.
Questa mi calza a pennello scrive.
Mi ha inviato un link di YouTube e lo Screenshot di un
sito internet. C' scritto Misophonia. Misofonia.
Ho cercato la diagnosi dice. Descrive esattamente
come ci si sente.
Leggo.
Faccio scorrere la pagina e vado avanti. Che cos'? Un
altro vicolo cieco? Un altro binario morto creato da chi approfitta
delle malattie altrui per guadagnare?
No.
La misofonia esiste davvero. Ne hanno scritto il New
York Times, il Sydsvenska Dagbladet e molti altri giornali,
e tutto rientra nel profilo di Beata.
Proprio tutto.
La misofonia  una sindrome neurologica che comporta
enormi fastidi di fronte a suoni specifici. Suoni ordinari,
come per esempio il respiro, il masticamento, i sussurri
o le posate che grattano sulla porcellana.
Ognuno ovviamente ha forti reazioni a diversi rumori
specifici. Ma in una persona affetta da misofonia il cosiddetto
suono scatenante d spesso origine a disturbi tali
che non si riesce a resistere in determinati contesti. Le reazioni
pi comuni sono la rabbia e l'ira.
Beata, per esempio, ha detto tante volte che non riesce a
concentrarsi se sente qualcuno che sussurra.
Non si riesce a controllare le proprie reazioni. Quando
si  seduti vicino a qualcuno che tira su col naso non c'
niente da fare, ci si arrabbia e basta.
La misofonia  un concetto nuovo, ma esiste, con tanto
di ricerche e tutto il resto.
Uno studio dell'Universit di Amsterdam propone che
venga inserita subito tra le nuove diagnosi, perch le persone
che ne soffrono hanno un chiaro ed evidente handicap
che non riescono a controllare da soli.
In un'ampia ricerca condotta nel 2017 dall'Universit di
Newcastle si legge che la misofonia  una disabilit devastante
per chi ce l'ha e le rispettive famiglie, e ancora non
ne conosciamo i meccanismi intrinseci.
Esistono delle relazioni con l'ADHD e i disturbi dello spettro
autistico, e anche con lo stress.
Eppure non l'avevo mai sentita nominare, nonostante le
migliaia di pagine che ho letto, nonostante tutti gli incontri
e i colloqui.
La consapevolezza riguardo alla misofonia ricorda come
veniva visto l'ADHD solo una ventina d'anni fa scrive uno
psicologo e autore americano.
I rimedi ci sono, adattarsi  possibile.
Ma ad oggi non ci sono mappe per orientarsi,  un territorio
inesplorato.
E cos si ricomincia da capo. Ancora una volta.

SCENA 91.

Valvole di sicurezza.

C' cos tanto che non sappiamo. Molti dicono che l'uomo
ha gi compreso la portata della crisi climatica e della sostenibilit.
Che la supereremo.
Ma non  vero.
Una maggioranza decisiva della popolazione mondiale
non ha la minima idea di cosa implichi davvero la crisi
climatica.
Ed  proprio l, nella consapevolezza, che sta tutta la speranza
di cui abbiamo bisogno.
E se avessimo saputo?
Se fossimo stati del tutto consapevoli mentre facevamo
qualcosa di pericoloso?
Se oggi continuassimo a fare quello che facciamo pur comprendendo
appieno le conseguenze della catastrofe ecologica
che ci lasciamo dietro?
Come se l'uomo fosse volutamente cattivo?
 impensabile.
E se la soglia del dolore dell'umanit fosse stata un po'
pi alta?
Se avessimo potuto continuare a vivere come facciamo,
senza che tanti di noi avessero iniziato a stare male e cadere
lungo il percorso?
Allora sarebbe stato troppo tardi.
Allora tutte le ingiustizie sociali, le oppressioni, le malattie
psichiche e l'esaurimento sarebbero stati inutili.
Ma non  cos.
Ci sono tantissime valvole di sicurezza, e questa  una.
Dice che c' ancora tempo.
Dice che esiste un sistema politico che ci d la possibilit
di riparare quello che si  rotto e creare qualcosa di giusto,
nuovo e migliore. Dice che c' uno strumento, e questo
strumento  l'istruzione.
La crisi climatica  un sintomo tra tanti in un mondo non
sostenibile.
Un sintomo grave.
La crisi della sostenibilit  allo stesso tempo una scelta.
C' quindi la possibilit di sistemare tutto.
Ed  l che sta la nostra speranza.

SCENA 92.

 ora di andare in scena.

Ritengo che la vita sia una cosa seria. E penso che dobbiamo
fare le nostre considerazioni.
Di tutte le persone che hanno abitato questo pianeta, solo
il 7 per cento vive oggi.
Siamo noi.
Siamo una famiglia. Siamo parte di un tutto che si estende
all'indietro e in avanti nel tempo e sta a noi, questo 7 per
cento, assicurarci il nostro futuro.
 il nostro compito storico, e abbiamo bisogno l'uno
dell'altro.
Adesso pi che mai.
Abbiamo bisogno della tecnologia. Abbiamo bisogno di
agricoltura e arboricoltura sostenibili. Abbiamo bisogno di
aziende, economisti, politici, giornalisti e ricercatori, abbiamo
bisogno della nostra fantastica capacit di adattamento
e cambiamento.
Ma pi di tutto abbiamo bisogno di riaffermare la nostra
buona volont.
Abbiamo gi la soluzione per la crisi climatica. Sappiamo
esattamente cosa dobbiamo fare.
L'unica cosa che manca  che ci decidiamo.
Economia o ecologia?
Dobbiamo scegliere.
Almeno finch non ci troveremo al sicuro.
 assurdo che le nostre sfide puramente esistenziali vengano
ancora ridotte a politica di partito. Deve essere scontato
che  necessario salvaguardare le risorse esauribili che
permettono la vita in futuro. Proprio come  evidente che
la strada per andare avanti a volte prevede di fare dei passi
indietro.
Altrettanto scontate dovrebbero essere la giustizia e l'uguaglianza
tra gli uomini, proprio come i partiti sostengono
che siano.
Ma non  cos.
Anzi.
 proprio per questo motivo che non ci sono questioni
pi politiche di queste.
 un tutt'uno.
 la stessa cosa.
Perch quando l'anidride carbonica emessa da una societ
da sempre maschilista raggiunger la parte pi alta
dell'atmosfera, e nel vero senso della parola sfonder il limite,
quando la regola che tutto debba essere pi grande
e pi veloce si contrapporr alla nostra comune sopravvivenza,
allora ci si presenter un mondo nuovo, e quel mondo
non  mai stato pi vicino di cos.
O pi lontano.
Un mondo moderato.
Un mondo in cui una ragazzina con un account Instagram
e l'immagine di un orso polare come foto del profilo
pu essere una sostenitrice tanto efficace della sicurezza
comune quanto possono esserlo tutti gli eserciti del mondo
messi insieme.
I nostri limiti fanno dei lenti passi in avanti. L'infinito
recupera i suoi contorni. Non tutto  possibile, ed  giusto
cos. Perch nella moderazione si trova una libert diversa,
ben pi grande.
La battaglia per l'ambiente  il movimento femminista
pi grande del mondo. Non perch in qualche modo escluda
gli uomini, ma perch sfida quelle strutture e quei valori
che hanno creato la crisi in cui ci troviamo.
La Madre Terra  pronta dietro le quinte.
Il sipario si alzer da un momento all'altro.
Dobbiamo iniziare a parlare di come stiamo.
Perch adesso sta a noi.
Siamo noi contro l'oscurit.
Di bocca in bocca, di citt in citt, di paese in paese.
Organizzatevi.
Agite.
Prendete l'iniziativa.
 ora di andare in scena.
...
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Ringraziamo per l'aiuto, l'energia e l'ispirazione Anita e Janne von Berens, Anna Melin, Camilla Berntsdotter Lindblom, Hanna Askered e Lara Med Djur, Bjrn Meder, Jiang Millington e Barn i Behov, Pr Holmgren, Nils Erik Svedlund e Stockholms Center fr tstrningar, Svenny Kopp, Kevin Anderson, Isak Stoddard, il personale del BUP Kungsholmen, Magdalena Mattson, Kerstin Averno, Fredrik Kempe, Lina Martinsson, Helen Sjholm e David Granditsky, Jenny Stiernstedt, Hundar Utan Hem, Leif Blixten Henriksson, Perniila Thagaard, Stefan Sundstrm, Mrten Aglander, Jonas Gardell e Mark Levengood, Mina Dennert, Mats Bergstrm, Janne Bengtsson, Petronella Nettermalm, Sten Collander, Ola Ilstedt, Stina Wollter, Anders Wijkman, zz Njen, Fredrik Marcus, Karin af Klintberg, Johan Ehrenberg, Alexandra Pascalidou, Staffan Lindberg, Bjrn Ferry, Heidi Andersson, Maja Hellsing, Jeanette Andersson, Mattias Goldman, Helle Klein, Nisse Landgren, Vicky von der Lancken, Kent Wisti, Anna Takanen, Cecilia Ekebjr, Rosanna Endre e Greenpeace Sverige, il personale di Oatly Sverige, Martin Hedberg, Malin Trnstrm, Hanna Friman, Christoffer Hrneil, Susanna Jankovic, Tomas Trnkvist, Frida Boisen, Carl Schlyter, Rebecka Le Moine, Svenska Strkensemblen, Oskar Johansson, Anders Amrn, Peter Edding, Helena Lex Norling, Djurens Rtt, Vi Star Inte Ut, WWF Sverige, Naturskyddsfreningen e le nostre famiglie. Un ringraziamento speciale a Jonas Axelsson, Annie Murphy e a tutte le persone della Polaris Frlag.
...
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...
FINE.